Matteo Salvini resta segretario della Lega e annuncia l’intenzione di chiedere al governo Meloni lo stop all’invio di soldi all’Ucraina aggredita dalla Russia. Intanto anche il centrosinistra accelera per costruire l’alternativa al centrodestra
Matteo Salvini resta alla guida della Lega e rilancia la sfida sull’Ucraina, aprendo un nuovo fronte di tensione nella maggioranza. «Non possiamo continuare a mandare soldi a Kiev», annuncia dal palco del congresso straordinario di Milano, promettendo di portare la posizione del Carroccio direttamente in Consiglio dei ministri. Una linea che lo allontana dalla politica estera sostenuta da Giorgia Meloni e lo avvicina, almeno sul tema degli aiuti all’Ucraina, a Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e parte del Partito democratico. Oltre che alle posizioni di Roberto Vannacci. Una convergenza trasversale che non significa alleanza politica, ma rende evidente quanto il sostegno all’Ucraina continui a dividere gli schieramenti, anche all’interno delle rispettive coalizioni.
Sconfitto Garavaglia
Il messaggio arriva nel giorno della quarta elezione di Salvini alla segreteria federale. Il vicepremier ottiene 465 voti contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia e conquista un nuovo mandato quadriennale, fino al 2030. Una vittoria netta, ma non plebiscitaria, che lascia emergere il peso del dissenso interno. Il congresso, convocato per ridefinire la rotta del partito, si chiude anche con la proposta di un nuovo simbolo: la scritta Lega in primo piano, Alberto da Giussano al centro e, in basso, la dicitura gialla «Italia federale». Un tentativo di tenere insieme le radici settentrionali, la dimensione nazionale e il progetto federalista. Una scelta che guarda anche alla necessità di recuperare consenso nei territori storicamente più vicini al Carroccio, dove la trasformazione in partito nazionale continua ad alimentare il confronto tra le diverse anime leghiste.
Il nodo di Kiev
La questione ucraina resta però il passaggio politicamente più delicato. Salvini non si limita a ribadire le proprie perplessità, ma annuncia l’intenzione di trasformarle in una richiesta formale al governo. Una scelta che rischia di mettere in difficoltà Meloni, chiamata a tenere insieme la linea internazionale dell’esecutivo e le rivendicazioni di uno dei suoi principali alleati. La distanza con la premier si misura proprio sulla prosecuzione del sostegno a Kiev, mentre il leader leghista prova a intercettare un orientamento presente anche tra le opposizioni. Sul punto, le affinità con M5S e AVS sono evidenti. Il tema diventa così anche uno strumento di posizionamento politico, attraverso il quale Salvini cerca di riaffermare l’autonomia della Lega rispetto a Fratelli d’Italia.
La fronda interna al Carroccio
Anche sul piano interno la riconferma non cancella le divisioni. Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e sostenitore di Garavaglia, rivendica il risultato dello sfidante come dimostrazione di un malessere reale, non circoscritto alla Lombardia. Giancarlo Giorgetti ammette che il partito ha problemi di consenso e invita a valorizzare chi ottiene risultati sui territori. Una discussione che investe anche il futuro della coalizione, animata da un dibattito interno sul ritorno alle urne. Capitolo su cui però Salvini frena e rivendica la necessità di arrivare alla scadenza naturale della legislatura. Complice la frenata di Vannacci e la possibile inversione di rotta. La sfida per il segretario sarà dunque trasformare la riconferma congressuale in una ricomposizione effettiva del partito, evitando che le divisioni emerse a Milano continuino a condizionarne l’azione politica.
Il centrosinistra lavora all’alternativa
Dall’altra parte dello schieramento, intanto, il centrosinistra prova ad accelerare la costruzione dell’alternativa. Elly Schlein, chiudendo a Montepulciano l’iniziativa «Pronti per l’alternativa», invita gli alleati a completare il lavoro sul programma. «La maggior parte delle proposte sono già il frutto di un lavoro unitario in Parlamento e sui territori. Ora c’è l’ultimo importante miglio», sostiene la segretaria dem. «Insieme possiamo battere le destre e scrivere un futuro più giusto. Andiamo a vincere». Giuseppe Conte chiede di aprire subito il confronto: «Noi siamo pronti: questa settimana ci dobbiamo vedere per iniziare a confrontarci». L’obiettivo è passare dalle convergenze parlamentari alla definizione di una proposta comune, capace di tenere insieme le diverse sensibilità della coalizione.
Le contraddizioni nel centrosinistra
Ma proprio la politica estera resta uno dei nodi più difficili da sciogliere. Gianni Cuperlo avverte che la questione ucraina dovrà essere chiarita prima di arrivare alle primarie. Il centrosinistra cerca dunque una sintesi tra posizioni differenti, mentre nella maggioranza Salvini rilancia una linea che mette alla prova la compattezza del governo. Due coalizioni contrapposte, accomunate dalla difficoltà di trovare una posizione condivisa su uno dei principali dossier internazionali.





























