Il Consiglio Ue Interni e giustizia esamina l’European Emergency Response Framework presentato da von der Leyen a settembre. Si parla di respingimenti di massa
Qualcuno, tra i 27, sta pensando di usare la crisi di Ceuta come pretesto per sospendere il diritto individuale all’asilo in caso di forti afflussi migratori. «L’Unione europea ha superato la prova rappresentata dalla crisi di Ceuta e ora deve concentrarsi sull’anticipazione degli eventi prima che diventino emergenze» ha detto ieri il commissario agli Affari interni Magnus Brunner, austriaco, famiglia Ppe e di quella parte che guarda più a destra che a sinistra.
Ieri si è riunito il Consiglio di Giustizia e affari interni. E la pietanza che si sta cucinando in vista del Consiglio Ue di metà ottobre assomiglia tanto ad una stretta vigorosa ai flussi migratori. A quale prezzo, lo capiremo presto. Intanto merita mettere in fila gli indizi.
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Ceuta e il nuovo strumento d’emergenza
La crisi migratoria di Ceuta di fine luglio – per cui l’Italia ancora ieri ha rinnovato la sospensione di Schengen per altre due settimane «per motivi di sicurezza nazionale», come ha spiegato il ministro Matteo Piantedosi – «è stata una prova di tenuta per l’Unione ma ora – ha detto Brunner – non possiamo e non vogliamo tornare all’ordinaria amministrazione».
A settembre, nel Discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente Ursula von der Leyen ha annunciato l’European Emergency Response Framework, ovvero un nuovo strumento di emergenza per gestire situazioni eccezionali di flussi migratori di massa alle frontiere esterne dell’Ue. Per gestire Ceuta, insomma. E altre crisi che si sono ripetute in questi anni: ai confini dell’Europa del nord quando Russia e Bielorussia usarono i flussi migratori irregolari per creare tensione lungo la frontiera del nord est; nell’Europa del sud quando milioni di siriani si presentarono ai confini dell’Unione. A luglio c’è stata Ceuta.
A parte i siriani, è opinione condivisa tra gli analisti che anche i flussi migratori irregolari siano stati usati e ancora di più lo saranno come arma della guerra ibrida per destabilizzare l’Europa. Ceuta è stato, appunto, il caso più evidente di strumentalizzazione. A cui l’Italia peraltro ha abboccato grandemente visto che ancora teniamo congelato l’accordo di Schengen.
L’Emergency Response di von der Leyen serve quindi a rispondere a queste tipologie di crisi dove la strumentalizzazione è «deliberata e pilotata (“engineered and weaponized”) da pressioni politiche o reti di contrabbando». Il protocollo si attiva «solo in base a criteri rigorosamente definiti e in circostanze eccezionali» ancora sconosciuti. Esiste però anche una «flessibilità temporanea e mirata rispetto alle procedure standard previste dalle normative europee».
Il confine tra difesa e diritto d’asilo
Disse von der Leyen parlando al Parlamento europeo: «L’Europa ha bisogno dei mezzi necessari per proteggere i propri confini in ogni momento. Soprattutto in situazioni in cui i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati a fini politici».
Alle nostre latitudini – quelle mediterranee – è sfuggito che nei mesi scorsi Polonia, Lettonia e Lituania hanno autorizzato rimpatri forzati e di massa senza valutare le singole richieste d’asilo. Tutto questo viola il diritto dell’Unione e quello internazionale che sancisce il principio di «non respingimento» che però è stato messo in secondo piano rispetto alla «strumentalizzazione dei flussi».
Il confine è sottile, la differenza abissale: da una parte la civiltà; dall’altra la barbarie; da una parte la legittima difesa; dall’altra la crudeltà. Cosa dovevano essere del resto gli italianissimi centri in Albania? Luoghi dove organizzare respingimenti di massa, più o meno. Le Corti europee lo hanno per ora impedito.
È difficilissimo rispettare quel «confine» visto che il cinismo sta usando i migranti come arma delle guerre ibride. L’Europa dovrebbe avere i giusti anticorpi. La pressione delle destre nazionaliste è però micidiale. La questione sarà una pietanza molto importante – con la flessibilità per l’energia – del Consiglio Ue.
La strumentalizzazione entra nel Patto
Intanto si sa che la Commissione ha inserito il concetto di strumentalizzazione nel Patto sulla migrazione e l’asilo tramite il «Regolamento concernente le situazioni di crisi e di forza maggiore (2024/1359)» che definisce la strumentalizzazione «quando mette a repentaglio funzioni essenziali di uno Stato membro, compresi il mantenimento dell’ordine pubblico o la salvaguardia della sicurezza nazionale».
Il Regolamento, per l’appunto, consente di sospendere per un certo periodo le procedure di asilo rinviando alla conclusione della crisi l’analisi delle domande.
Più poteri e risorse a Frontex
Ieri Brunner ha spiegato che «tutti i 27 devono attuare fino agli ultimi centimetri il Patto su migrazione e asilo». E ha auspicato il «rafforzamento della diplomazia migratoria attiva», ovvero Frontex avrà «più risorse, un ruolo più ampio nei rimpatri, maggiore flessibilità operativa e una sorta di forza di reazione rapida dispiegabile immediatamente».
L’irlandese Jim O’Callaghan, ministro di Giustizia e alla presidenza di turno del semestre, ha chiesto «misure per rafforzare la cooperazione con i Paesi terzi al fine di agevolare la riammissione dei loro cittadini che si trovano illegalmente nell’Unione».
Si chiama «Quadro europeo di risposta alle emergenze» e potrebbe presto trasformare l’Europa in una fortezza.































