22 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Apr, 2026

Magistrati, nasce il nuovo comitato. Tamburrino: «Voce a chi vuole le riforme»

Marco Tamburrino, giudice del Tribunale di Trento, presiede il nuovo comitato dei Magistrati per il Sì a una nuova giustizia. L’obiettivo è spingere le riforme, incluse quella del Csm e della separazione delle carriere, nonostante il ko al referendum


Sebbene si sia concluso con la vittoria del No, il referendum sulla riforma della giustizia ha restituito un dato meritevole di riflessione. Almeno 13 milioni di italiani non nutrono più una fiducia incondizionata nella magistratura, tanto da ritenere quella per la giustizia giusta la madre di tutte le battaglie. Una consapevolezza, quest’ultima, che anima i fondatori del comitato “Magistrati del Sì per una nuova giustizia”, nato con un duplice obiettivo: restituire credibilità alla categoria e promuovere, a Costituzione invariata e attraverso leggi ordinarie, le riforme di cui il sistema necessita. A presiedere il comitato, del quale fanno parte magistrati che non sono iscritti a correnti e che nei mesi scorsi si sono schierati a favore
della riforma, è Marco Tamburrino, giudice del Tribunale di Trento.

Presidente, da dove nasce questo comitato?

«Alcuni magistrati schieratisi per il Sì alla riforma della giustizia hanno ritenuto di continuare a sostenere quelle idee. Anche perché circa il 46% degli italiani ha dimostrato, col proprio voto, di ritenere indispensabili riforme finalizzate a garantire una giustizia giusta. Quegli stessi magistrati, inoltre, hanno ritenuto di dover dare voce a chi, non essendo iscritto ad alcuna corrente, non ne ha all’interno del Csm».

Quindi il comitato è alternativo all’Anm?

«No. Il comitato non è un sindacato e non si contrappone all’Anm, ma si limita a riunire e dare voce a chi intende proporre riforme volte a garantire una giustizia più giusta su diversi fronti: dall’organizzazione e dal funzionamento del Csm al processo penale, passando per il procedimento disciplinare a carico dei magistrati. Ciò non esclude, qualora le adesioni dovessero essere massicce, che il comitato possa porsi come ulteriore forza sindacale. Per il momento, però, siamo solo all’inizio di un percorso con molte idee volte a migliorare il sistema giustizia, cercando di arrivare a un cambiamento vero, che garantisca tutti i magistrati e i cittadini fruitori del nostro servizio. D’altronde, a nostro avviso, non ci sono stati mutamenti rilevanti rispetto a certe storture note alla cronaca, su cui si è ampiamente dibattuto durante la campagna referendaria».

Intanto gli elettori hanno respinto il riassetto della giustizia proposto dal governo Meloni: proporre ancora riforme non rischia di essere un tentativo velleitario?

«No, perché – ripeto – c’è un 46% degli italiani convinto che la giustizia debba essere riformata. E le riforme, a dispetto del messaggio che sembra essere passato con la vittoria del No al referendum, si possono e si devono fare dialogando. Perciò il
nostro comitato, che ha le idee ben chiare, intende contribuire alle necessarie riforme della giustizia dialogando con le forze politiche e con l’Anm».

Le prime idee di cui ha parlato sono la riforma del Csm, anch’essa bocciata dall’elettorato, e un intervento sulle correnti. Quali sono le vostre proposte?

«Una premessa: nessuno vuole sopprimere le correnti che rientrano nella libertà di associazione sancita dall’articolo 18 della Costituzione e forniscono un legittimo contributo al dibattito all’interno del Csm. Non possiamo dimenticare, però, la necessità di dare voce anche a chi alle correnti non è iscritto e intende intervenire nelle questioni trattate dal Csm».

Quindi?

«Per quanto riguarda il Csm, proponiamo di introdurre al suo interno sezioni separate per pm e giudici e un sistema elettorale basato sul sorteggio temperato. In più, riteniamo necessario prevedere l’assegnazione degli incarichi affidati ai magistrati per una durata non superiore a quattro anni e stabilire che l’immunità dei consiglieri non si estenda anche ai reati contro la pubblica amministrazione».

E per le correnti?

«Se l’obiettivo è quello di rendere quanto più trasparente possibile la loro azione all’interno del Csm, allora le correnti dovranno rendere noti i loro soci, i finanziamenti ricevuti e le finalità della loro attività».

Proprio il gioco delle correnti ha depotenziato il procedimento disciplinare a carico dei magistrati: come si dovrebbe intervenire?

«Innanzitutto prevedendo l’iscrizione obbligatoria degli esposti contro i magistrati. E poi rendendo parimenti obbligatoria l’indicazione, nei provvedimenti di archiviazione e nelle sentenze emesse dalla sezione disciplinare, delle ragioni per le quali ci si discosta dal precedente contrario. Infine sarebbe il caso di prevedere, contro i provvedimenti disciplinari, un grado di appello nel merito da aggiungere al vaglio di legittimità operato dalla Cassazione. Tutto ciò per garantire non solo il cittadino e il magistrato, ma anche e soprattutto il valore della trasparenza».

Resta la separazione delle carriere…

«A dispetto del risultato referendario, continuiamo a ritenerla indispensabile per dare piena attuazione al processo accusatorio introdotto col codice Vassalli. Anche perché il pericolo che, per questa strada, il pm si ritrovi assoggettato
al potere esecutivo è del tutto infondato».

Lo scontro sulla riforma è stato particolarmente acceso: ritenete che adesso ci sia margine per un dialogo più disteso e produttivo sulle riforme di cui la giustizia necessita?

«Ce lo auguriamo perché, in un Paese democratico, tutte le idee hanno diritto di cittadinanza. Non a caso abbiamo aperto il nostro comitato anche alla società civile, convinti del fatto che non solo gli addetti ai lavori ma anche i comuni cittadini – che sono pur sempre i fruitori del servizio giustizia – abbiano il diritto di segnalare problemi e proporre soluzioni».

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