31 Ott, 2026

Carnevale Maffè: «Troppe mance nella manovra, mancano gli investimenti»

Per l’economista della Bocconi la legge di bilancio è frammentaria e accontenta solo Matteo Salvini

«È una manovra che distribuisce poco e male, senza effetti per la crescita, ma soddisfa gli appetiti elettorali di Salvini». È tranchant il commento sulla legge di bilancio di Carlo Alberto Carnevale Maffè, associate professor presso la SDA Bocconi School of Management. Sul banco degli imputati la flat tax sulle partite Iva: «È un bonus alla categoria, una misura contraria al principio di parità fiscale: crea squilibrio tra persone con lo stesso reddito a svantaggio dei lavoratori dipendenti. Dal punto di vista di un liberale, la flat tax avrebbe senso per semplificare la disciplina fiscale ma così è irrazionale e ingiusta. E poi c’è un altro svantaggio: la definizione di una soglia è un incentivo a rimanere piccoli. Di fatto inibisce la crescita». C’è anche il passo indietro sull’età pensionabile. «Non va solo contro la tendenza demografica. È un problema anche sul piano tecnologico». 

In che senso?

«Con l’intelligenza artificiale abbiamo bisogno di mantenere più a lungo le persone di esperienza che possono validare i modelli di Ia. Disperdere le competenze dei senior è un assurdo organizzativo e tecnologico. In America i senior sono molto più richiesti perché l’IA copre i lavori basici che possono fare i giovani, ma non sostituisce l’esperienza e le capacità relazionali». 

E sul piano fiscale? 

«È insostenibile. Con l’estensione della vita utile le pensioni sono a carico dei giovani. L’Italia spende per le pensioni la cifra più alta di tutto l’Ocse: è una redistribuzione intergenerazionale regressiva. La battaglia di Salvini contro la Fornero è dunque assurda e irrazionale».

Che cosa manca nella manovra?

«Manca il rapporto con le imprese. Il governo ha di fatto alzato le tasse con il prelievo fiscale mirato sugli extraprofitti. In certi settori paghi più tasse: così distorci i principi di libertà di impresa. È una fiscalità punitiva e arbitraria. Ma non si capisce che, se aumenti le tasse, quelle aziende di settore aumenteranno il prezzo dell’energia. Diversamente i loro bilanci sarebbero meno attrattivi per gli investitori. Invece l’Italia ha bisogno proprio di investimenti per essere indipendente da sceicchi e criminali. Allo stesso modo, banche e assicurazioni aumenteranno i costi per i cittadini, rallentando il meccanismo che distribuisce capitale. È tutto disfunzionale».

Il taglio Irpef al ceto medio è stato però accolto con favore…

«È stata una richiesta sacrosanta di Forza Italia, ma nemmeno recupera il drenaggio fiscale provocato dall’inflazione. Visto che la pressione fiscale sul ceto medio è già aumentata, questa misura è semplicemente una riduzione tardiva dell’aumento delle tasse».

Passiamo alle misure per giovani. Il salvadanaio previdenziale fino ai 18 anni e la climatizzazione delle scuole sembrano misure interessanti.

«È vero. Tuttavia, se è bene tenere di più i ragazzi a scuola bisogna poi vedere per insegnare che cosa. Certi programmi sono fermi a 50 anni fa. Il mio commento cinico è che, se resta così, potrebbero imparare più dalla vita che dalla scuola. Il progressivo decadimento cognitivo dei giovani ci dice molto sull’irrilevanza della scuola statale».

Viceversa il bonus da 2.500 euro per i giovani under 30 sembra proprio una mancia… 

«È così. Fossi un giovane lo userei per acquistare un biglietto di sola andata per lasciare questo paese. È una misura di paternalismo distributivo che assomiglia al bonus mamme. Ma per contrastare il calo demografico non basta la mancetta. E decidere quanti figli fare diventa dirigismo. Per i giovani  bisognerebbe investire su borse di studio per le eccellenze. Dare poco a tutti con i bonus vuol dire dare niente al paese».  

Infine, anche questa volta, niente tagli alla spesa corrente…

«Noi liberali ci siamo stufati di dirlo. L’Italia ha bisogno di investimenti. Il governo ha preso solo 8 miliardi del Safe per accontentare gli pseudo-pacifisti, ma doveva prendere tutti i 14,9 miliardi disponibili. Non basta asfaltare le strade o fare le rotonde. La produttività aumenta se investiamo nell’alta tecnologia. Un esempio? Infrastrutture satellitari e data center».

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