24 Ott, 2026

Ucraina, Zelensky: «Sì alla pace, ma senza cedere territori alla Russia»

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, si dice pronto a siglare la pace con la Russia, ma fa sapere di non essere disponibile a cedere alcun territorio al nemico


Il Ministero della Difesa ucraino ha confermato ufficialmente una velocità Starlink/Starshield superiore a 400 km/h e una connessione stabile, dopo le limitazioni dei giorni scorsi che avevano paralizzato le operazioni in prima linea. «La cosa principale è che le velocità sono tornate al livello di cui abbiamo bisogno», ha detto Zelensky su Telegram. Per giorni la velocità era stata limitata a 160 km/h. Un handicap enorme per un esercito che sui droni e sulle comunicazioni satellitari ha costruito la sua capacità di resistenza.

Le restrizioni a Starlink

Le restrizioni erano arrivate subito dopo l’accordo tra Trump e Putin sul diesel russo, che Kiev aveva letto come un tradimento. Il mistero su chi abbia ordinato lo stop resta fitto: Musk ha detto che il sistema è controllato dal governo americano, la Casa Bianca ha negato ogni coinvolgimento, il vicepresidente JD Vance ha alluso a un coordinamento. Reuters ha riferito che l’ordine è partito dall’interno della Casa Bianca, ma nessuno se ne è assunto la responsabilità. Un gruppo bipartisan di senatori ha minacciato di bloccare le nomine di Trump finché Starlink non fosse stato ripristinato al 100%.

Zelensky pronto alla pace

Intanto, in un’intervista ad Abc News, Zelensky ha espresso la volontà di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra, lamentando la diminuzione degli aiuti americani ma ribadendo che Kiev non cederà ulteriori territori. «Spetta agli ucraini scegliere il proprio leader», ha detto, rispondendo indirettamente a Trump.

La tregua a Oleshky

Sul fronte sud, a Oleshky, città occupata dai russi sulla riva del Dnipro, nella regione di Kherson, è stata concordata una tregua umanitaria locale. A mediarla, sorprendentemente, è stata Melania Trump. La first lady ha lavorato direttamente con i vertici russi e ucraini per definire i termini: un cessate il fuoco, la consegna di aiuti umanitari e l’evacuazione dei civili. Il cessate il fuoco inizierà martedì alle 4 ora di Mosca e durerà diversi giorni.

La missione umanitaria per Oleshky

La missione umanitaria partirà il 29 ottobre. L’Onu ha accolto con favore l’intesa, definendola un primo passo per un accesso umanitario più ampio. Oleshky è allo stremo: niente elettricità, riscaldamento, acqua. Le strade sono minate, gli edifici distrutti, i droni ronzano sopra le teste. Circa 24mila persone vivevano lì prima della guerra. Chi è rimasto rischia di morire di fame o di malattia con l’arrivo dell’inverno.

L’effettivo ruolo di Melania Trump

Il Cremlino ha accolto con favore l’iniziativa. Trump ha lodato la moglie, ma ha ribadito che i rapporti con Zelensky restano tesi. Un paradosso diplomatico: la first lady americana negozia con Putin e Zelensky là dove i diplomatici di professione hanno fallito. Mosca ha definito il suo ruolo «significativo». Washington tace.

I colloqui negli Emirati Arabi Uniti

La tregua di Oleshky è un segnale, ma non è la pace. Il vero banco di prova sarà Abu Dhabi, dove nella prima metà di novembre si terranno nuovi colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Lo ha confermato il Ministero degli Esteri emiratino, dopo che sia il Cremlino che Zelensky avevano annunciato la disponibilità a incontrarsi. I negoziati tecnici si concentreranno sulle garanzie di sicurezza, sul destino dei territori occupati, sulla ricostruzione e sulla possibilità di un cessate il fuoco.

I nodi delle trattative

Ma le distanze restano profonde: la Russia rivendica il controllo del Donetsk e si oppone all’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Zelensky chiede garanzie di sicurezza vincolanti e un sostegno finanziario decennale per mantenere l’esercito. Mosca vuole discutere solo di sicurezza russa e ucraina, senza cedere sul Donbass.

Gli attacchi continuano

Mentre la diplomazia muove i suoi passi, la guerra continua a uccidere. Un attacco russo con bombe plananti ha colpito Kramatorsk, nel Donetsk, uccidendo una persona e ferendone sei, tra cui tre bambini. Un’altra persona è morta a Lozova, nella regione di Kharkiv. Le forze ucraine hanno colpito un impianto chimico a Tolyatti, in Russia, che produce materiali per il carburante dei razzi, e un impianto di elettronica a Oryol. Mezzo milione di ucraini è rimasto al buio dopo i raid russi sulle infrastrutture energetiche.

La pace resta lontana

«Gli attacchi d’inverno sono già iniziati», ha detto Zelensky dopo aver parlato con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Starlink è tornato a 400 km/h. Oleshky avrà la sua tregua. Abu Dhabi si prepara ai colloqui. Ma la pace è ancora lontana. L’Ucraina ha dimostrato di saper resistere. Ma resistere non è vincere. E la vittoria, per ora, non è all’orizzonte.

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