19 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

19 Ago, 2026

Migranti, Austria e Svizzera riprendono i trasferimenti in Italia

Il riavviano dei trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia aumenta la pressione sul governo Meloni. Intanto il Patto europeo divide tanto la politica italiana quanto i socialisti europei.


Il fronte della guerra grande europea sull’immigrazione si allarga e con essa i guai per Giorgia Meloni. Dopo Germania e Svizzera, infatti, ieri anche l’Austria ha annunciato la ripresa dei trasferimenti in Italia dei cosiddetti “dublinanti”, vale a dire quei migranti irregolari arrivati in Italia e poi spostatisi in altri Paesi dell’Unione Europea che – per gli accordi di Dublino – dovrebbero essere affidati al Paese di primo approdo.

Riapertura ai trasferimenti

In realtà, “l’offensiva d’Austria” è partita il 12 giugno scorso, con l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sull’immigrazione: da quella data, infatti, Vienna ha inviato in Italia quattro migranti “dublinanti” sebbene non abbia specificato se si sia trattato di richiedenti asilo precedenti o successivi il 12 giugno. Il ministero dell’Interno austriaco è stato tranchant: «Con il Patto c’è la possibilità che, in caso di collaborazione da parte dello straniero di cui è competente uno Stato membro dell’Ue, quest’ultimo possa recarsi nello Stato membro in questione con un mezzo di trasporto pubblico – ha spiegato il ministero – Nella pratica, l’autorità mette a disposizione della persona un biglietto del treno o dell’autobus». Anche la Svizzera non ha perso tempo: «I primi voli sono stati prenotati», ha confermato alla Tv svizzera tedesca Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), spiegando che l’operazione partirà dalla fine di agosto.

Il nodo Germania e il confronto con Roma

Il vero nodo per Roma resta comunque la Germania, il Paese di maggior peso dell’Unione e quello con il maggior numero di potenziali “dublinanti”. In questi giorni il negoziato è proseguito sottotraccia coinvolgendo personalmente il capo del Viminale Matteo Piantedosi e la sua controparte tedesca Alexander Dobridt. «La collaborazione sulle politiche migratorie fra Germania e Italia è stretta e confidenziale e il contatto costante», ha tagliato corto il ministero dell’Interno teutonico.

Il Patto europeo e le critiche al governo Meloni

Appare ormai chiaro che sulla riforma del Patto europeo sull’immigrazione il governo Meloni sia lontano da quella vittoria sventolata nei mesi scorsi e su questo le opposizioni non hanno risparmiato critiche: Osvaldo Napoli (Azione) ha criticato frontalmente la maggioranza, sostenendo che le recenti tensioni sulla sospensione di Schengen con la Spagna si stiano ora ritorcendo contro l’Italia. Gli ha fatto eco il capogruppo del PD al Senato, Francesco Boccia, che ha accusato l’esecutivo di isolare il Paese trasformando una crisi di confine esterno in una criticità interna. Accuse respinte al mittente dal presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri (Forza Italia), che ha invece ricordato la «disastrosa» la linea tenuta dalla sinistra europea in materia di immigrazione.

Lo scontro tra socialisti su Meloni e Ceuta

Il fronte progressista continentale, del resto, appare confuso e diviso anche tra i propri ranghi. Il Partito Democratico e il Partito Socialista spagnolo (PSOE) hanno inviato una lettera congiunta al presidente del Partito Socialista Europeo, l’ex premier svedese Stefan Löfven, denunciando la collega di partito Mette Frederiksen, leader del Partito Socialdemocratico danese e prima ministra di Copenaghen, per essersi pubblicamente schierati con la premier italiana Giorgia Meloni sulla crisi migratoria a Ceuta. Per il partito italiano la firma sul J’Accuse è dell’eurodeputato Giuseppe Provenzano, uomo di fiducia della segretaria piddina Elly Schlein. «È inaccettabile – si legge nel documento – che un membro della nostra stessa famiglia politica abbia scelto di allinearsi a Giorgia Meloni. Questo episodio fa parte di un’agenda politica più ampia, coordinata e sempre più strutturale. Adotta la cornice della destra radicale». L’accusa, insomma, è grave ed ha un peso non trascurabile: PD e PSOE, infatti, sono i principali partiti progressisti europei e il secondo esprime anche la leader dei socialisti all’Europarlamento Iratxe García. L’accusa naturalmente è stata rispedita al mittente dalla diretta interessata. «Rimaniamo irremovibili nell’impegno a favore di una politica migratoria rigorosa e di mantenere il controllo sugli ingressi in Danimarca e in Europa – ha spiegato la leader danese in una nota – Non è mancanza di solidarietà verso la Spagna, si tratta di trovare soluzioni europee comuni. Sappiamo che alcuni dei nostri colleghi europei hanno un punto di vista diverso, ma ciò non cambia la nostra linea».

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