30 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

30 Giu, 2026

Caldo in Italia, 5 vittime in 24 ore: «Nei campi si muore come cent'anni fa»

Emergenza caldo nei pronto soccorso

Il direttore regionale dell’Oms per l’Europa convoca una riunione d’emergenza con gli Stati membri. Oggi e domani 25 città italiane sono da bollino rosso. Kluge: «Le ondate di calore non sono più eventi anomali. Questa, è una prova generale»


L’Italia ha registrato cinque morti in ventiquattro ore a causa del caldo. Il dato arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità per voce del direttore dell’Ufficio regionale per l’Europa, Hans Henri P. Kluge, che parla di una «prova generale» di ciò che ci attende: «Le ondate di calore non sono più eventi anomali isolati. Sono crisi ricorrenti, sempre più frequenti, intense e lunghe».

Tra i decessi un uomo di 86 anni e una donna di 79, morti al Policlinico San Martino di Genova, per cause che i medici della Asl 3 cittadina attribuiscono alla temperatura elevata. Nella sola città ligure, nelle ultime ventiquattro ore, dieci persone, dai sedici agli ottantasette anni, sono finite al pronto soccorso per disidratazione, sincopi e malori. La sindaca Silvia Salis ha attivato il Piano caldo.

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Il bracciante morto nel Mantovano

C’è poi la morte di Haddad Taher, 55 anni, marocchino, avvenuta lunedì pomeriggio a Borgocarbonara, nel Mantovano, mentre raccoglieva angurie nei campi dell’azienda Fondo Gonzaga di Magnacavallo. Si è accasciato davanti ai colleghi; l’elisoccorso decollato da Parma non è servito a nulla. L’ipotesi è il malore da caldo. Ma una morte ancora affidata agli accertamenti dell’autopsia rischia di entrare nei conteggi tardi, o di non entrarci affatto.

«Si muore come cent’anni fa nei campi»

Non è un caso isolato. Solo nel Mantovano, e in pochi giorni, i lavoratori morti sono tre, tra cui il sessantaseienne Stefano Vicentini, trovato senza vita nei campi di Roverbella, e un quarto è in coma.

«Si muore come cent’anni fa nei campi, in un’indifferenza che sembra quella di cent’anni fa», denuncia Michele Orezzi, segretario della Cgil di Mantova, che parla apertamente di «sacche di schiavismo agrario» e ricorda che il caporalato non è più solo questione di Calabria, Puglia o Campania: è di casa anche nella «locomotiva d’Italia». Tre delle quattro vittime mantovane erano migranti, le fasce più ricattabili. «Non si può morire di lavoro: le istituzioni e i datori di lavoro devono assumersi maggiori responsabilità», incalza Ivan Papazzoni della Flai-Cgil, che annuncia una possibile mobilitazione.

Il caldo non colpisce a caso

È il punto che nessun bollettino mette in evidenza: il caldo non colpisce a caso. Colpisce gli anziani soli nelle case senza condizionatore e chi non può permettersi di smettere di lavorare. Le ordinanze regionali che vietano l’attività nei campi nelle ore centrali, in genere dalle 12.30 alle 16, esistono, ma restano largamente disattese dove il lavoro è ricattabile e il controllo assente. A livello nazionale il governo è intervenuto solo ora: con il decreto Infrastrutture ha reintrodotto, dal primo luglio, lo stop al lavoro nelle fasce più a rischio e la cassa integrazione in deroga per le categorie più esposte.

Per i sindacati è troppo poco e troppo tardi: la Cgil, con Francesca Re David, lo giudica «tardivo e con un finanziamento insufficiente», la Fillea chiede «una legge organica» contro un governo che insegue l’emergenza invece di prevenirla. Una misura che entra in vigore domani, mentre i morti sono di ieri.

L’allarme dell’Oms

Va segnalato che lunedì il capo del dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute, Maria Rosaria Campitiello, aveva dichiarato: «Ad oggi in Italia non registriamo un picco o un aumento di mortalità per il caldo oltre i 65 anni». E ha messo in chiaro il punto di metodo: i dati Oms «sono dati di stima, una proiezione statistica sulla mortalità prevista», mentre quelli del Ministero «sono dati reali su quanti decessi ci sono stati effettivamente».

La riunione d’emergenza

Per fare il punto sull’emergenza in tutta Europa, Kluge ha convocato per lunedì 6 luglio una riunione straordinaria. Non è un vertice dell’Unione europea. Al tavolo siederanno i responsabili nazionali per le emergenze, l’ambiente e il clima dei 53 Stati che compongono la Regione europea dell’Oms. Un perimetro ben più ampio dei confini comunitari.

L’ordine del giorno è basato su cosa abbiamo imparato, se siamo pronti per la prossima estate e come può l’organizzazione fare di più. Sul fronte propriamente comunitario, intanto, i ministri dell’Ambiente si sono limitati a incontrarsi a Lussemburgo, mentre i Verdi europei hanno chiesto, senza ottenerlo, un vertice straordinario dei capi di governo.

I numeri continentali danno la misura del fenomeno: oltre 1.300 morti in eccesso in Europa dal 21 giugno secondo l’Oms, più di 300 in Spagna in pochi giorni, circa mille decessi in più in Francia tra il 24 e il 27 giugno, con oltre 122mila interventi di ambulanza nei giorni di picco. In Italia, dal primo luglio, le città con il bollino rosso salgono a 25, contro le 18 del fine settimana scorso.

Kluge insiste su un dato che smonta la retorica della fatalità: la prevenzione funziona, e i suoi effetti si misurano. Senza le misure di adattamento già in atto, nel 2023 i morti per caldo in Europa sarebbero stati l’80% in più e il doppio per gli over 80. Eppure più della metà dei Paesi europei non dispone ancora di un piano d’azione completo. Circa il 60% dei ricoveri di questi giorni ha riguardato persone sopra i 75 anni, e molti, avverte l’Oms, erano evitabili.

Restano allora gli strumenti minimi, dai piani caldo all’allerta precoce fino a una telefonata a un vicino anziano. E resta la domanda che nessuna riunione tecnica può sciogliere. Quanto a lungo continueremo a chiamare «emergenza» ciò che è ormai la normalità di ogni estate.

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