Il tasso reale di affollamento ha raggiunto il 139,7%. A Lucca, San Vittore e Latina i detenuti superano di oltre due volte i posti disponibili. Antigone denuncia caldo estremo, carenza d’acqua, 38 suicidi in sette mesi e misure alternative in calo
In carcere è «emergenza umanitaria strutturale, aggravata dalle ondate di caldo di quest’estate», con le celle che scoppiano e le finestre schermate che impediscono anche il passaggio d’aria, con la cronica carenza di ventilatori, preclusi all’acquisto per centinaia di detenuti indigenti costretti a stare in camere che diventano veri e propri forni.
Come se non bastasse, la direttiva del Dap del 23 aprile scorso ha vietato i frigoriferi nelle celle e nei corridoi, limitandone l’uso agli spazi comuni, e questo impedisce ai detenuti di avere accesso autonomo all’acqua fresca, soprattutto nelle ore notturne. Il rapporto di metà anno 2026 dell’Associazione Antigone disegna un quadro da girone infernale della vita dietro le sbarre, con punte di sovraffollamento sconcertanti.
LEGGI De Lucia: «I boss comandano dal carcere, hanno lo smartphone appena entrano»
Sovraffollamento ai massimi
Al 28 luglio, i detenuti raggiungono quota 64.741, a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Una situazione sempre più fuori controllo, soprattutto in Puglia, Molise, Basilicata e Lombardia: gli spazi vitali rievocano immagini che non si vedevano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. Nelle 72 visite effettuate dall’associazione negli ultimi dodici mesi, è emerso che nel 44% dei penitenziari ci sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona: un quadro aggravato, secondo il presidente di Antigone Patrizio Gonnella, da un approccio dell’esecutivo basato su «un populismo penale e logiche emergenziali, che ha moltiplicato i reati e inasprito le pene, ignorando le cause strutturali della crisi».
Caldo, solitudine e suicidi
Durante il periodo estivo, poi, con il blocco dell’anno scolastico e il rallentamento di molte attività di volontariato, i detenuti sono sempre più soli in un’apatia generalizzata che è anche un vettore per i suicidi. Nei primi sette mesi del 2026, almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. La vittima più giovane è stata una ragazza di appena 21 anni a Trento, il più anziano un uomo di 73 anni a Padova. Il 50% dei suicidi riguarda detenuti stranieri ed anche l’autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 atti commessi ogni 100 detenuti. Nel 2026, il 9,3% dei ristretti ha diagnosi psichiatriche gravi, con una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. A fronte di questo numero, il 20,5% fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi e il 46% ricorre a sedativi o ipnotici.
LEGGI Tutti gli articoli di Valentina Marsella
Le carceri più affollate
È davvero quasi impossibile trovare punti di luce nelle pieghe di un rapporto che evidenzia come sia la Puglia a guidare il triste primato con un tasso del 180,4%, seguita da Molise (165,9%), Basilicata (162,5%) e Lombardia (157,9%). In ben sei istituti penitenziari i detenuti sono più del doppio dei posti disponibili, con picchi allarmanti a Lucca (256,8%), Milano San Vittore (223,6%) e Latina (220,8%). E nei mesi estivi, si spiega, la vita in carcere si trasforma in un’esperienza al limite della sopravvivenza. Oltre il 60% della popolazione dietro le sbarre è sottoposta al regime di «custodia chiusa», trascorrendo la maggior parte della giornata in celle sovraffollate con temperature che superano i 40 gradi.
Reclami e condizioni igieniche
A testimoniare questa condizione vi sono i numeri dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025, il 12% in più del 2024. A queste condizioni si sommano carenze igienico-sanitarie indegne: infestazioni di cimici da letto a Venezia, Monza e Pisa e pochissima acqua, come nel caso del carcere di Milano Opera, dove il servizio idrico è stato interrotto per un guasto, costringendo all’uso di bottiglie d’acqua della Croce Rossa.
Di fronte a questa emergenza la politica, secondo Antigone, resta immobile: «Al di là di alcuni annunci di concreto non si è registrato nulla – si legge nella nota dell’associazione –. Il piano di edilizia penitenziaria, partito nel 2025, avrebbe dovuto dotare il Paese di 10mila nuovi posti entro la fine del 2027. Dopo oltre un anno e mezzo sappiamo di per certo, invece, che i posti disponibili sono addirittura diminuiti di 424 unità».
Le misure contestate da Antigone
Antigone ricorda poi la recente approvazione di un provvedimento che riguarda i detenuti con dipendenza: il ministro della Giustizia ha parlato di «10mila persone che potranno uscire». Tuttavia, al di là dei paletti previsti dalla legge e della mancanza di disponibilità di tanti posti nelle comunità accreditate, si prevede una copertura finanziaria annuale per un massimo di 600 persone.
E ancora, sottolinea il presidente Gonnella, le «promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state completamente disattese: non solo non è uscito nessuno grazie a queste task force propagandistiche, ma nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono addirittura calate del 7%. Le uniche misure effettive riscontrate si traducono in soluzioni illegittime, come il surreale invito (poi ritirato) del Provveditorato della Toscana a superare le capienze regolamentari aggiungendo persino materassi a terra pur di assorbire i trasferimenti dal carcere di Sollicciano, recentemente sequestrato per condizioni inumane».
































