25 Ott, 2026

Terrorismo, Siher in carcere. Indagata anche la moglie. Nuovi cortei il 30 ottobre

Youssef Siher, ritenuto “mente” del Movimento 17 ottobre, è in carcere e risponde anche di terrorismo. Con lui è indagata la moglie, una donna di origini libanesi ma residente a Como. Intanto per il 30 ottobre si preannunciano altri cortei


Non solo istigazione a delinquere e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Youssef Siher, il 30enne di origini nordafricane ritenuto la “mente” del Movimento 17 ottobre e degli scontri avvenuti in quella stessa data a Milano, è accusato anche di terrorismo e ora si trova in carcere. Con lui è indagata la moglie: i due sarebbero gli unici amministratori del gruppo Telegram e del profilo Instagram dai quali, sabato scorso, erano attese le indicazioni per almeno 150mila giovani pronti a manifestare in otto città. La possibile svolta nelle indagini arriva mentre il Viminale stila il bilancio dei cortei dell’ultimo fine settimana e si prepara a una nuova giornata di proteste. Il 30 ottobre, infatti, studenti e sindacati torneranno in piazza contro riarmo e caro vita.

L’indagine su Siher

Siher, dunque, è stato trasferito dalla questura di Milano al carcere nella notte tra ieri e sabato. Oltre che di istigazione a commettere reati, risponde di violenza organizzata, reato introdotto dal decreto Sicurezza varato dal governo Meloni all’indomani delle devastazioni e dei saccheggi di sabato 17 ottobre a Milano, e di terrorismo. Sotto inchiesta per istigazione a delinquere c’è anche sua moglie, una 30enne di origini libanesi ma nata e cresciuta a Como dove risulta residente e svolge la professione di mediatrice culturale.

Il telefono della moglie di Siher

Gli investigatori sono riusciti a rintracciare Siher, che sabato mattina risultava non localizzabile, proprio grazie al cellulare della donna, che sui social si definisce “libanese, palestinese e araba di appartenenza”. Secondo gli investigatori Siher e signora erano i soli a poter scrivere sul gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre” e sull’omonimo profilo Instagram. Di conseguenza sarebbero loro gli autori del post in cui si davano indicazioni ai manifestanti nelle otto città in cui erano state organizzate le proteste per sabato scorso, poi spente sul nascere grazie all’ intervento di Postale e Digos.

I contatti reali di Siher

Un intervento provvidenziale, se si pensa che, tra Telegram e Instagram, quelle indicazioni avrebbero potuto mobilitare complessivamente 150mila persone. Che fosse solo la coppia ad amministrare il gruppo Telegram e il profilo Instagram del Movimento 17 ottobre emergerebbe dalle analisi condotte dalla Postale. La Digos, invece, sarebbe al lavoro su una serie di contatti reali che Siher potrebbe aver avuto con i giovanissimi che il 17 ottobre hanno saccheggiato e devastato il centro di Milano e di altre città.

Il bilancio del fine settimana

Si vedrà. Intanto il Viminale fa il bilancio dei cortei che, almeno nell’ultimo fine settimana, hanno portato a momenti di tensione e scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, ma non sono degenerati in devastazioni come quelle del 17 ottobre a Milano. I numeri parlano di nove arresti, 87 denunce, 371 persone accompagnate e fermate nelle questure e circa 4.300 identificate. Le misure di sicurezza varate dal governo, con migliaia di uomini delle forze dell’ordine e militari dell’esercito a pattugliare i centri delle grandi città, hanno funzionato.

La soddisfazione di Molteni

Momenti di tensione soltanto a Roma, dove un gruppo di manifestanti è riuscito a entrare nel Colosseo prima di essere respinto, e a Torino, dove i poliziotti sono hanno risposto con cariche al lancio di fumogeni e bottiglie da parte dei contestatori. «In un fine settimana ricco di manifestazioni e cortei, il sistema di sicurezza e di prevenzione del nostro Paese ha dimostrato ancora una volta di funzionare in modo efficace e coordinato, garantendo le libertà, ma disarticolando violenti, facinorosi e professionisti del disordine», ha sottolineato il sottosegretario Nicola Molteni.

Il 30 ottobre altre manifestazioni

Lo stesso dispositivo di sicurezza potrebbe essere proposto il prossimo 30 ottobre, data in cui sono previste altre manifestazioni contro la guerra, il riarmo e il caro vita. Ad animarle saranno studenti, sindacati come l’Usb e anche molti di quelli che sono scesi in piazza sabato scorso e il 17 ottobre. «La responsabilità di trasformare la nostra realtà in una fabbrica di armi a cielo aperto non è solo del governo, ma anche dell’amministrazione cittadina», si legge in uno dei proclami diffusi attraverso i social nel capoluogo piemontese.

La sfida di Putin

Intanto, a soffiare sul fuoco delle proteste che infiamma l’Europa è il presidente russo Vladimir Putin. Intervistato dalla tv di Stato, lo Zar confuta la tesi di chi sostiene che dietro i moti in Spagna, Francia, Italia e Albania ci sia la regìa del Cremlino. «Le accuse rivolte alla Russia dimostrano la debolezza e l’incapacità di alcuni leader di assumersi la responsabilità di quanto accade», dice Putin.

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