Dal 10 al 12 novembre all’Università di Salerno il convegno con oltre 40 studiosi: al centro il ruolo delle popolazioni meridionali nel Risorgimento e la rilettura del 1860
Come si cambia uno Stato? Come si fa una rivoluzione dal basso? Sono le domande al centro del convegno «Cambio di regime e rivoluzione nel 1860. Istituzioni, territori, protagonisti. Cantieri di ricerca sul Risorgimento», in programma dal 10 al 12 novembre 2026 all’Università degli Studi di Salerno. Promossa dal Dipartimento di Studi Umanistici, l’iniziativa riunisce oltre quaranta studiosi provenienti da università, Archivi di Stato, istituti di ricerca e società di storia patria.
Il comitato
L’incontro nasce dal lavoro di un gruppo di specialisti che da tempo indaga il 1860 meridionale, condividendo un approccio fondato sul confronto tra ricerca storica e documentazione archivistica. Il convegno si propone come un «cantiere» di lavoro condiviso: un’occasione per mettere a confronto ricerche in corso, discutere interpretazioni e verificare ipotesi sulla base di fonti di diversa natura conservate in decine di istituti. Il comitato scientifico, costituito su iniziativa di Carmine Pinto e coordinato da chi scrive, riunisce studiosi delle università di Salerno (Anna Claudia Lucarella, Antonio Buttiglione), Basilicata (Paolo Conte), Teramo (Daniele Di Bartolomeo) e Messina (Ugo Muraca) e di istituzioni come l’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano (Rosanna Giudice, Hernán Rodríguez-Vargas), la Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino (Irene Polimeni) e la Società Siracusana di Storia Patria (Salvatore Santuccio).
Il mito del 1860
Il punto di partenza è una constatazione storiografica: il 1860 è uno degli anni più studiati della storia italiana, ma anche tra i più monumentalizzati. Esaltato dopo il Risorgimento, quel passaggio è entrato nell’epica della fondazione dello Stato nazionale: la spedizione dei Mille, i plebisciti, la politica di Cavour e la resistenza borbonica hanno alimentato una vasta produzione letteraria, artistica e scientifica. Proprio la centralità di quegli eventi ne ha fatto un terreno permanente di critica culturale e di controversia, spesso segnato, nel dibattito pubblico, da letture contrapposte e interpretazioni consolidate.
Un nuovo approccio di ricerca
Il gruppo di ricerca si pone una domanda storiografica nuova: come si cambia un regime politico durante una rivoluzione? Il convegno vuole riportare la discussione sul terreno della ricerca storica, osservando il 1860 più che come mito fondativo, come problema storico concreto. Al centro ci saranno tanto i grandi eventi quanto i processi attraverso i quali il cambio di regime prese forma nelle diverse realtà del Mezzogiorno. Quali forze e interessi entrarono in gioco, e quali conflitti e opposizioni attraversarono le comunità locali? Come agirono i gruppi dirigenti in Sicilia e nelle province continentali? Come si trasformò concretamente il potere, dal livello centrale alle amministrazioni locali, e quali istituzioni furono sostituite o sopravvissero?
Sono interrogativi che toccano le modalità del passaggio dal vecchio al nuovo regime e il ruolo delle popolazioni meridionali nella fondazione dello Stato unitario. L’obiettivo è tenere insieme riflessione storiografica e indagine sulle fonti, verificando le interpretazioni attraverso il lavoro archivistico e, dove possibile, l’analisi quantitativa.
Le direttrici
I lavori si svilupperanno lungo due direttrici principali. La prima riguarda il cambio di regime come processo amministrativo, istituzionale e politico: la trasformazione dei governi municipali e delle intendenze, il ricambio di magistrati, funzionari e amministratori, il superamento o la riorganizzazione degli apparati di polizia e il loro avvicendamento con la Guardia nazionale, la ridefinizione dei gruppi dirigenti. A questi temi si affiancano lo scontro tra gli attori della rivoluzione e i sostenitori del vecchio ordine, nonché i rapporti con le istituzioni sociali e religiose.
La seconda direttrice è dedicata alla violenza politica, considerata sia come manifestazione del conflitto sia come una delle pratiche attraverso cui si costruirono e si consolidarono i nuovi rapporti di potere. L’attenzione si concentrerà sulle operazioni degli eserciti, sulle dinamiche insurrezionali, sul controllo del territorio e sulle tensioni sociali. Il confronto tra la Sicilia e le province napoletane, così come quello tra la fase costituzionale e la successiva fase rivoluzionaria, attraverserà entrambe le aree di ricerca.
La costruzione dello Stato unitario
Il convegno punta a restituire la complessità del 1860 osservando il Mezzogiorno come un laboratorio della costruzione statale. La posta in gioco è rileggere quel passaggio oltre le rappresentazioni consolidate: capire come cambiò lo Stato significa guardare non solo a chi conquistò il potere, ma a come furono trasformate le istituzioni, a quali gruppi riuscirono a definirne il nuovo corso e a quali conflitti accompagnarono la nascita dell’Italia unita. È in questa dimensione, fatta di archivi, territori e protagonisti, che il convegno colloca la rivoluzione del 1860.






























