17 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Lug, 2026

Zelensky rivoluziona il governo: proteste a Kiev e scontro ai vertici dell'esercito

Il cambio ai vertici del governo voluto da Zelensky in Ucraina riaccende lo scontro tra fazioni interne, leadership militare e sostenitori di una nuova strategia di guerra


È un brusco e decisamente rumoroso cambio di leadership quello che ha investito il governo ucraino. Il sostituto della silurata Yulia Svyrydenko, Sergii Koretskyi, è stato approvato ufficialmente ieri come nuovo Primo ministro del Paese, dopo il veloce e inatteso rimescolamento dei vertici del governo voluto dal Presidente Volodymyr Zelensky.

Koretskyi è il terzo ad assumere l’incarico dall’inizio della guerra ed è chiamato a muoversi in un ambiente politico tutt’altro che tranquillo.

Si è molto speculato e dibattuto sul perché Zelensky potrebbe aver deciso di rimescolare il governo, in carica da meno di un anno, in modo così brusco e inaspettato. Le ragioni dietro la scelta di Zelensky sono probabilmente molteplici, ma gli scandali che nelle ultime settimane hanno investito la leadership ucraina sembrano aver avuto un peso rilevante. Specialmente quelli legati alla condotta delle forze armate ucraine, accusate da varie indagini indipendenti di star coprendo strane morti in condizioni di non combattimento e altre irregolarità nel reclutamento e nella gestione delle reclute.

Lo scontro sulla gestione delle forze armate

Forse proprio per tentare di mettere una falla sul fronte della gestione delle forze armate uno dei volti più influenti ad esser caduti assieme alla Svyrydenko è stato il ministro della Difesa Mikhailo Fedorov, in carica da appena sei mesi. Fedorov, popolare uomo del mondo tech e considerato, almeno fino a poco fa, un fedelissimo di Zelensky nonché un innovatore in campo militare è stato probabilmente rimosso come conseguenza dei ben noti problemi tra lui e la leadership militare del Paese.

Come ammesso dallo stesso Fedorov dopo l’annuncio delle sue dimissioni, infatti, da tempo tra lui e i generali di Kiev non corre buon sangue. In particolare, l’ex ministro se l’è presa con il potente e influente generale Oleksandr Syrskyi, Capo di Stato Maggiore, il quale, secondo Fedorov, non ha fatto altro negli ultimi mesi che bloccare ogni forma di innovazione presentata dal suo diretto superiore. «Invece di studiare come sconfiggere la Russia in modo asimmetrico ha studiato come dividere il Paese», ha tuonato ieri l’ex ministro, volto di un movimento interno alla leadership ucraina che preme per un drastico rivoluzionamento del modo di combattere la guerra contro Mosca.

Un metodo basato molto più sull’impiego di droni e armi asimmetriche, che però sembra non piacere a Syrskyi e alla vecchia guardia in uniforme, che pure fa ampio uso di questo tipo di tecniche sul campo di battaglia. Probabilmente, dietro tutta questa storia si nasconde uno scontro più profondo tra diverse “catene” di influenza e gruppi di potere, che si stanno scontrando per avere la meglio e poter così dettare più direttamente la rotta di un Paese che, nonostante la guerra, resta attraversato da conflitti politici importanti.

Proteste a Kiev dopo la rimozione di Fedorov

La rimozione di Fedorov, comunque, non è stata indolore per Zelensky. Centinaia di persone sono infatti scese in piazza nella capitale Kiev e in altre città ucraine per chiedere la riconferma del ministro e le dimissioni di un alto comandante dell’aviazione, incolpato dei recenti attacchi contro le infrastrutture del Paese. Non un fatto inaspettato vista la popolarità di Fedorov e che rischia di costringere Zelensky a tornare parzialmente sui suoi passi qualora la situazione dovesse degenerare ulteriormente.

Per il momento, del resto, non è ancora chiaro chi potrebbe essere il sostituto al Ministero della Difesa: si parla di Ihor Klymenko, l’uscente ministro degli Interni, ma non c’è ancora nessuna certezza e molte fonti smentiscono le voci. La rinomina di Fedorov, dunque, è ancora totalmente nel campo del possibile.

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Ad ogni modo, al di là dei nomi il rimpasto conferma come la guerra non abbia congelato la politica ucraina, ma l’abbia piuttosto resa ancora più aspra. Mentre il conflitto con la Russia continua a consumarsi sul campo di battaglia, infatti, a Kiev si combatte anche una partita per il controllo delle istituzioni. E, soprattutto, per decidere quale direzione dovrà prendere il Paese negli anni a venire.

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