19 Ott, 2026

Terni, muore dopo 5 mesi la donna presa a martellate dal marito sul bus

Il luogo dell'aggressione a Fatiha El Afghani nel maggio del 2026

Muore dopo 5 mesi di agonia Fatiha El Afghani, 44 anni, la donna presa a martellate sul bus dal marito, un operaio di 43 anni, nel maggio scorso


Ha lottato cinque mesi prima di arrendersi, Fatiha El Afghani, la donna di 44 annidi origini marocchine. Era stata aggredita a martellate dal marito il 9 maggio scorso a bordo di un autobus di linea nei pressi di Santa Lucia di Stroncone, Terni. La donna venne soccorsa dal 118 e portata all’ospedale della stessa cittadina dove i medici hanno fatto di tutto per salvarle la vita. Inutilmente. Dopo il lungo ricovero e un delicato intervento neurochirurgico per le gravissime ferite riportate alla testa, la donna si è spenta.

Si aggrava la posizione dell’aggressore

Si aggrava ora la posizione del marito, Mohamed El Messaoudi, 43 anni, suo connazionale, arrestato con l’accusa di tentato femminicidio pluriaggravato e attualmente detenuto in carcere. Le accuse che dovrà affrontare da questo momento sono ancora più gravi. Era stato rintracciato tre giorni dopo l’aggressione dopo essere stato riconosciuto dal personale e dai clienti di un bar della zona, dove era entrato per fare colazione, come se niente fosse.

Il movente: vita all’occidentale

L’uomo aveva timbrato il biglietto e atteso la moglie negli ultimi posti sull’autobus con cui la donna stava rientrando a Terni dopo aver prestato assistenza a un anziano. Dopo averla afferrata per una spalla e colpita alla testa con un martello, era sceso dal mezzo. Che nel frattempo la conducente aveva subito fermato per via della colluttazione, per poi riuscire a risalire e infierire nuovamente sulla donna, già esanime. Si era quindi dato alla fuga, abbandonando vicino all’autobus il martello e il braccialetto elettronico che indossava in seguito a una precedente aggressione alla moglie. Le contestava lo stile di vita troppo occidentale.

Precedenti denunce

Il procuratore di Terni spiegò che la moglie “non avrebbe avuto scampo” nonostante il braccialetto elettronico indossato dal marito. Il dispositivo avrebbe infatti dato l’allarme solo una volta salita sul bus, troppo tardi per intervenire.

Già nell’aprile scorso, infatti, El Messaoudi era stato arrestato e sottoposto all’allontanamento dalla casa familiare.

Il cordoglio delle istituzioni

La morte di Fatiha ha suscitato profondo cordoglio in Umbria. “Cinque mesi di sofferenza, dopo una violenza inaudita, si sono conclusi con la perdita di una vita spezzata dalla brutalità e dalla sopraffazione”. Così la presidente della Regione, Stefania Proietti. “Questa vicenda è ancora più dolorosa perché la violenza era già emersa. Erano stati adottati provvedimenti di protezione e disposto il divieto di avvicinamento”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di rafforzare la rete di protezione delle donne.

Al cordoglio si è unita l’assessora regionale alle Politiche sociali e alle Pari opportunità, Simona Meloni: “Fatiha aveva diritto a costruire il proprio futuro senza paura. La sua morte ci richiama a una responsabilità collettiva che non può essere elusa”.

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