Alla Giornata del Risparmio dell’Acri va in scena lo scontro tra banche e governo
Altro che giornata del Risparmio. All’Acri, quest’anno, è andata in scena la giornata del Risentimento. Il faccia a faccia tra governo e banche, consumato nello stesso salone, ha trasformato sorrisi istituzionali e strette di mano in un confronto senza complimenti. Sul tavolo c’è il conto miliardario che la manovra presenta al sistema finanziario. Le banche non hanno alcuna voglia di pagare in silenzio.
Lo scontro tra banche e governo
Da una parte Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, e Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo, che contestano la concentrazione del prelievo fiscale sul settore. Dall’altra Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, che ricorda come negli anni passati lo Stato abbia sostenuto gli istituti con garanzie pubbliche e Gacs, lo strumento per cedere i crediti deteriorati. Aiuti che, secondo il ministro, adesso vanno restituiti. «Siamo sulla stessa barca», è il suo ritornello. Peccato che sulla distribuzione dei remi le opinioni siano decisamente diverse.
A rompere gli indugi è Giovanni Azzone, presidente dell’Acri. Le fondazioni, dopo essere state elogiate per aver contribuito alla stabilità del sistema bancario, oggi si ritrovano colpite due volte: dalla riduzione dei dividendi degli istituti e da un aumento specifico dell’Ires, con un costo complessivo stimato fra 40 e 70 milioni. «Poca cosa per il bilancio statale», osserva Azzone. Ma non per i progetti sociali: meno risorse potrebbero significare meno aiuti per «20mila giovani Neet o 2mila disabili». Insomma, il risparmio dello Stato rischia di trasformarsi in una spesa sociale mancata.
Patuelli chiede un “ripensamento”
Poi arriva Patuelli e il confronto perde definitivamente il cerimoniale. Il presidente Abi definisce «preoccupante» il mosaico delle dichiarazioni governative, teme un ulteriore aumento della pressione fiscale e invoca un «ripensamento». Ricorda inoltre che le crisi bancarie sono state pagate quasi interamente con risorse private, citando il caso della Popolare di Bari. Messina riconosce al governo la buona tenuta dei conti pubblici, ma ricorda che appena un anno fa era stato concordato un contributo di 10 miliardi in tre anni. Un’intesa che, secondo il manager, l’esecutivo ha ora disatteso. Da qui la richiesta di «equità con altri settori». Perché la solidarietà fiscale è una cosa, essere sempre i primi della lista quando c’è da pagare è un’altra.
La replica di Giorgetti
La replica di Giorgetti è scritta sulla carta vetrata Le banche, accusa, concedono troppo poco credito alle piccole e medie imprese e hanno potuto risanarsi anche grazie al sostegno pubblico. Hanno dunque «largamente beneficiato» degli interventi dello Stato. Gli oneri della manovra sono importanti, concede il ministro, ma «assorbibili». E adesso gli istituti hanno «il dovere di aiutare lo Stato nell’ultimo miglio decisivo». Poi, rivolgendosi direttamente a Patuelli, seduto in platea, cala la carta della metafora: «Più volte in queste settimane ho parlato di barca da proteggere in caso di burrasca, caro Patuelli siamo sulla stessa barca». Resta da capire chi abbia il timone e chi sia stato precettato per pagare il naufragio. Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, sceglie di non entrare nella mischia. Nel suo intervento non affronta il tema della tassazione. Un silenzio che fa contrasto con le critiche espresse lo scorso anno dalla Bce, che aveva messo nero su bianco i possibili effetti negativi delle misure sulle banche per famiglie, imprese ed economia reale.
L’allarme delle categorie
Ma non sono solo le banche a lamentarsi. La cedolare secca sugli immobili commerciali piace, ma non abbastanza. Per Confcommercio il beneficio fiscale destinato ai proprietari non risolve il problema di chi, in quei locali, deve mandare avanti un’attività. A dirlo è Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, intervenuto a Bari a margine di “Incittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, l’iniziativa dedicata al futuro delle città e alle economie di prossimità.
Dalle banche ai negozi, fino agli ospedali, la manovra sembra avere un problema: distribuisce risorse, ma fatica a convincere chi dovrebbe beneficiarne. Sulla sanità, in particolare, il giudizio dei professionisti è tutt’altro che entusiasta.
Ordini dei medici, Anaao Assomed e Federazione Cimo-Fesmed parlano, con sfumature diverse, di risposte ancora insufficienti per il personale e la sanità territoriale. Eppure le aspettative erano alte. Il Servizio sanitario nazionale, a 48 anni dalla nascita, deve affrontare una popolazione sempre più anziana e bisogni assistenziali crescenti.
Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, riconosce che il Fondo sanitario nazionale raggiungerà la cifra storica di 146,3 miliardi il prossimo anno. Ma il record, da solo, non basta a riempire gli organici































