29 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

29 Ago, 2026

Litigio Bonaccini-Meloni: per chi vota l’elettore ignorante?

Il litigio tra Giorgia Meloni e Stefano Bonaccini riapre il dibattito sulla capacità della sinistra di vincere le elezioni e sulla presunta maggiore cultura dei suoi elettori


Il litigio tra Meloni e Bonaccini – non proprio eccelso, ma il cuoco i piatti li fa con quello che trova in cucina – solleva due questioni strettamente collegate: la vocazione alla sconfitta elettorale della sinistra e l’incultura conclamata di chi vota a destra. Partiamo dalla prima: perché la sinistra, in Italia e non solo, da qualche decennio sembra condannata a perdere le elezioni? C’è un fuoco d’artificio di teorie e ipotesi. La più accreditata è quella riproposta da Meloni: chi pensa ai piccoli artigiani, agli operai, alle periferie, se non noi, visto che voi siete diventati il partito della ZTL? Può darsi. Ma è molto opinabile.

La sinistra ha già stravinto

La sinistra, in Italia e nel resto del continente, non vince più, per una ragione semplicissima, sotto gli occhi di tutti e proprio per questo invisibile: perché ha già stravinto. Mi spiego: cosa hanno fatto i governi in Europa – e soprattutto in Italia – nel secolo che corre dal primo dopoguerra a oggi, se non politiche di sinistra? Il dato più macroscopico è la pressione fiscale che in Italia e nelle nazioni vicine, ha trasformato il rapporto tra Stato e contribuente in quello tra un padrone e il suo mezzadro.

Prima di parlare di neoliberismo, politiche neoliberali, barbarie neoliberistiche che funestano l’Italia e il mondo, bisognerebbe ricordare che l’erario incamera circa metà della ricchezza prodotta da ciascuno di noi. La spesa pensionistica, la più alta o quasi di tutta l’area OCSE, da sola vale il 15,3% del Pil. Il motivo è, di nuovo, l’anchilosamento di tutti i governi sulle posizioni più viete della sinistra, che, con la notevole eccezione di Occhetto, si è ben guardata dall’aprire uno spiraglio per affidare ai privati la gestione di una quota dei contributi.

La destra, ovviamente, ha abbozzato. Ecco perché non ci sono prospettive incoraggianti per un ragazzo che entra nel mondo del lavoro e che manterrà più pensionati di qualsiasi generazione precedente. Davvero pensate che voti Schlein? Prendete l’articolo 41 della Costituzione più bella del mondo: l’iniziativa economica è libera, sì, ma “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale”. Sembra una cosa razionale, letta a un convegno. Nella realtà è un tetto alla possibilità di arricchirsi. Pessima idea se l’obiettivo è migliorare il livello di vita di un Paese.

I limiti alla proprietà privata

L’articolo gemello, il 42, applica lo stesso dirigismo ai beni mobili e immobili: la proprietà individuale è “riconosciuta e garantita”, ma è lo Stato a determinarne “i modi di godimento” e i limiti. L’Italia ha vissuto vent’anni, dal 1978 al 1998, sotto equo canone, un affitto calmierato così lontano dal valore effettivo che migliaia di proprietari preferivano tenere l’appartamento sfitto piuttosto che darlo a quelle condizioni.

Per non parlare dello strapotere delle burocrazie che infestano ogni ramo della pubblica amministrazione. La promozione fuorimisura della burocrazia come strumento per applicare la legge allo stesso modo per tutti è un frutto dell’ideale di uguaglianza di cui la sinistra ha fatto, da sempre, la propria bandiera (Max Weber lo spiegava un secolo fa).

Di fronte a questa vittoria epocale, a cosa le serve affermarsi alle prossime elezioni? Non da ieri ma da decenni qualsiasi governo siede sul divano di un socialismo in finta pelle diventato l’arredo fisso della stanza dei bottoni. Nel segreto dell’urna l’elettore non se la sente di far piovere sul bagnato, e agisce di conseguenza. Tutto qui.

Bonaccini e la cultura degli elettori

Per arrivare alla seconda questione (ma non ci siamo mossi di un centimetro): Bonaccini ha ragione, gli elettori di sinistra sono più colti. Perché in Italia la cultura è un parto della scuola e dell’università pubblica, cioè una cultura di Stato. L’abitudine più inveterata di chi la mette in opera è sputare nel piatto in cui mangia: nessuno dirà mai in aula che professori e studenti sono lì perché qualcuno lavora per loro e li mantiene, che ogni ora di lezione gratuita è pagata dalla fabbrichetta o impresa fuoriporta.

Anzi, dirà che quello è un covo di sfruttatori, servi del capitale, nonché fascisti. Non sto inventando, sto citando. Il sistema dell’educazione italiana, dalle elementari alla cattedra universitaria, non insegna solo nozioni, ma gratitudine verso lo Stato che le distribuisce e disprezzo per il mercato che le finanzia.

Se crescere ripetendo fino alla laurea la stessa canzone da organetto è cultura, allora Bonaccini è nel giusto. Solo che ha scoperto l’acqua calda. Nel 2027 gli italiani manderanno di nuovo al governo il partito dei Fratelli. Poco male. La vittoria della sinistra ormai va oltre la cronaca: è metafisica. Non ha bisogno delle elezioni politiche. Per capirlo, però, bisognerebbe allargare l’orizzonte un poco oltre l’ultimo sondaggio. Non sono sicuro che qualcuno tra i litiganti ne sia capace.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA