14 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

14 Lug, 2026

Hormuz, l’Iran colpisce le petroliere. Trump: «Attaccheremo tutto»

Attacchi contro l 'Iran

Colpite le petroliere emiratine Mombasa e al-Bahiyah lungo la rotta meridionale dello Stretto. Un marittimo indiano è morto e otto persone sono rimaste ferite. Washington prepara nuovi attacchi


Due petroliere degli Emirati Arabi Uniti sono state colpite da missili iraniani mentre attraversavano la rotta meridionale dello Stretto di Hormuz, nelle acque territoriali dell’Oman. Un membro dell’equipaggio è morto e altre otto persone sono rimaste ferite, quattro in modo grave.

Poche ore dopo, Donald Trump ha annunciato la ripresa degli attacchi americani contro l’Iran.

«Colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con lo Stretto di Hormuz», ha detto il presidente nello Studio Ovale, promettendo una nuova operazione militare «molto veloce». Trump ha inoltre anticipato un prossimo bombardamento contro l’impianto nucleare di Pickaxe Mountain.

Teheran, intanto, rivendica nuovi attacchi contro strutture militari americane in Bahrein, mentre la Giordania ha intercettato quattro missili iraniani entrati nel proprio spazio aereo.

L’attacco alle petroliere degli Emirati

Le petroliere Mombasa e al-Bahiyah sono state raggiunte da due missili da crociera iraniani mentre percorrevano la rotta di navigazione meridionale di Hormuz, quella indicata dagli Stati Uniti come alternativa alle acque controllate da Teheran.

Secondo il ministero della Difesa degli Emirati, un marittimo indiano a bordo della Mombasa è morto nell’attacco. Altri otto membri degli equipaggi sono rimasti feriti: sei cittadini indiani e due ucraini. Quattro sarebbero in gravi condizioni.

I missili hanno provocato incendi su entrambe le navi, successivamente domati. Abu Dhabi ha definito l’azione iraniana «un flagrante attacco» e «una grave e chiara violazione del diritto internazionale», annunciando di riservarsi il diritto di rispondere all’escalation.

Trump: «Colpiremo tutte le capacità iraniane a Hormuz»

Trump ha comunicato al Congresso la ripresa delle operazioni militari contro l’Iran. «Attacchiamo stanotte e colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con lo Stretto di Hormuz», ha dichiarato.

Il presidente ha accusato Teheran di aver violato l’accordo raggiunto il mese scorso. «Hanno rotto l’intesa, hanno scoperto che c’era qualcosa che non gli piaceva e noi non intendiamo accettarlo», ha affermato. «Alla fine finiremo per controllare tutto quello che stanno facendo: è folle e molto stupido».

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Trump ha però sostenuto che un nuovo accordo con l’Iran sarebbe ancora possibile, ribadendo che Teheran non potrà dotarsi dell’arma nucleare. Il presidente americano ha inoltre annunciato che gli Stati Uniti bombarderanno «presto» l’impianto nucleare di Pickaxe Mountain, senza fornire altri dettagli sugli obiettivi o sui tempi dell’operazione.

La nuova ondata di raid americani

Il Comando centrale degli Stati Uniti ha annunciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi iraniani. Almeno una dozzina di velivoli militari americani sono stati individuati tra il Golfo Persico, il Golfo di Oman, le coste degli Emirati e lo spazio aereo saudita.

Tra gli aerei in volo figuravano nove aerocisterne KC-135R, due KC-46A e diversi mezzi da ricognizione e sorveglianza. Sono stati segnalati anche un E-3B Sentry e un P-8 Poseidon della Marina americana.

L’E-3B può monitorare un’area di circa 120 mila miglia quadrate e seguire contemporaneamente centinaia di obiettivi. La presenza di numerose aerocisterne indica la preparazione o il sostegno di operazioni prolungate a grande distanza.

Teheran rivendica gli attacchi in Bahrein

I pasdaran hanno dichiarato di aver colpito depositi logistici di armi, un centro per le comunicazioni satellitari e un edificio residenziale utilizzato dalle forze americane in Bahrein.

In una seconda comunicazione, le Guardie della Rivoluzione hanno affermato di aver preso di mira anche la Quinta flotta della Marina statunitense, danneggiando un deposito di carburante, un radar Patriot, un radar per il controllo aereo e un sistema di allarme C-Ram.

Secondo Teheran, sarebbe stato completamente distrutto anche un centro di controllo delle imbarcazioni militari a guida autonoma.

A Manama sono state udite almeno due esplosioni. Le sirene antiaeree sono entrate in funzione più volte dall’alba e le autorità hanno invitato la popolazione a mantenere la calma e a raggiungere i luoghi sicuri.

La Giordania intercetta quattro missili

Le forze armate giordane hanno riferito di aver abbattuto quattro missili iraniani entrati nello spazio aereo del Paese nelle prime ore di martedì. Non risultano vittime né danni materiali.

Dopo l’attacco, i pasdaran si sono rivolti direttamente alla popolazione giordana, sostenendo di non nutrire «alcuna animosità» nei suoi confronti. «Vi amiamo profondamente, popolo nobile», si legge nella dichiarazione diffusa dall’agenzia iraniana Irna. I pasdaran hanno invitato la Giordania a chiedere lo smantellamento delle basi americane presenti nella regione, collegando l’offensiva alla guerra a Gaza e al sostegno statunitense a Israele.

Il Parlamento iraniano prepara la legge su Hormuz

Al Parlamento di Teheran è stato presentato un disegno di legge sull’«azione strategica per la sicurezza e lo sviluppo duraturi dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico».

A darne notizia è stato Ebrahim Azizi, presidente della commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale. «Il Parlamento rimane fermo e deciso nel difendere le linee rosse dell’Iran, in particolare la gestione dello Stretto di Hormuz», ha scritto su X.

Azizi ha definito il provvedimento «il primo passo», avvertendo che quelli successivi «toglieranno il sonno ai nostri nemici».

La mossa conferma che Teheran considera il controllo del passaggio marittimo uno strumento centrale della propria strategia militare e negoziale. Attraverso Hormuz transitava, prima della guerra, circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto consumati nel mondo.

La guerra per il controllo dello Stretto

L’attacco alle due petroliere colpisce direttamente la rotta meridionale, creata dagli Stati Uniti lungo le coste dell’Oman per consentire alle navi di evitare il passaggio vicino all’Iran.

Washington sostiene che lo Stretto debba rimanere aperto a tutte le imbarcazioni. Teheran pretende invece che le navi ottengano la sua autorizzazione e attraversino le acque territoriali iraniane.

Trump ha già annunciato l’intenzione americana di assumere il controllo dello Stretto e di farsi pagare per garantirne la sicurezza. Il presidente ha ipotizzato un rimborso pari al 20 per cento del valore dei carichi in transito, contraddicendo la linea espressa dal segretario di Stato Marco Rubio e dal vicepresidente JD Vance, che avevano escluso la possibilità di imporre pedaggi su una via d’acqua internazionale.

L’escalation si allarga allo Yemen

Il conflitto si estende anche allo Yemen. Secondo Axios, Trump avrebbe assicurato al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman il sostegno americano per nuove operazioni militari contro gli Houthi, alleati dell’Iran.

L’attacco saudita contro l’aeroporto di Sana’a e la successiva risposta missilistica degli Houthi rappresentano la più grave escalation tra il movimento yemenita e l’Arabia Saudita dal 2022.

La tregua ormai cancellata

L’accordo raggiunto a giugno tra Washington e Teheran avrebbe dovuto fermare gli attacchi e riaprire Hormuz alla navigazione. La nuova serie di bombardamenti, rappresaglie e minacce ha ormai cancellato quella tregua.

Gli Stati Uniti preparano altri raid, l’Iran rafforza il proprio controllo sullo Stretto e gli Emirati minacciano una risposta dopo l’attacco alle petroliere. La battaglia per Hormuz trascini direttamente nel conflitto tutti i Paesi del Golfo e trasformi la crisi militare in una nuova emergenza energetica globale.

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