Aveva oltre settant’anni di carriera. Fondatore della Italian International Film, ha attraversato generazioni di cinema italiano tra commedia, autori e grandi successi popolari
È morto a Roma, a 98 anni, Fulvio Lucisano, uno dei grandi protagonisti della produzione cinematografica italiana. A dare l’annuncio sono state le figlie Paola e Federica, che ne hanno raccolto l’eredità professionale. «Riposa in pace papà», ha scritto Paola Lucisano.
Con lui scompare una figura che ha attraversato oltre settant’anni di cinema italiano, passando dal documentario al cinema popolare, dalla commedia alla produzione d’autore, fino alla televisione.
Dagli inizi all’Istituto Luce
Nato a Roma nel 1928, Lucisano ha cominciato con le pellicole di fine degli anni Quaranta. Nel 1949 ha partecipato alla realizzazione di Anno Santo, documentario dedicato al Giubileo del 1950, e poco dopo ha iniziato a collaborare con l’Istituto Luce per la produzione di cinegiornali destinati all’America Latina.
Negli anni successivi si è specializzato nella documentaristica, suoi centinaia di lavori, Poi è arrivata la produzione cinematografica.
La nascita della Italian International Film
Nel 1958 fondò la Italian International Film, destinata a diventare una delle società di produzione più longeve e importanti del cinema italiano.
Nel corso della sua carriera Lucisano ha prodotto oltre cento film, muovendosi tra generi molto diversi e contribuendo sia al cinema popolare sia a quello d’autore.
Tra i titoli più noti figurano Ricomincio da tre, Il grande cocomero, Ninfa plebea, Fantozzi – Il ritorno, Notte prima degli esami, Ex, Un ragazzo di Calabria e Cemento armato.
Da Massimo Troisi a Fantozzi
Il nome di Lucisano è legato ad alcuni dei film che hanno segnato epoche diverse del cinema italiano.
Con Ricomincio da tre contribuì al successo cinematografico di Massimo Troisi, mentre negli anni successivi accompagnò progetti molto diversi tra loro, mantenendo una caratteristica costante: la capacità di riconoscere il talento e di trasformarlo in cinema per il grande pubblico.
Una qualità sottolineata anche dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che lo ha ricordato come «uno dei grandi artefici del cinema italiano».
Giuli: «Un cinema fondato su passione e coraggio»
«Ha rappresentato un modo di fare cinema fondato sulla passione, sull’intuito, sul coraggio e sulla capacità di riconoscere il valore», ha dichiarato Giuli.
Il ministro ha definito quello di Lucisano «un cinema sartoriale, costruito con cura e profondamente legato all’identità italiana», ricordando il suo impegno nell’accompagnare molti artisti nel passaggio alla macchina da presa.
Dall’Anica al David di Donatello
Lucisano è stato anche presidente dell’Anica dal 1998 al 2001. Nel 2007 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo nominò Cavaliere del lavoro, mentre nel 2009 ricevette un David di Donatello per i cinquant’anni di carriera. Negli ultimi decenni aveva inoltre esteso l’attività alla televisione e al settore delle multisale cinematografiche.
L’eredità alle figlie
Negli anni più recenti la continuità dell’attività di famiglia è passata alle figlie Federica e Paola Lucisano, entrambe attive nel settore della produzione. Nel 2018, in occasione del suo novantesimo compleanno, la sua storia personale e professionale era stata raccontata da Laura Delli Colli nel volume Fulvio Lucisano, sotto il segno del cinema.
Con la sua morte si chiude una delle carriere più lunghe della produzione italiana: una storia iniziata quando il cinema passava ancora dai cinegiornali e arrivata fino all’industria contemporanea.
































