19 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

19 Ago, 2026

Ucraina, crisi per Zelensky

Inchiesta sulla vicecapo gabinetto del presidente ucraino Iryna Mudra e sfida dell’ex ministro della difesa Fedorov


Potrebbero essere giorni difficili per Iryna Mudra. Potrebbero, perché sul fermo dell’ex vicecapo dell’Ufficio presidenziale ucraino resta ancora un’incertezza decisiva. Il deputato Oleksii Honcharenko ha sostenuto ieri che Mudra sia stata fermata e si trovi al Nabu, dove sarebbe sottoposta a procedure investigative, aggiungendo che dovrebbe passare la notte in custodia provvisoria ma non esiste ancora una conferma ufficiale. Il suo avvocato, Artem Krykun-Trush, smentisce infatti che sia stata arrestata: conferma invece che il Nabu le ha notificato il sospetto e che, insieme ai legali, sta esaminando gli atti relativi alla possibile misura cautelare. 

Iryna Mudra e l’inchiesta

Mudra è stata rimossa poche ore prima da Zelensky con un decreto presidenziale. Il suo nome è finito al centro delle perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta sui 150 milioni di grivne, circa 2,9 milioni di euro, destinati secondo gli investigatori alla cauzione di una persona coinvolta nel caso «Midas».

Fedorov contro Zelensky: elezioni, riforme e corruzione

È una vicenda che esplode proprio mentre un’altra figura di peso del sistema ucraino, l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, torna all’attacco del presidente. «La democrazia non può essere ostaggio della Russia». Con queste parole Fedorov, rimosso da Zelensky a luglio, ha aperto una delle più dure sfide politiche alla presidenza dall’inizio dell’invasione. L’ex ministro chiede un meccanismo «legale, sicuro e realistico» per consentire elezioni anche durante la guerra. Il Kyiv Independent sottolinea la forte reazione suscitata tra funzionari, parlamentari e società civile dalle critiche di Fedorov e dalla sua sfida politica a Zelensky. Il suo intervento arriva mentre il Parlamento ratifica il nuovo ministro della Difesa Yevhenii Khmara e le proteste per la rimozione dell’ex ministro tornano in piazza. La legge marziale, in vigore dal febbraio 2022, impedisce oggi le elezioni nazionali. Fedorov sostiene però che Kiev debba prepararsi a una guerra prolungata: bisogna garantire il voto ai militari al fronte, agli ucraini all’estero e agli abitanti delle zone vicine ai combattimenti, assicurando sicurezza, indipendenza delle istituzioni e credibilità del risultato. La complessità, sostiene, non significa impossibilità. E il messaggio diventa politico quando denuncia riforme bloccate, decisioni necessarie al fronte ferme negli uffici e una cultura delle nomine nella quale la lealtà personale rischia di prevalere sulla competenza. Poi arriva l’attacco sulla corruzione. In tempo di guerra, sostiene Fedorov, il denaro pubblico sottratto allo Stato significa concretamente droni non acquistati, munizioni non consegnate, sistemi di guerra elettronica che non arrivano al fronte. Una critica pesantissima perché proviene da un ex ministro della Difesa, ancora più popolare dopo il licenziamento. 

Le proteste a Kiev e la nomina di Yevhenii Khmara

La sua uscita dal governo aveva provocato proteste a Kiev e in altre città. Ieri, davanti alla Verkhovna Rada, i manifestanti sono tornati a chiedere il suo ritorno mentre il Parlamento approvava Khmara. Sono risuonati «Vergogna», «Fedorov al posto di Khmara», «Il potere è del popolo», «Chiediamo il dialogo». Khmara, ex alto ufficiale dell’Sbu e veterano delle operazioni speciali, rappresenta un profilo diverso da Fedorov, legato a tecnologia, digitalizzazione e innovazione militare. Secondo i dati citati dalle agenzie, a luglio Fedorov godeva della fiducia del 63 per cento degli intervistati, contro il 56 per cento di Zelensky: non intenzioni di voto, ma un indicatore del capitale politico dell’ex ministro. 

Operazione Forrest Gump: il legame con il caso Midas

Mentre lo scontro si allarga, arriva la seconda bomba. Il Nabu, l’Ufficio nazionale anticorruzione, e la Procura specializzata anticorruzione hanno annunciato l’operazione «Forrest Gump», sostenendo di avere scoperto un sistema per riciclare 150 milioni di grivne destinati alla cauzione di una persona coinvolta nel caso «Midas». Secondo gli investigatori, il denaro sarebbe transitato attraverso società controllate e una banca statale, con operazioni studiate per aggirare i controlli finanziari. Le registrazioni diffuse dal Nabu mostrerebbero discussioni sulle tranche di denaro, sui contanti e sulle modalità per far passare le somme attraverso il sistema bancario. Il punto più delicato è la rete descritta dagli investigatori: tra le persone coinvolte figurano un vicecapo dell’Ufficio del presidente, un deputato, un ex parlamentare e dirigenti di una banca statale. Mudra è finita al centro delle perquisizioni e le è stato notificato un sospetto. Sull’eventuale fermo, però, resta al momento una contraddizione: una fonte parlamentare sostiene che sia stata trattenuta, mentre il legale nega l’arresto. Le responsabilità dovranno comunque essere accertate. Il denaro sarebbe stato destinato alla cauzione di Herman Halushchenko, ex ministro dell’Energia e della Giustizia, coinvolto nel caso «Midas», la grande inchiesta sul presunto sistema corruttivo nel settore energetico. È il collegamento con «Midas» a rendere esplosiva la nuova operazione: non un episodio isolato, ma un altro capitolo di una vicenda che ha già investito figure di vertice dell’establishment ucraino.

Una pressione crescente sul potere di Zelensky

Ed è qui che le due storie si incontrano. Da una parte Fedorov denuncia un sistema autoreferenziale, chiede elezioni e lega la lotta alla corruzione alla capacità dell’Ucraina di vincere la guerra. Dall’altra, il Nabu porta una nuova indagine dentro l’apparato presidenziale. Zelensky non è indicato come sospettato, ma la sua amministrazione è nuovamente sottoposta a una pressione politica fortissima sul terreno della trasparenza e della fiducia. Il paradosso è tutto qui: la guerra rende estremamente difficile organizzare elezioni, ma più il voto viene rinviato più la sua assenza diventa una questione politica. Fedorov ha scelto di portarla al centro del dibattito proprio dopo essere stato estromesso dal governo. Ora l’inchiesta anticorruzione porta la stessa domanda dentro il cuore del potere: quanto è solido il sistema che governa l’Ucraina mentre le urne restano chiuse? E la guerra, intanto, continua. Oggi 103 soldati ucraini sono tornati dalla prigionia russa, in uno scambio che ha riportato a casa anche difensori di Mariupol e di diverse regioni del fronte. È la fotografia di un Paese sospeso tra due battaglie: quella contro la Russia, combattuta ogni giorno sotto missili e droni, e quella, sempre più aspra, sul futuro del potere a Kiev. Fedorov ha aperto la crepa. La piazza l’ha resa visibile. L’inchiesta l’ha portata dentro il Palazzo. Ora Zelensky deve dimostrare che l’Ucraina può combattere per difendere la propria democrazia senza rischiare di indebolirla proprio mentre combatte.

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