22 Ott, 2026

Autotrasportatori, il governo sceglie la linea dura: “Via i blocchi”

Il ministro Urso annuncia l’intervento contro gli autostrasportatori che bloccano strade e autostrade


«E senza benzina o gasolina, soltanto un litro in cambio ti do». Quando Rino Gaetano scriveva Spendi spandi effendi erano gli anni ’70 e la crisi petrolifera era dovuta alla situazione instabile del Medio oriente. A determinarla erano la guerra del Kippur e la chiusura del canale di Suez. L’analogia con il presente è fin troppo scontata, ma per convincere i rappresentanti degli autotrasportatori è servino ben più di un litro di benzina.

All’incontro dei giorni scorsi, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha promesso di sbloccare 480 milioni subito e oltre 500 dal 2027 per far fronte al caro carburante. Numeri ribaditi dal titolare dello Sviluppo economico Adolfo Urso ieri alla Camera, in risposta a un’interrogazione sulle iniziative per l’introduzione di un tetto dinamico al prezzo dei carburanti. Con qualche particolare in più: 434 i milioni già stanziati e 590 quelli previsti per il rinnovo dei mezzi.

L’intervento contro i blocchi

La vera notizia, però, Urso la dà dopo aver fatto sfoggio di numeri e investimenti: «il Viminale riferisce che si sta procedendo alle identificazioni, anche ai fini di rimuovere i presidi. Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive». Poi aggiunge: «È importante, credo che sia significativo e emblematico, che le stesse associazioni dei trasportatori ci chiedono, chiedono al Ministero degli Interni, di far rimuovere i blocchi». Quasi a voler precisare: l’intervento è conseguenza dell’accordo raggiunto con i rappresentanti di categoria, non sintomo di un accordo che non si è riusciti a trovare.

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Detto, fatto. Il Governo adotta la linea dura e nel corso del pomeriggio arrivano i dati dal Viminale: 1.339 le persone iscritte nei registri della polizia, 71 i denunciati, 242 le sanzioni amministrative. Il ministro Piantedosi ha convocato nella serata di ieri una riunione in collegamento con prefetti e questori delle province interessate. L’obiettivo dichiarato, tra le altre cose, è quello di sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali all’interno delle proteste.

L’allarme dei sindaci

Per quanto riguarda l’oggetto dell’interrogazione parlamentare a Urso, il price cap mobile al prezzo del petrolio, rilanciata nei giorni scorsi dalla leader Pd Elly Schlein, ospite di Coldiretti, la risposta del governo sembra essere, per il momento, negativa.
È ancora presto per dire se l’impegno a stanziare più di un miliardo abbia raggiunto l’obiettivo di breve periodo: calmare gli animi bollenti degli autotrasportatori e creare le condizioni perché i tir bloccati su strade e autostrade del Mezzogiorno riaccendano i motori. La cosa sicura è che l’impegno del governo non basta ai sindaci di Napoli e Bari, Manfredi e Leccese, che supplicano l’esecutivo di anticipare l’incontro tra Salvini e i rappresentanti di categoria previsto per martedì prossimo.

In una nota congiunta scrivono: «Prendiamo atto degli impegni economici annunciati dal Governo, ma occorre accelerare concretamente la risoluzione della vertenza. Chiediamo al Governo e al ministro Salvini di anticipare il confronto previsto per il 27 perché rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti». Rifiuti, autobus, consegna merci. Il governo convoca per oggi un Cdm straordinario per discutere l’emergenza.

Nuove misure sull’agricoltura

Sulle conseguenze delle proteste è intervenuto anche il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida rispondendo a un’interrogazione sempre alla Camera in materia di sostegno alle filiere agricole e ittica, schiacciate da costi di produzione sempre più alti a cui si aggiunge il caro carburanti. «Le associazioni si sono dette soddisfatte dagli impegni assunti dal governo e hanno chiesto loro stessi la sospensione dei blocchi», ha voluto ribadire Lollobrigida. Poi annuncia nuovi interventi che però «descriveremo nel dettaglio quando li avremo approvati, come è nostra abitudine».
Il Sud grida aiuto. E il Nord, lo sappiamo, non è messo molto meglio.

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