La nuova maglia del Napoli celebra i cento anni del club con uno stemma vintage e il ritorno del cavallo. De Laurentiis parla anche di Allegri, mercato e nuovo stadio
Presentata la nuova maglia della SSC Napoli per la stagione 26/27. La maglia, di un azzurro più opaco di quello della scorsa stagione, ha uno stile vintage ed è densa di simboli.
Si tratta di una polo dal colletto a vele larghe, caratterizzata da un elegante stemma in onore del Centenario del Club. Aurelio De Laurentiis l’ha presentata su una nave da crociera, insieme ad autorità politiche e religiose. Particolarmente rilevante la presenza del Cardinal Battaglia che ha donato la propria benedizione.
Il ritorno del Corsiero
Lo stemma in onore del Centenario è la vera novità della maglia: uno scudo bianco incornicia la classica “N” coronata da un ben visibile numero 100. Gli elementi ornamentali dello stemma sono dorati e presentano delle forme a spirale che si sovrappongono con delicatezza al bianco di sfondo. I più attenti noteranno anche un secondo scudo, più piccolo e ben posizionato al di sopra del primo. Al suo interno è rappresentato il Corsiero del Sole, primo emblema del Club partenopeo, scelto nel 1926 dall’allora presidente Giorgio Ascarelli.
Per chi non lo sapesse, il Corsiero del Sole è un cavallo rampante sopra un pallone da calcio.
Il design del numero 100 è molto eloquente. I due zero formano il simbolo dell’infinito, forse per comunicare che il Club pensa ai suoi simboli tradizionali, senza rimanere ancorato al passato. Lo stesso Corsiero rappresenta non solo un simbolo antico, ma anche un’evoluzione qualitativa del più conosciuto “ciucciariello”.
Non sorprende, perciò, che sui social i tifosi abbiano già iniziato a discuterne. Il pubblico si divide tra chi si dice dispiaciuto per l’abbandono dell’asino, e chi si entusiasma per il ritorno del cavallo. I più romantici stanno addirittura interpretando il passaggio da asino a cavallo come una metafora di riscatto sociale della città. Ennesima conferma di quanto la squadra sia radicata nella struttura socioculturale partenopea.
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Maradona testimonial virtuale
Per presentare la nuova maglia il club si è affidato all’intelligenza artificiale. È Diego Armando Maradona, infatti, a “vestirla” per primo, almeno sui social. La sua riporta i tifosi al 1984, anno in cui Diego arrivò a Napoli per la prima volta. Il volto giovane e rilassato, i capelli neri e voluminosi, sneakers bianche e l’azzurro della maglia sul petto: nessun testimonial avrebbe potuto trafiggere i cuori allo stesso modo.
Durante la cerimonia sulla nave, De Laurentiis ha anche parlato di Allegri, di mercato e dello stadio nuovo.
Allegri e il simbolo del cavallo
Su Allegri, De Laurentiis ha detto che sarà presentato il 14 luglio al Teatro San Carlo. «Sono contento e fiero di aver dato continuità scegliendo un allenatore che ha vinto tantissimo in Italia e che è arrivato due volte in finale di Champions League».
Poi un passaggio ironico sul tema dei cavalli, che oltre a essere sulla maglia, sono anche una conclamata passione di Allegri: «Devo dirvi che mio padre mi portava da bambino a vedere le corse dei cavalli. Durante le riunioni di sceneggiatura mi diceva: “Auré, andiamoci a vedere una corsa di cavalli”. Era straordinario: grazie ai suoi amici, che non erano bravi a scommettere, facevamo un mare di soldi e poi tornavamo in ufficio! Il cavallo è sempre stato il nostro simbolo ed è anche il simbolo di Max Allegri. Gli chiederò di farmi acquistare un cavallo, con un fantino che indossi la maglia azzurra!».
Il mercato e le uscite
Sul mercato, De Laurentiis è stato molto cauto, a voler essere buoni. Ha, infatti, smorzato di molto i probabili desideri dei tifosi. La squadra, secondo lui, è anche troppo numerosa, le priorità saranno quindi le uscite e non gli acquisti. Cautela spiegata anche dalla necessità di concertare le decisioni con il nuovo allenatore: «Bisogna chiedere all’allenatore: “Sei sicuro di volerli cambiare? Perché già con questi puoi fare grandi cose”. Inoltre, il signor Allegri è anche un aziendalista e credo che con lui andremo molto d’accordo. Secondo me non dovremmo comprare nessuno e, sempre secondo me, dovranno andare via in molti».
Il nodo delle strutture
Sul tema delle strutture, De Laurentiis è stato anche più duro. Prima si è lamentato della politica italiana, a suo dire troppo autoreferenziale. Con i toni istrionici che i tifosi hanno ormai imparato a conoscere.
Poi un passaggio molto preoccupato, circa la sostenibilità economica rispetto agli altri top club: «Se Inter e Milan costruiscono uno stadio investendo 1,8 miliardi. E se la Roma ha già trovato i terreni e investirà la stessa cifra, noi ci troveremo tra qualche anno a non avere introiti sufficienti per rendere competitiva la squadra, come io ho sempre ottenuto e fatto per vincere due Scudetti e stare 16 volte in Europa. Il Napoli non fattura né quanto l’Inter né quanto il Milan né quanto la Juventus. Quindi deve faticare, come diceva il buon Conte. Ma servono anche le strutture».
Da qui il monito a Roberto Fico, Presidente della Regione Campania, e a Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli.
«Io ci posso mettere creatività e capacità finanziaria, ma poi servono le strutture. Invito Fico e Manfredi a un tavolo concreto per parlarne. È impossibile che il Napoli giochi al Maradona mentre sono in corso i lavori. Facciamo un approfondimento per capire se convenga ristrutturare il Maradona oppure se ci sia la necessità di costruire un nuovo stadio».






























