Dopo quasi tre mesi di controlli, Italia e Spagna ripristinano la libera circolazione Schengen alle frontiere interne. Una sospensione contestata e dai risultati limitati, mentre la partita sul bilancio europeo impone nuove alleanze e l’Europa si confronta con tensioni politiche, proteste sociali e guerre ibride.
Tornano le frontiere libere, cioè europee, tra Italia e Spagna. Dopo ottantatré giorni di controlli – iniziarono il primo agosto con la cosiddetta crisi di Ceuta – la fiction finisce e si torna alla vita reale. In mezzo è successo quello che molti auspicavano: il logoramento del governo Sànchez che, anche per questo, alla fine si è dimesso chiamando la Spagna al voto il 29 novembre. La sospensione degli accordi di Schengen, decisi unilateralmente dalla premier Giorgia Meloni nonostante i dubbi in maggioranza di Forza Italia, è stato uno dei numerosi fattori che ha spinto alle dimissioni uno dei pochi governi socialisti europei in carica. Per la gioia dei Popolari spagnoli e di Vox, il “cuginetto” spagnolo di Fdi.
Schengen, una sospensione senza precedenti recenti
La premier italiana ha creato qualche imbarazzo a livello comunitario perché è vero che lo spazio Schengen è stato sospeso 387 volte dalla sua “nascita” (1990 per l’Italia) ma finora le sospensioni erano durante pochi giorni e sempre per motivi specifici. Adesso che Sànchez è – o sembra – cotto si può anche ripristinare Schengen. La decisione era già stata presa la scorsa settimana durante il Consiglio europeo a Bruxelles ed è diventata operativa ieri dopo il colloquio telefonico tra il ministro dell’Interno Piantedosi e l’omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska. Resta in piedi il «potenziamento dello scambio informativo» per garantire la piena sicurezza dello spazio comune Schengen. Cosa che dovrebbe essere la norma.
Bruxelles sottolinea la bella notizia ed elimina un dossier imbarazzante. «Accolgo con favore le decisioni prese dall’Italia e dalla Spagna di sospendere i controlli alle frontiere interne. Schengen è uno dei più grandi successi dell’Unione europea», ha scritto su X il commissario Ue agli Affari Interni Magnus Brunner. Diciamo anche che Meloni ha bisogno assolutamente di un socio nella battaglia per il bilancio europeo. La Spagna è il partner necessario e questo a prescindere da chi la guiderà. Insomma, sull’altare della partita chiave del Bilancio Ue, è valsa la pena sacrificare l’assurda e unilaterale sospensione dello spazio Schengen.
La crisi di Ceuta e la decisione di Meloni
Era la sera del 30 luglio, boccheggiavamo sotto un caldo infernale accompagnato da tassi di umidità mai visti e verso sera ci arrivarono addosso le immagini dell’assalto a Ceuta, 80 mila nordafricani sfondarono le recinzioni dell’exclave spagnola in terra d’Africa e occuparono quell’angolo di Europa in terra d’Africa. La Guardia Civil spagnola respinse in 48 ore oltre 60 mila migranti per lo più giovani marocchini, gli altri – per lo più africani subsahariani – sono stati riaccompagnati o respinti nel tempo. Pur essendo chiaro a tutti che Ceuta non è Europa e che quindi è praticamente impossibile passare da Ceuta alla Spagna e figurarsi in Italia, Meloni decise subito di sospendere lo spazio Schengen.
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Madrid protestò, accusò di Roma di strumentalizzare la faccenda e di mettersi al fianco di chi – Trump, Putin. Musk – la stava pompando sui social grazie a troll e algoritmi. Bruxelles provò a mediare, in difesa di Sànchez ma mai contro l’Italia. Il risultato fu che dopo una settimana anche Madrid attivò i controlli alla frontiera con chi arrivava dall’Italia.
Parlano i numeri: ottantatré giorni di controlli hanno prodotto 700 mila controlli complessivi, 31 respingimenti alla frontiera di cui solo 8 marocchini, gli altri erano sudamericani che avevano fatto scalo in Spagna per poi raggiungere l’Italia senza documenti validi. Ventidue casi in quasi tre mesi giustificano la sospensione di Schengen per quasi tre mesi?
L’Europa sotto stress tra elezioni e nuove destre
La crisi di Ceuta è stata soprattutto l’inizio di un super stress test per l’Europa. Il vecchio continente, da settembre a tutto il 2027, è stato e sarà chiamato al voto una decina di volte. Spagna, Francia, Italia, i lander tedeschi (che sono andati a destra), Polonia. Generare caos e disordine per poi ripristinare un nuovo ordine è da sempre una strategia delle destre per prendere il potere. Comunque per indebolire l’Europa e consegnarla come provincia satellite al nuovo ordine mondiale deciso da Cina, Usa e Russia e dagli autocrati che le governano.
Ceuta è stata la scintilla. Doveva essere spenta subito. E’ stata pompata. Poi sono arrivate le altre proteste – scuola, casa, caro vita e caro energia – un contagio che corre dalla Grecia alla Spagna passando per l’Albania e l’Italia. E ora eccoci qua, a fronteggiare guerre ibride che usano social e piattaforme che sguazzano su crisi vere e mal gestite.
































