11 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Lug, 2026

Spie russe, il nodo dei documenti segreti

Le classifiche di segretezza dei documenti segreti al centro dell’inchiesta della procura di Roma potrebbero risultare decisive per il processo ai due ex 007 dell’intelligence accusati di aver fatto da spie per conto dei russi


Atti segreti, riservati o riservatissimi? Sfumature di senso che ai profani possono suggerire poco o niente, eppure decisive per stabilire la portata della spy story scoperta dalla procura di Roma e che coinvolge, al momento, due ex funzionari dei servizi segreti italiani. Sfumature al centro dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip cui ieri mattina sono stati sottoposti entrambi, fin dal primo momento consapevoli che dalla determinazione esatta di quei criteri di classificazione dipenderà l’esito della loro vicenda processuale. Quella diplomatico-politica, che si è aperta poco dopo il loro arresto, ha già raggiunto un notevole livello di tensione.

Dopo che la Farnesina ha deciso di espellere dall’Italia Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, i due addetti militari dell’ambasciata russa a Roma sospettati di essere i contatti dei nostri 007 “infedeli”. Una mossa cui il ministero degli Esteri russo ha risposto con una sola parola: «Risponderemo». Quando e in che modo, si vedrà.

Il sassarese Gavino Raoul Piras, il 59enne ex maresciallo dei carabinieri ed ex appartenente al Sismi e poi all’Aisi che secondo l’accusa avrebbe trasmesso informazioni ai servizi segreti militari russi per oltre un decennio, è stato ascoltato per due ore. Avrebbe risposto in maniera esaustiva alle domande del gip, fornendo spiegazione delle sue condotte.

La linea difensiva di Di Pasquale

Atteggiamento collaborativo tenuto anche dall’altro indagato, Vincenzo Di Pasquale, materano, stessa età del collega, ex agente operativo Aisi con la passione per le tecniche “Krav maga” per l’autodifesa a mani nude. «Il mio assistito resta un sottufficiale dei carabinieri in pensione che ha dedicato la sua vita alla sicurezza dell’Italia – ha detto ai giornalisti l’avvocato Domenico Di Tullio, difensore di Di Pasquale-. Purtroppo è incappato in una relazione amicale episodica con un altro soggetto (Piras, ndr) che lo ha trascinato nella polvere. I due lavoravano nello stesso ufficio».

Il difensore, che ha presentato al giudice un’istanza per chiedere l’attenuazione della misura (entrambi gli indagati sono ai domiciliari), si è detto convinto che «ci troviamo davanti a un clamoroso errore giudiziario». Ed ha spiegato che l’ex 007 ha «chiarito rapporti, circostanze e tutti i fatti che gli vengono imputati. Non ha fornito – ha insistito il legale – alcun tipo di informazione riservata, segreta o segretissima» ai russi.

Le informazioni contestate dall’accusa

La sicurezza del nostro Paese, insomma, non sarebbe mai stata messa in pericolo da un’attività che peraltro sarebbe stata assicurata all’ambasciata di Mosca in cambio di somme di denaro esigue. Non più di 4mila euro per “spiata”. La linea di difesa – a parte l’evidente tentativo di Di Pasquale di scaricare su Piras le responsabilità almeno morali della vicenda – è sostanzialmente la stessa per entrambi. Nei giorni scorsi Piras si era difeso dicendo di non aver diffuso alcuna notizia segreta. Solo informazioni individuate in virtù della sua «attività di analista» indipendente di intelligence.

Nell’ordinanza di arresto, il gip spiega invece che «le notizie esaminate, procurate e rivelate dal Piras, senza dubbio allo scopo di spionaggio, non essendo coperte da segreto di Stato, risultano tutte caratterizzate, sì, dal divieto di divulgazione ma con classifiche di segretezza oscillanti tra il “riservato”, il “riservatissimo” e il “segreto”». Che qualcosa, presumibilmente, vorrà dire, anche se non siamo al “segretissimo” che è l’aggettivo superlativo più inquietante. Quello che rappresenta una «potenzialità lesiva eccezionalmente grave agli interessi della Repubblica».

Accessi ai sistemi informatici

Sempre secondo l’accusa, i due si sarebbero procurati le informazioni introducendosi nei sistemi informatici e nelle banche dati dei carabinieri. E degli organismi di informazione e sicurezza italiani. E il gip di Roma, Rosamaria De Lellis, nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri del Ros ha scritto che «quanto evidenziato, unitamente alla circostanza che le condotte in analisi appaiono ben lontane dall’essere occasionali, impone una prognosi severa e rigorosa in ordine alla pericolosità sociale degli indagati».

Emergendo l’alta probabilità ovvero la quasi certezza che, presentandosi l’occasione, essi commettano altri reati della medesima specie». In alcune intercettazioni captate dagli inquirenti, Piras avrebbe detto a un interlocutore di aver fornito «in dodici anni migliaia di informazioni». Nelle intercettazioni anche le presunte rivelazioni sugli armamenti italiani. Dal mezzo navale progettato dall’azienda Leonardo alle informazioni sulla fornitura di quattro batterie Samp T. Lo sviluppo di carri armati e un cingolato da neve da destinare all’Ucraina, fino al Michelangelo Dome destinato alla Bulgaria.

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E in un biglietto rinvenuto c’è la richiesta di dati riguardanti «l’efficacia degli attacchi alle strutture nucleari iraniane», «danni al programma nucleare», «prospettive di ripresa dei lavori». Oltre che «disponibilità e piani di acquisto di missili a lungo raggio (Storm/Shadow Scalp)», «Piano di riarmo in Italia, Ue e Nato», «prospettive di sviluppo delle forze armate», «priorità e obiettivi della Difesa Ue», fino alla frase «Aiuterà l’Ucraina a fabbricare missili a lungo raggio». A chi è il riferimento? Chi ha scritto questi appunti e perché? E le risposte sono “segrete”, “riservate” o “riservatissime”?

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