La rimozione del procuratore capo della Cpi Karim Khan dopo le accuse di molestie sessuali apre un nuovo fronte di polemiche e teorie del complotto
La rimozione di Karim Khan dalla carica di procuratore capo della CPI ha inevitabilmente stuzzicato la fantasia dei complottisti nostrani, che ripropongono oggi lo spartito del complotto ebraico alimentato dalla pubblicistica cattolica francese del ‘700, come ricorda lo storico Ignazio Veca nel suo, Il discorso del rabbino (Il Mulino 2025). Fantasie, che non si fermano nemmeno di fronte al delicatissimo terreno degli abusi subiti dalle donne. Dove è sempre dietro l’angolo l’inversione dell’accusa, per cui, da vittime, si diventa subito colpevoli, agenti di un complotto per delegittimare il maschio innocente.
Le accuse contro Karim Khan alla Corte penale internazionale
I fatti: una giovane avvocata malese, membro del suo staff all’ICC, sostiene che Khan abbia iniziato a farle avances poco dopo il suo ingresso nel suo ufficio, nel marzo 2023. Secondo la denuncia, nel corso del 2023 e del 2024 vi sarebbero stati ripetuti episodi di comportamenti sessuali coercitivi, avvenuti durante missioni ufficiali, nell’ufficio del procuratore e nella sua abitazione. Nel maggio 2024, le accuse vengono portate all’attenzione della dirigenza dell’ICC.
In un primo momento non viene aperta un’indagine formale attraverso il meccanismo interno dell’ufficio di controllo, anche perché la presunta vittima manifesta scarsa fiducia negli organi interni della Corte e chiede un’inchiesta esterna. Intanto, nel maggio 2024, vengono spiccati i mandati d’arresto contro Netanyahu, Gallant, Sinwar, Deif e Anyeh.
Iniziano le teorie del complotto di tutte le parti in campo. Chi sostiene che Khan abbia accelerato la procedura per distogliere lo sguardo dalle sue vicende personali. Chi che le accuse siano state successivamente sfruttate per delegittimare il procuratore e l’inchiesta sulla Palestina. Nessuna prova in entrambi i casi.
L’inchiesta esterna delle Nazioni Unite e la sospensione di Khan
Tra ottobre e novembre 2024, le accuse a Khan diventano pubbliche e l’Assemblea degli Stati dell’ICC decide di affidare l’indagine a un organismo investigativo esterno delle Nazioni Unite (OIOS). Nel maggio 2025, Khan annuncia di sospendere temporaneamente l’esercizio delle sue funzioni. La guida dell’Ufficio del Procuratore passa ai procuratori aggiunti fino alla conclusione del procedimento.
Nel 2026, la situazione si complica: secondo i legali di Khan, un primo esame giuridico non avrebbe trovato prove sufficienti di una violazione disciplinare.Tuttavia il Bureau dell’Assemblea degli Stati giunge successivamente a una conclusione diversa, ritenendo accertata una grave violazione dei doveri del procuratore e raccomandandone la rimozione.
Il materiale completo dell’indagine non è stato reso pubblico, ma in questi giorni numerose ricostruzioni giornalistiche (Reuters, The Guardian, Associated Press, Wall Street journal) riferiscono che gli investigatori hanno ritenuto credibile il racconto dell’accusatrice. Il 24 luglio scorso, infine, gli Stati membri della CPI votano la rimozione di Khan: 82 favorevoli, 13 contrari, 15 astenuti.
Il voto segreto e le accuse di complotto
Il voto era a scrutinio segreto, tranne Sierra Leone (contraria alla rimozione), Francia, Norvegia, Paesi Bassi (favorevoli), che lo hanno volontariamente dichiarato, nessuno sa cosa abbiano votato i singoli Stati, Italia compresa (non so da dove si prenda il dato di un voto favorevole). Pressioni esercitate da Israele e USA con l’immancabile ruolo del terribile Mossad, descritto alla stregua di un cumulo di sicari messi alle calcagna dei suoi nemici? Complotto ebraico 2.0.
Gli 82 Stati che hanno votato a favore della rimozione vassalli dell’imperialismo americano? Si saranno «vassallati» di recente, visto che, nel febbraio 2025, 79 Stati che hanno sottoscritto lo Statuto di Roma hanno difeso Khan dalle ingerenze trumpiane. Tra questi, Norvegia e Francia.Eppure, era semplice prendere posizione di fronte a questa vicenda senza arrivare al degrado di colpevolizzare le testimoni.
Anzitutto, Khan è innocente fino a prova contraria, vedremo il ricorso. Secondo: qualunque cosa abbia fatto, non c’entra nulla con le accuse a Netanyahu e Gallant, che restano del tutto immutate. Proprio per questo, non festeggi troppo il governo israeliano. Khan, come chiunque nel suo ruolo sottoposto a pressioni immani, più volte ha fatto capire alla magistratura israeliana di volersi liberare di questa grana.
Una ragione in più per sostenere l’opposizione israeliana e la sua idea di un’apertura di una commissione d’inchiesta sul 7 ottobre. Netanyahu sa bene che potrebbe essere lo strumento che funge all’abbisogna: se entra la magistratura ordinaria, la CPI esce.
E smettiamola di descrivere il Mossad come un’entità onnipresente e onnipotente che muove i fili delle marionette in ogni dove. È un riflesso condizionato derivato da eredità culturali assunte acriticamente. Un po’ come quando, se si litiga con una donna, e solo con una donna, scatta l’insulto «t…a».






























