17 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Lug, 2026

Riforma Bernini sull’università, perché è un passo avanti

La riforma Bernini sul reclutamente nelle università segna un passo avanti, soprattutto per quanto riguarda il superamento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale


Martedì 7 luglio, prima che imperversasse l’affaire Ranucci-Lavitola e prima che le cronache politiche venissero assorbite dalla discussione della legge elettorale, la Camera ha approvato la riforma del reclutamento universitario. Si tratta dell’approvazione definitiva che segue il primo via libera ottenuto lo scorso dicembre dal Senato.

La riforma Bernini cambia le regole del gioco in materia di carriera accademica. Il provvedimento più rilevante previsto dal ddl è il superamento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale. Fino a oggi, chiunque ambisse a intraprendere la carriera accademica doveva passare al vaglio di una commissione nazionale chiamata ad accertare la soddisfazione delle cosiddette “mediane”, vale a dire il rispetto di un numero minimo di pubblicazioni che comprendesse, ad adempio, articoli su riviste scientifiche, articoli su riviste scientifiche di classe A e monografie, e l’aderenza delle pubblicazioni al settore scientifico-disciplinare per cui si richiedeva l’abilitazione. Il rispetto delle mediane era condizione necessaria ma non sufficiente per l’ottenimento dell’abilitazione: l’ultima parola spettava alla commissione.

Il superamento dell’Asn

Per quanto l’Asn costituisse senza dubbio un vaglio critico di prima istanza, aveva almeno tre problemi: 1) creava una massa di “abilitati” che il sistema universitario non aveva la capacità di assorbire: secondo quanto riportato dal Sole24Ore, su più di 70 mila abilitati dal 2012 in avanti, 31mila, cioè il 41,3% del totale, non hanno ottenuto una cattedra. 2) Determinava una mole di ricorsi generati dalle mancate abilitazioni (quasi 2300 ricorsi dall’introduzione dell’Asn a oggi). 3) Soprattutto, il sistema dell’Asn aveva un problema di carattere pratico: commissioni formate da cinque o sei docenti erano chiamate a valutare le candidature di decine di aspiranti professori, ognuno dei quali accompagnava la propria candidatura da decine di pubblicazioni.

Insomma, per vagliare davvero le candidature, i commissari avrebbero dovuto impegnarsi a tempo pieno nella lettura delle pubblicazioni dei candidati. Con tutta evidenza, una richiesta impossibile da soddisfare. A questo si aggiunge la dilatazione della validità dell’abilitazione: quando fu introdotta, con la riforma Gelmini, la sua durata era di 4 anni, poi è salita a 9, a 10 e infine a 12 finendo così di essere un vero discrimine per valutare la produttività di un candidato.

Il nuovo sistema di valutazione

La riforma Bernini sostituisce all’Asn un sistema di autovalutazione: saranno i decreti attuativi della riforma a stabilire le modalità, ma l’impianto generale del ddl prevede che, partecipando al concorso bandito da un ateneo per un posto da ricercatore o da professore (associato o ordinario), il candidato “autocertificherà” il possesso dei requisiti (pubblicazioni ecc) per partecipare a quel bando. In questo modo la riforma sburocratizza le procedure di reclutamento eliminando l’elefantiaco passaggio dell’abilitazione scientifica nazionale. Secondo quanto previsto dal testo del ddl, “il nuovo modello di autodichiarazione non produrrà un certificato di abilitazione o altro tipo di esito documentale (“esito verde o rosso”), ma costituirà unicamente lo strumento e la condizione per lo svolgimento delle procedure locali, seppure alla luce dei nuovi (e più elevati ed uniformi) requisiti di partecipazione.”

Requisiti nuovi, più elevati e uniformi, rispetto a quelli precedentemente richiesti dall’Asn. Insomma, il candidato dimostrerà di avere le carte in regola per partecipare a una selezione locale, bandita dall’ateneo. Poi sarà l’ateneo a valutare, autonomamente, a chi conferire l’incarico. Per ora, resta indeterminato quali saranno questi criteri e confidiamo che riguardino unicamente l’attività scientifica e che i requisiti discriminino tra materie: ad esempio, la capacità di ottenere finanziamenti da parte di un medico o un ingegnere è inevitabilmente superiore a quella di un letterato o un filosofo.

Un passo avanti

Al netto di queste riserve, il superamento dell’Asn è un elemento giudicato positivamente persino dall’associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia, maestra di militanza politica. Quindi c’è da fidarsi. L’obiezione fatta valere da alcuni, secondo cui il superamento dell’Asn favorirebbe nepotismi e baronie, è senza senso. Già prima, infatti, i singoli atenei erano indipendenti rispetto alla “chiamata”, al bando per reclutare il ricercatore, l’associato o l’ordinario. Oltre al fatto che sarebbe ipocrita non riconoscere che logiche amicali e di consorteria venivano fatte valere anche in sede di valutazione nazionale per l’attribuzione dell’abilitazione.
La riforma introduce inoltre un sistema premiale: farà dipendere i finanziamenti agli atenei dal raggiungimento di determinati risultati da parte del neo-assunto, valutati dall’Anvur ogni tre anni, in maniera tale da spingere ad assumere effettivamente il migliore, o comunque il candidato che si ritiene capace di ottenere quei risultati.

E qui le critiche riguardano la logica quantitativa. Ancora una volta, saranno i decreti attuativi a stabilire quali saranno i criteri di valutazione, e non c’è dubbio che la logica puramente quantitativa abbia portato alla proliferazione di materiale accademico di scarsissima rilevanza e qualità. Da questo punto di vista, l’introduzione di una prova didattica nelle procedure di reclutamento deve essere salutata positivamente e rappresenta un ulteriore passo in avanti. È opportuno che chi ambisce alla carriera accademica sia valutato sulla capacità di insegnare e non solo sul rispetto di valori-soglia in termini di pubblicazioni. Dalla riforma del reclutamento universitario dipende la qualità della formazione in Italia e, volendo allargare il discorso, il livello della classe dirigente nel nostro paese. La riforma Bernini rappresenta un passo in avanti in un quadro di sostanziale e mortificante immobilismo generale.

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