Nella commemorazione del disastro di Marcinelle le proteste dei sindacati aprono un nuovo scontro tra Cgil e il Governo. L’abbaglio di Meloni
Dalla tragedia alla farsa il passo è spesso tragicamente breve. È successo l’8 agosto, tra Belgio e Italia. Un gruppo di sindacalisti del luogo si è voltato, dando le spalle a Ignazio La Russa durante l’intervento che commemorava la tragedia del lavoro accaduta lì settant’anni fa. Se ne accorge un eurodeputato di Fdi, Carlo Fidanza, che confonde i belgi con i delegati della Cgil e denuncia il sindacato italiano su Instagram. E in Italia, alla Maddalena, abbocca un pesce grosso: Giorgia Meloni, che sta lì in vacanza, decide di commentare prendendosela pure lei con la Cgil. Poi i belgi diranno: guardate che a voltarci siamo stati noi. Prima di raccontarla meglio, questa giornata di agosto, è doveroso chiarire il contorno della tragedia. Siamo in Belgio, a Marcinelle, poco sopra il confine con la Francia, una sessantina di chilometri a Sud di Bruxelles.
La tragedia
Era l’8 agosto 1956, ore otto e dieci, quando poco fuori di quella città si consumava una delle più gravi e pesanti tragedie sul lavoro, per l’Europa, per il mondo e per l’Italia. Quel giorno, nella miniera di carbone di Bois du Cazier, restarono intrappolati 275 uomini: ne moriranno 262, 136 erano italiani. La Commissione Europea ha deciso che da quest’anno l’8 agosto sarà la Giornata europea delle vittime degli infortuni sul lavoro: ogni anno, alle otto e dieci di questa giornata, la campana del Bois du Cazier suonerà 262 rintocchi. E la prima di queste giornate viene celebrata solennemente: c’era fra gli altri Ignazio La Russa, per leggere il messaggio del presidente Mattarella.
Durante il discorso, i sindacalisti della Fédération Générale du Travail de Belgique si voltano dall’altra parte: sono disseminati in un affollato parterre, altri di loro sono su degli spalti. Per tutto l’intervento del presidente del Senato resteranno girati, stesso gesto quando parla la vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, anche lei di Fratelli d’Italia. Non perde tempo il già rammentato Fidanza, che tuona su Instagram: “Cgil: vergogna!” Né perde tempo il nostro presidente del Consiglio che dalla Sardegna, dov’è in vacanza, si affretta a intervenire pure lei, su “X”: “Oggi, durante la cerimonia per i 262 lavoratori morti nella miniera, alcuni rappresentanti della Cgil hanno scelto di voltare le spalle…” eccetera eccetera. In breve si esce dal perimetro della tragedia, per tornare al tiki-taka dei social, elemento evidentemente irrinunciabile per la nostra politica.
La Cgil: “Noi non ci giriamo”
A quel punto la Cgil, chiamata in causa, interviene: credo che Fidanza «abbia preso un abbaglio, un colpo di sole» spiega a voce Maurizio Landini, anche lui a Marcinelle: «La delegazione molto folta della Cgil che era seduta proprio dietro alle non si è girata da nessuna parte». Il segretario generale della Cgil replica anche a Meloni: «Trovo singolare che il nostro presidente del Consiglio, con tutti i problemi che gli italiani oggi hanno, trovi il tempo di commentare delle bugie».
“Contro la presenza dei fascisti”
Il sindacato belga immediatamente rivendica il gesto: «Tutti i compagni della Fgtb si sono girati. Perché? Perché noi siamo contro la presenza di partiti fascisti e per noi, qui in Belgio, Fratelli d’Italia è un partito di estrema destra», spiega Vincent Pestieau, segretario regionale Fgtb per l’area di Charleroi. L’iniziativa era dunque programmata per parte belga, la Cgil non c’entra. Fidanza insisterà con un altro post su Instagram: no no, io li ho visti, erano la Cgil! Nel pomeriggio la sua convinzione si attenua: forse sono stati i belgi, vero, ma la Cgil doveva dissociarsi.
Ieri come oggi
Visto? La tragedia scivola nel battibecco: non è la prima volta che succede, in un mondo politico che si sente costretto a soggiacere a tempi e regole dei social network. Più prudente – e saggio, va ammesso – sarà lo stesso Ignazio La Russa che interpellato sulla faccenda almeno in parte si sfila dal pastrocchio: «Non voglio sporcare questa commemorazione con atti che considero di squallida propaganda».I minatori di Bois du Cazier, settant’anni fa, morirono tutti lontani da casa, dal loro paese: tutte cose che succedono ancora, se non in miniera sul mare, davanti casa nostra. Purtroppo il viaggio fra la tragedia e la farsa è quasi sempre un viaggio di andata e ritorno, chi governa e usa i social si prenda un attimo per pensarci su.






























