Conclusa la pausa umanitaria a Oleshky, mediata dalla first lady americana. Riprendono i raid russi e due persone restano ferite. Violati i sistemi di allerta di Mosca e Kiev. Il Cremlino accusa gli ucraini di aver approfittato del cessate il fuoco per riorganizzare le truppe
La tregua è finita, quasi 800 civili sono stati evacuati e gli attacchi sono ripresi. Dopo sei giorni di cessate il fuoco nella regione ucraina di Kherson, la missione umanitaria a Oleshky, città occupata dalle forze russe, si è conclusa il 1° novembre.
A darne notizia è stata Melania Trump, che aveva mediato l’accordo tra Mosca e Kiev e ora auspica che quell’intesa possa diventare il primo passo verso una pace più ampia. Ma la fine della tregua coincide con una nuova escalation: raid russi denunciati dalle autorità ucraine e attacchi informatici contro i sistemi di allarme di entrambi i Paesi.
«Il cessate il fuoco si è concluso. La missione è stata un successo, fornendo aiuti essenziali alla regione e consentendo l’evacuazione di quasi 800 persone», ha scritto la first lady americana su X.
«A nome degli Stati Uniti, mi congratulo con la Russia e l’Ucraina per la loro leadership e cooperazione in merito al cessate il fuoco di Oleshky. Spero che serva da base per una pace duratura tra le due nazioni».
La tregua di Oleshky e l’evacuazione di 800 civili
Il cessate il fuoco era entrato in vigore il 27 ottobre, con l’obiettivo di consentire l’arrivo degli aiuti e l’evacuazione della popolazione civile da Oleshky, nella regione meridionale di Kherson.
La pausa nei combattimenti, limitata a quell’area, è stata una delle più lunghe concordate tra Russia e Ucraina dall’inizio della guerra. Si è conclusa il 1° novembre senza una proroga: secondo Kiev, Mosca avrebbe respinto la proposta di prolungarla.
«Il cessate il fuoco, in vigore dal 27 ottobre al 1° novembre, è terminato», ha confermato Dmytro Lubinets, commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino, definendo l’operazione «un passo importante nei nostri sforzi umanitari congiunti» con la Russia.
La missione ha consentito di portare aiuti essenziali nella zona e di mettere in salvo quasi 800 persone, secondo il bilancio comunicato dalla Casa Bianca attraverso la first lady.
Riprendono gli attacchi russi a Kherson
Poche ore dopo la fine della tregua, le autorità ucraine hanno denunciato nuovi attacchi russi nella regione.
«Intorno alle 8 di questa mattina, gli occupanti russi hanno attaccato un’auto con un drone nel quartiere di Korabelny», nella città di Kherson, ha riferito l’amministrazione comunale su Telegram.
Nell’attacco sono rimaste ferite due persone.
La ripresa delle operazioni militari mette fine alla pausa umanitaria, mentre resta aperta la questione di un eventuale nuovo accordo per consentire ulteriori evacuazioni.
Hackerati i sistemi di allarme aereo in Russia e Ucraina
La fine della tregua è stata accompagnata da una serie di attacchi informatici contro le applicazioni utilizzate per avvertire la popolazione di possibili minacce.
Il ministero delle Emergenze russo ha denunciato un «massiccio attacco informatico» contro la propria app di allerta, attraverso la quale vengono segnalati gli attacchi di droni e altre situazioni di pericolo.
Secondo Mosca, gli hacker avrebbero diffuso informazioni false attraverso il sistema.
Poche ore prima anche l’Ucraina aveva segnalato una possibile violazione della propria applicazione di allarme antiaereo, dopo la comparsa di avvisi infondati relativi a una presunta minaccia di radiazioni.
Il Centro ucraino per le comunicazioni strategiche SPRAVDI ha attribuito l’attacco alla Russia. Mosca, invece, non ha indicato i responsabili della violazione denunciata sul proprio sistema.
Le due segnalazioni riguardano quindi la diffusione di falsi allarmi attraverso le app, non un’interruzione generalizzata delle comunicazioni o della rete elettrica.
Cremlino: «Kiev ha sfruttato la tregua»
Alla conclusione della missione umanitaria sono seguite anche accuse reciproche sull’utilizzo militare della pausa nei combattimenti.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha sostenuto che le forze armate ucraine avrebbero probabilmente approfittato della tregua per riorganizzare le proprie posizioni.
«Possiamo presumere con un alto grado di certezza che anche le forze armate ucraine abbiano sfruttato questo periodo per un adeguato riassetto. Si tratta di una prassi del tutto normale in situazioni simili», ha dichiarato Peskov, citato dall’agenzia Interfax.
Le parole del portavoce russo arrivano in risposta alle notizie diffuse da Sky News, secondo cui le forze di Mosca avrebbero utilizzato il cessate il fuoco per trasferire armamenti pesanti a Oleshky e nei villaggi circostanti.
Peskov non ha confermato né smentito direttamente quelle informazioni, invitando a rivolgere le domande al ministero della Difesa russo.
I negoziati riprenderanno a novembre
Sul piano diplomatico, i colloqui tra Russia e Ucraina mediati dagli Stati Uniti dovrebbero riprendere nel corso di novembre, dopo mesi di sostanziale stallo.
I negoziati erano rimasti di fatto congelati da febbraio, quando Stati Uniti e Israele avevano avviato attacchi congiunti contro l’Iran.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha intanto indicato una possibile condizione per interrompere gli attacchi alle raffinerie russe, come richiesto da Trump. La fornitura a Kiev di potenti missili intercettori Patriot da parte di Washington.






























