L’Istat segnala nel primi tre mesi una crescita di 67mila occupati sul trimestre precedente. Sale il costo del lavoro, bene donne e over 50
L’occupazione aumenta, cresce anche il costo del lavoro, la disoccupazione continua a scendere e il Sud tira la volata. Premiate le donne e gli over 50, mentre restano in difficoltà le fasce tra i 15 e 34 anni.
I numeri forniti dall’Istat sono da interpretare con attenzione. Soprattutto in riferimento ai periodi di calcolo e alle posizioni. Nel primo trimestre l’incremento in ore di lavoro è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1% nei confronti del primo trimestre 2025.
Gli occupati hanno raggiunto quota 24 milioni 207 mila (+67 mila, +0,3% sul quarto trimestre 2025). Le migliori performance le hanno messe a segno i lavoratori a tempo determinato e in particolar modo gli autonomi con 72mila unità, mentre i dipendenti stabili hanno perso 13mila unità (-0,3%). Il tasso di occupazione è salito al 62,7% (+0,2 punti in tre mesi), quello di disoccupazione è sceso al 5,3% (-0,4 punti) e ci sono più inattivi. Sull’anno però la crescita è rallentata: il maggior numero di occupati (50mila) si deve agli autonomi, mentre flettono i dipendenti a tempo determinato e indeterminato.
Giù il tasso di disoccupazione e il numero degli inattivi
Il dato provvisorio di aprile conferma comunque la diminuzione dei tassi di disoccupazione, ma indica anche il calo di inattivi. Anche sul fronte delle imprese si segnalano aumenti, in particolare degli addetti a tempo pieno. Si riducono invece i lavoratori in somministrazione, sia sul trimestre precedente che sull’anno.
Le ore lavorate per dipendente diminuiscono in termini congiunturali (-0,3%) e aumentano in termini tendenziali (+0,1%); rispetto al primo trimestre 2025, e frena il ricorso alla cassa integrazione.
In rialzo il costo del lavoro che sul trimestre precedente segna un +1,2% e +3% su base annua trainato sia dalle retribuzioni che dai contributi sociali.
I numeri sotto la lente di maggioranza e opposizione
Le valutazioni del quadro fornito dall’Istat sono contrastanti. La maggioranza plaude ai risultati positivi. Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, con delega al Sud, Luigi Sbarra, evidenzia la fase favorevole del mercato del lavoro nel Mezzogiorno. Parla di massimi storici del tasso di occupazione sul 2025 con una dinamica particolarmente positiva per le donne con un incremento di 0,9 punti, superiore a quello registrato nelle altre aree del Paese. Secondo Sbarra gli strumenti messi in campo dal governo Meloni stanno dando risultati concreti che si potranno consolidare con il Decreto Lavoro che mette in campo 900 milioni «per incentivare l’occupazione stabile e di qualità. Per la prima volta, gli incentivi sono riservati esclusivamente alle imprese che applicano il salario giusto, nel pieno rispetto dei trattamenti economici previsti dai contratti collettivi comparativamente più rappresentativi».
Di opinione opposta il Pd che per bocca del capogruppo in Commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, evidenzia «nell’ultimo trimestre un tonfo dei contratti a tempo indeterminato oltre che una crescita dei lavoratori inattivi. È la trappola che è stata costruita in questi anni: quel calo degli stabili è legato all’assenza di qualsiasi politica industriale ma anche dell’aumento a dismisura degli istituti della precarietà.
Il lavoro minorile: la denuncia dell’Unicef
Dati che fanno il paio con il raddoppio del lavoro minorile in 5 anni come denuncia Unicef. Il paese in Europa dove cresce di più. Un dato che oltre a preoccupare dovrebbe indignare. Soprattutto chi governa». In linea la Uil che denuncia «un mercato del lavoro precario che lascia indietro giovani, donne e Sud».






























