6 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

6 Lug, 2026

Carceri, migranti, processi: il doppio grido d’allarme delle toghe

I presidenti dei tribunali di sorveglianza scrivono a Mattarella: sovraffollamento record. E l’Anm lancia l’allarme sulla carenza di personale per rispettare il patto Ue sui migranti


Dall’allarme lanciato dai presidenti dei Tribunali di Sorveglianza, che in una lettera al Capo dello Stato hanno denunciato l’assenza di unità per fronteggiare l’emergenza carceraria e il sovraffollamento record, al documento altrettanto allarmante di Anm sull’impatto del decreto-legge n. 100 del 12 giugno 2026 per l’attuazione al Patto dell’Ue sulla migrazione e l’asilo, rispetto alle sezioni specializzate in materia di immigrazione dove c’è bisogno di risorse da mettere in campo.

Il sistema giustizia che arranca

Dai magistrati arriva il grido d’allarme che racconta di una giustizia che arranca, trascinata dalle continue emergenze dovute alla carenza di organici: a fronte di un carico di lavoro costantemente accresciuto da riforme legislative, che hanno esteso competenze e responsabilità senza alcun parallelo incremento delle risorse umane, si rischia ora il collasso organizzativo.

È il caso del decreto-legge n. 100 del 12 giugno 2026 per l’attuazione al Patto dell’Ue sulla migrazione e l’asilo rispetto alle sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Ue. In un documento approvato dal Comitato direttivo centrale (Cdc) dell’Associazione nazionale magistrati si evidenzia che l’attuazione del Patto europeo «comporterà un consistente aumento dei procedimenti urgenti attribuiti alle sezioni specializzate, senza un corrispondente incremento delle risorse giudiziarie e di supporto.

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La carenza di personale

Al di là della evidente necessità di incrementare le piante organiche delle Sezioni specializzate per fronteggiare in modo adeguato ed efficace il carico abnorme di lavoro – si legge – si auspica che, in sede di conversione del dl 100/26, siano previste risorse adeguate e stabilmente destinate al supporto concreto delle Sezioni specializzate».

Diversamente, fa notare il sindacato delle toghe, il rischio è quello di «compromettere l’efficacia dell’intero sistema, favorendo l’espansione dell’irregolarità e, con essa, fenomeni di sfruttamento e di infiltrazione criminale. Sarebbe un esito incompatibile con il dovere degli Stati europei di garantire un sistema di tutela giurisdizionale effettiva, assicurando ai magistrati e alle magistrate risorse adeguate per applicare il nuovo patto nel rispetto del patrimonio comune di valori rappresentato dai Trattati dell’Unione europea, dalla Cedu, dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e dalle Costituzioni degli Stati aderenti», si conclude.ù

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I Cpr in Albania

Del resto il tema delle politiche migratorie è stato al centro di accesi scontri tra politica e toghe, con tanto di pronunce giurisdizionali in contrasto con la linea governativa. Sul caso dei centri in Albania in cui si è assistito ad un vero e proprio braccio di ferro, è tornato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che non ha nascosto l’obiettivo di riutilizzarli nella piena espansione della loro funzionalità entro la fine dell’anno, «ma anche prima – ha affermato – se si risolvono i problemi e le vicende giudiziarie pendenti anche presso le Corti internazionali. Non abbiamo affatto abbandonato l’idea di fare di quel centro un modello da proporre all’intera Europa – ha poi aggiunto il titolare del Viminale – come modello di gestione dei fenomeni migratori e della gestione proprio degli ingressi dei richiedenti asilo». Ma non è solo il fronte immigrazione a generare allarme tra i magistrati.

La lettera a Mattarella

Solo qualche giorno fa, era il primo luglio, giorno della stabilizzazione degli addetti all’ufficio del processo, i presidenti dei Tribunali di Sorveglianza hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sua duplice veste alla guida del Csm e come garante della Costituzione – e per conoscenza al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Capo del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria, Lina Di Domenico – manifestando profonda preoccupazione per i criteri con cui sono stati distribuiti i nuovi assunti.

Un documento in cui è stata messa nero su bianco la denuncia della mancanza di risorse ed energie per fronteggiare l’emergenza carceraria. «Non si può indebolire la magistratura di Sorveglianza» specie in questo particolare momento di sovraffollamento record che «comprime gravemente le condizioni umane all’interno degli istituti», è l’allarme lanciato dalla magistratura di Sorveglianza. Se non si pone rimedio alla situazione si va a «compromettere l’effettività della funzione giurisdizionale» in un settore nel quale la «tempestività delle decisioni rappresenta essa stessa garanzia dei diritti inviolabili della persona».

Il presidente dell’Anm Tango

Un tema, quello della stabilizzazione degli addetti all’Ufficio del processo, molto caro al presidente di Anm Giuseppe Tango, che fin dall’inizio del suo mandato ha rimarcato l’importanza di non disperdere un patrimonio acquisito. Tango ha ribadito che si è di fronte a un bivio. «La politica deve assumersi la responsabilità o del tramonto di questa esperienza – ha sottolineato – che ha portato però oggettivi risultati visto che gli obiettivi indicati dal Pnrr sono stati raggiunti grazie allo straordinario sforzo profuso della magistratura coadiuvato proprio da queste figure – oppure finalmente stabilizzarli integralmente» e soprattutto farli restare «a supporto della giurisdizione». Se non sarà così, ribadisce il leader di Anm, «i processi dureranno di più, le istanze dei cittadini attenderanno di più e questo il nostro Paese non se lo può permettere».

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