25 Ott, 2026

San Patrignano, perché contro la droga serve una strategia europea

La premier Meloni parla all’incontro della Coalizione europea contro le droghe ed esalta il modello di San Patrignano. Giusto, ma oggi non si può più prescindere da una risposta internazionale alla diffusione di sostanze nocive come il fentanyl


La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha partecipato, nella sede della Comunità di San Patrignano, all’incontro della Coalizione europea contro le droghe (Ecad) che ha raccolto l’adesione di 38 Paesi europei. In prima fila Letizia Moratti, europarlamentare di FI e co-fondatrice della Fondazione San Patrignano, il sottosegretario Alfredo Mantovano, i ministri Carlo Nordio, Orazio Schillaci, Gianmarco Mazzi e Luca Ciriani, oltre il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale e il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad.

Le assenze francesi

Strano: Ecad è una coalizione promossa da Italia e Francia. Mi sarei aspettato la presenza del presidente Macron o almeno di esponenti del governo francese, ma le cronache non li citano. Presenti ai lavori esponenti europei con Alain Berset, segretario generale del Consiglio d’Europa, Jennifer Murnane O’Connor, della presidenza del Consiglio Ue e sottosegretario di Stato del Ministero della Salute irlandese, e Magnus Brunner, commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, ma non è detto se partecipano a titolo personale o perché aderenti alla Coalizione o con un preciso mandato del Governo europeo.

Il modello di San Patrignano

L’impianto generale dell’iniziativa ricorda un po’ la VII Conferenza Nazionale indetta dal Palazzo Chigi lo scorso anno ma, in questo caso, la collocazione è del tutto particolare: non più in un “neutro” Centro Congressi ma all’interno di una struttura specifica e ben connotata di una impresa sociale che viene portata ad esempio per tutti. Il motivo? “San Patrignano è una fabbrica di speranza e libertà” ed “è stata una realtà pionieristica, rappresenta qualcosa di unico ed eccezionale, e ci è sembrato naturale e utile mostrare ai partner della coalizione cosa intendiamo quando parliamo di recupero”, dice la presidente del Consiglio.

Gli altri esempi

Non sbaglia: senz’altro San Patrignano è qualcosa di unico ma, nel nostro Paese esistono molte altre imprese sociali e comunità. Portano avanti modelli di intervento diversi, ma non meno importanti e qualificati. Forse è proprio questo tessuto policromo, variegato e diffuso che caratterizza il modello di intervento italiano a livello residenziale. Differenze, più che omologazioni, che permettono, se valorizzate, di strutturare percorsi adatti a situazioni individuali diverse.

Il piano contro il fentanyl

Meloni punta molto, nel suo intervento, sulla importanza della prevenzione. Facendo questo, ricorda che l’Italia è stata prima in Europa a definire un piano nazionale contro il fentanyl ed, effettivamente, credo che sia la prima volta, nella storia del nostro impegno contro la diffusione di droghe, che ci si è mossi in anticipo e non dichiarando una emergenza solo dopo che un problema si è consolidato sul territorio. Un impegno che, però, andrebbe meglio spiegato e compreso, visto che l’agenzia Ansa sottotitola:  “Rafforzati i controlli sulla custodia delle sostanze per evitare migliaia di zombie”.

Gli “zombie” negli Stati Uniti

Ciò che succede in Nord America rende evidente che questi “zombie” sono persone che stanno male in seguito alla assunzione di mix di fentanyl con altre sostanze. Ma quel Fentanyl, tuttavia, non è il farmaco che esce dai circuiti della cura ma il prodotto di laboratori clandestini gestiti da narcos. Una azione che Trump definisce senza mezzi termini “narco-terrorismo” che si svolge in uno scenario generale di debolezza del welfare e del sistema di intervento sulle dipendenze, rispetto al bisogno.

Non bastano più risorse

Sarebbe corretto chiedersi, però, se, in presenza di situazioni analoghe, per quanto riguarda la diffusione di determinati tipi di droghe, il nostro sistema di intervento che, già oggi soffre delle medesime difficoltà che riguardano tutta la Sanità pubblica, reggerebbe all’urto o ne sarebbe travolto. Meloni, infatti, parla di aver assicurato, al Sistema nazionale contro le dipendenze, le risorse più consistenti di sempre. Basteranno?

Un sistema fermo agli anni Novanta

Certe pericolose evoluzioni degli scenari sono alle porte e, già oggi, dove si diffonde il crack, la situazione sembra instabile e difficile da affrontare. Senz’altro, complessivamente, il nostro sistema di intervento, rispetto a quello di altri Paesi, potrebbe essere citato a modello ma, complessivamente, l’impianto generale, anche dal punto di vista legislativo ed organizzativo, è ancora quello degli anni ’90.

I messaggi fuorvianti e le soluzioni possibili

Certamente, sempre a scopo preventivo, è necessario “correggere i messaggi fuorvianti” che, in questa società interconnessa, spingono all’uso di droghe illecite, ma anche quelle lecite, abbassando la capacità critica dei potenziali consumatori ma, per farlo, sarebbe necessario studiare modalità di intervento di nuova generazione, visto che, quelle usate sino ad oggi, hanno prodotto risultati parziali o dubbi. E se è vero che, come dice la presidente del Consiglio, “la dipendenza non è una condanna irrevocabile” e che “il carcere non può essere l’unica risposta possibile”, è anche vero che se, per molti, lo è diventata, forse non abbiamo lavorato a sufficienza per evitarlo o abbiamo sbagliato qualcosa. Ora una legge permette, a determinate condizioni, di scontare la pena in comunità, per chi è tossicodipendente, ma la sua applicazione sarà delicatissima. Il rischio di portare nelle Comunità i problemi che oggi sono irrisolti nelle carceri non è indifferente.

La risposta europea e internazionale

La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, interviene, nell’occasione, con un messaggio: “Mi auguro che questo incontro possa tradursi in principi condivisi e impegni concreti. La Dichiarazione di Rimini può rappresentare un passo importante verso una risposta europea e internazionale, che metta al centro la prevenzione, il recupero e la dignità di ogni persona”. Ce lo auguriamo tutti ma, dietro questo messaggio, rimane un problema irrisolto.

I Paesi membri in ordine sparso

C’è una diffusione di droghe importante e devastante ma una risposta unitaria europea non c’è, se non, in parte, per quanto riguarda la repressione e un sistema di allerta: basta osservare leggi e modelli di intervento dei vari Paesi per accorgersi che ognuno tende a muoversi per conto suo e con propri obiettivi, anche in modo molto differenziato, senza che l’esperienza fatta diventi un patrimonio comune.

Gli auspici non bastano

Forse, per questo, la presidente del Consiglio ha parlato di auspici e di cosa ha realizzato il nostro Governo ma, oltre a citare il fatto che per alcune iniziative potremmo essere un esempio, non è andata molto oltre, soprattutto considerando che parlava ad una coalizione di Paesi europei che lei stessa ha contribuito a fondare. In un mondo che appare sempre più complesso, la sua prudenza è comprensibile, ma una azione ed una strategia comune europea non possono rimanere un auspicio.

Il monito di Mattarella

In un messaggio inviato ai partecipanti all’incontro internazionale, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha esplicitato che “nessun sistema nazionale, per quanto efficace, basta a se stesso”. Vero, ma per superare questo problema anche il nostro Paese dovrebbe mettersi in discussione, con gli altri, rispetto al percorso fatto sino ad oggi. C’è l’intenzione di farlo con i Paesi Europei? E’ forse questa una reale occasione per assumere gli impegni concreti auspicati da Metsola?

Il ruolo marginale dell’Ue

I media danno un buon risalto a questa Conferenza internazionale ma ciò che riportano, in definitiva, mette il luce soprattutto l’esperienza di una singola comunità e l’azione del nostro Governo. Considerando che la diffusione di droga non può essere considerata solo l’esito di un rapporto tra domanda e offerta, ma ha anche un significato all’interno di equilibri tra potenze mondiali, l’Europa appare, per ora, un po’ troppo sullo sfondo.

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