11 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Lug, 2026

Mercati, la sfida dell’Europa: l’Ecofin accelera su vigilanza unica

Il mandato unanime dei ministri dell’Economia d’Europa riuniti all’Ecofin apre una nuova fase del negoziato sulla supervisione dei mercati finanziari


A prima vista sembra uno di quei dossier che interessano soltanto gli addetti ai lavori. Sigle incomprensibili, autorità di vigilanza, competenze da trasferire, tavoli tecnici. In realtà, la discussione avviata oggi all’Ecofin sulla vigilanza dei mercati finanziari racconta molto di più. Racconta il tentativo dell’Europa di compiere un passo decisivo verso un autentico mercato unico dei capitali. Soprattutto, racconta quanto sia ancora difficile convincere gli Stati membri a cedere una parte del proprio potere. Il dato politico è rilevante. Per la prima volta i 27 ministri dell’Economia hanno dato un mandato unanime al ministro delle Finanze irlandese, Simon Harris.

Il mandato unanime dell’Ecofin

Presidente di turno dell’Ecofin, affinché entro ottobre venga trovato un accordo sul pacchetto dedicato all’integrazione e alla supervisione dei mercati finanziari. La questione nasce da un dato evidente. L’Unione europea dispone di un mercato unico per beni, servizi e persone, ma continua ad avere 27 mercati finanziari che, pur regolati da norme comuni, restano vigilati dalle autorità nazionali. Il risultato è una frammentazione che rende più difficile raccogliere capitali e favorire la crescita delle imprese europee.

Negli ultimi anni questo limite è diventato ancora più evidente. L’Europa deve finanziare la transizione energetica, la digitalizzazione, l’innovazione tecnologica, la difesa e il rafforzamento della propria autonomia strategica. Servono centinaia di miliardi di euro ogni anno. Pensare che possano arrivare soltanto dalle banche o dai bilanci pubblici è ormai irrealistico. Da qui l’accelerazione verso un grande mercato europeo capace di trasformare il risparmio privato in investimenti produttivi.

Il ruolo dell’ESMA

Perché questo accada, però, serve un arbitro riconosciuto da tutti. Qui che entra in gioco l’ESMA, l’autorità europea dei mercati finanziari, alla quale la Commissione vorrebbe affidare maggiori poteri di vigilanza diretta sulle infrastrutture finanziarie più importanti e sui nuovi operatori, comprese le piattaforme che offrono servizi sulle criptovalute. Ed è proprio su questo punto che emergono le resistenze.

Dietro il linguaggio tecnico si nasconde infatti una questione profondamente politica: chi controlla i mercati controlla anche una parte importante della leva economica. Per questo quasi tutti i governi chiedono maggiore integrazione, ma ciascuno cerca contemporaneamente di limitare il trasferimento di competenze a danno delle autorità nazionali come la nostra Consob. La Germania vuole un’ESMA sottoposta a controlli stringenti e con competenze delimitate.

L’Italia sostiene un approccio graduale, criteri precisi e un ruolo centrale delle autorità nazionali, considerate indispensabili perché conoscono meglio le caratteristiche dei rispettivi mercati. Belgio e Paesi Bassi chiedono di evitare duplicazioni burocratiche, mentre il Lussemburgo, che ha costruito una parte consistente della propria economia sui servizi finanziari, arriva a mettere in discussione l’intero impianto della centralizzazione, sostenendo che potrebbe perfino danneggiare il mercato unico.

Un’unica preoccupazione

Sono posizioni differenti solo in apparenza. In realtà esprimono tutte la stessa preoccupazione: nessun Paese vuole rinunciare facilmente a una quota della propria sovranità finanziaria. Ed è qui che si misura il significato politico dell’iniziativa irlandese. Se entro ottobre verrà trovato un compromesso, l’Europa avrà superato uno degli ostacoli che da oltre dieci anni rallentano la costruzione del mercato unico dei capitali.

Non sarà ancora il traguardo finale, ma rappresenterà un cambio di passo concreto. Del resto la competizione globale non aspetta Bruxelles. Gli Stati Uniti dispongono di un mercato dei capitali integrato che permette alle imprese di raccogliere finanziamenti rapidamente su scala nazionale. La Cina può contare su una forte regia pubblica degli investimenti.

L’Europa, invece, continua a possedere un enorme patrimonio di risparmio privato che troppo spesso finisce per finanziare economie esterne anziché sostenere le imprese europee. Per questo il negoziato sulla vigilanza va ben oltre la definizione delle competenze dell’ESMA. È un banco di prova della capacità dell’Unione di trasformarsi da semplice spazio economico comune in un sistema finanziario realmente integrato.

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