Il caro prezzi morde, il Pil è fermo e i salari non tengono il passo con l’inflazione. L’allarme di Mattarella e Panetta
L’inflazione non dà tregua (a ottobre è schizzata al 5,4%), il Pil si è fermato nel terzo trimestre e i salari crescono al rallentatore e comunque non riescono a stare al passo con il caro vita. Nel giorno delle manifestazioni che hanno denunciato, tra le altre cose, l’impoverimento dei cittadini, l’Istat ha certificato un ulteriore aumento dei prezzi a settembre.
E un allarme è stato lanciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel messaggio al presidente dell’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio (Acri), Giovanni Azzone, in occasione della giornata del risparmio.
L’allarme di Mattarella
«Il risparmio è una risorsa vitale per le famiglie, per la società che se ne avvale per promuovere lo sviluppo – ha scritto Mattarella» tutelare il risparmio, secondo quanto la Costituzione prescrive, significa garanzia degli strumenti che lo impiegano e remunerazione che ne incoraggi uno stabile utilizzo”. E ha aggiunto: “Nuovi strumenti finanziari si sono affacciati e, tuttavia, il loro funzionamento è chiamato a obbedire agli stessi precetti, per proteggere le famiglie, valorizzando i proventi del lavoro che riescono a mettere da parte, canalizzando i risparmi verso investimenti sicuri e produttivi, tanto più significativi in tempi in cui conflitti geo-economici e geo-politici aggrediscono, con l’inflazione e una dinamica salariale inoperosa, il tenore di vita dei cittadini”.
Panetta: «I redditi reali scendono»
Al ristagno dei redditi e alla minore propensione ad accumulare il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha imputato il calo del risparmio. Secondo il numero uno di Bankitalia “nel periodo 2000-25 il reddito disponibile reale pro capite degli italiani è lievemente sceso, mentre in Francia e in Germania è salito di oltre un quarto. In Italia le retribuzioni orarie reali sono rimaste pressoché ferme, riflettendo una crescita della produttività ben inferiore alla media europea”.
Quanto all’inflazione che è tornata a salire per Panetta: “lo shock energetico rappresenta oggi il principale rischio economico globale”. Anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ribadito come l’alta inflazione sia la drammatica conseguenza degli elevatissimi costi dell’energia :”l’impatto delle guerre sulle materie prime energetiche è qualcosa che giustamente preoccupa”.
L’inflazione esplode
La bestia nera è dunque il caro prezzi: +0,9% su settembre e +5,4% sull’anno dal +4,2% del mese precedente tornando così al livello di agosto 2023. A soffiare sugli aumenti gli energetici in rialzo del 31,4% trascinati dal + 59,5% dei regolamentati e dal +29,4% dei non regolamentati. A tirare la volata anche gli alimentari non lavorati saliti a +7,5% al traino di ortaggi, tuberi, e legumi (+12,7%) e frutta ( +4,3%; +3,4% solo su settembre). Per gli alimentari lavorati c’è stata invece una flessione dello 0,2%. Il carrello della spesa (beni alimentari e per la cura della persona) è cresciuto del 2,5%, così come i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (+5,8%).
Istat: il pil è fermo
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +3,4%. Secondo le proiezioni di Confesercenti l’inflazione potrebbe superare il 6% nei prossimi due mesi, compromettendo anche le prospettive delle vendite natalizie. Confcommercio ha rilevato come le tensioni sugli energetici, e in misura più contenuta sugli alimentari freschi, non si vadano esaurendo e comincino a produrre marginali effetti anche su altre filiere. Una situazione difficile in un contesto economico fermo. Secondo i dati Istat infatti nel terzo trimestre il prodotto interno lordo (Pil) è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, mentre in termini tendenziali è cresciuto dello 0,8% in lieve rallentamento rispetto al +1% del trimestre precedente. Ad aumentare il valore aggiunto di servizi e agricoltura, mentre è calato nell’industria. Un altro dato non incoraggiante segnalato dall’Istituto di Statistica è la crescita tendenziale delle retribuzioni per il secondo trimestre consecutivo inferiore all’inflazione.
Risparmi: gli italiani praticano la prudenza
In questo scenario la parola d’ordine degli italiani è prudenza. E’ quanto emerge dall’analisi di Acri sul risparmio: il 63% degli italiani mantiene risparmi liquidi, il 26% ne investe una piccola parte e solo l’8% dichiara di averne investito la maggior
parte. Resta stabile, rispetto allo scorso anno, la quota di coloro che risparmiano senza dover fare troppe rinunce (45%). L’ incerta situazione geo politica pesa sulle scelte e induce alla cautela. Ad accendere una luce l’Inps che ha confermato la dinamica positiva del mercato del lavoro con 299.000 nuovi posti di lavoro nel settore privato a giugno.































