30 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

30 Giu, 2026

Se il caldo diventa un rischio per molti e il fresco un lusso per pochi

Caldo

Mentre si dibatte sull’emergenza climatica, in Italia e non solo scatta l’emergenza personale: anziani e lavoratori i più esposti al rischio


Il termometro è diventato il nuovo bollettino di guerra. Secondo le ultime stime almeno 130 milioni di europei stanno affrontando temperature superiori ai 35 gradi. Madrid è in una bolla, Parigi non respira, Londra (ieri a metà pomeriggio 26 gradi all’ombra), spera nel vento del Nord. E come ogni crisi climatica ci sono i feriti e i morti: gli anziani e i malati, i più fragili, difficili da contare perché il caldo raramente firma il certificato di morte. Arriva in punta di piedi, aggrava una patologia, affatica un cuore, accelera una crisi respiratoria. Così le vittime finiscono nelle pieghe delle statistiche da aggiornare: due anziani sono morti per il caldo ieri a Genova.

Il vecchio continente dentro un forno

Ogni giorno un record da battere, ogni sera un primato da archiviare, ogni mattina una mappa dell’Europa colorata di rosso scuro, come se il Continente fosse finito dentro un gigantesco forno ventilato. Poi arriverà il temporale, forse qualche grandinata, la colonnina di mercurio perderà dieci gradi in poche ore e tutti tireranno un sospiro di sollievo. Fino alla prossima ondata. Perché ormai funziona così: l’emergenza sale veloce come il mercurio, occupa le aperture dei telegiornali, scatena dichiarazioni e polemiche, poi scende altrettanto rapidamente. A cambiare, però, è soltanto il clima.

Il lusso del fresco

Le città italiane stanno vivendo giorni che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati fantascienza meteorologica. Verona sfiora i 39 gradi dopo quasi due settimane consecutive di caldo estremo. Firenze continua a fare i conti con temperature che mettono sotto pressione perfino musei e luoghi di lavoro. Milano e la Lombardia non stanno molto meglio, mentre il Nord, che un tempo rappresentava una sorta di rifugio climatico, scopre di essere finito in prima linea. E persino la montagna, ultimo rifugio dei disperati dell’afa, non offre più garanzie: laghi che arretrano, pascoli assetati, notti tropicali anche oltre i mille metri. Il fresco è diventato un bene di lusso.

Nelle piazze le fontane sembrano pozzi nel deserto. Non sono più cartoline turistiche ma punti di sopravvivenza. Eppure sarebbe troppo facile raccontare soltanto turisti con i piedi nell’acqua e bambini che inseguono gli spruzzi. La fotografia vera è un’altra: anziani che non escono di casa, lavoratori costretti a fermarsi nelle ore più calde, pronto soccorso che tornano a vedere sincopi da calore come accadeva decenni fa. A Verona, in poche ore, quattro persone sono collassate per il caldo.

Il Super Niño

In tutto questo – a sentire eminenti scienziati che osservano il fenomeno da mesi – c’è un convitato di pietra: il Super Niño. Il gigantesco riscaldamento delle acque del Pacifico, con anomalie superiori ai due gradi, libera nell’atmosfera quantità enormi di energia e contribuisce ad alterare gli equilibri climatici dell’intero pianeta. Non è l’unico responsabile di questa estate impazzita, ma è uno degli acceleratori di un sistema climatico già profondamente alterato dal riscaldamento globale. Succede dall’altra parte del mondo, ma presenta il conto anche all’Europa.

In Ucraina il caldo ha aperto un secondo fronte. Si combatte contro droni e missili e contro i 38 gradi. Una rete elettrica già devastata dalla guerra rischia il collasso proprio mentre aumenta il bisogno di energia per raffrescare ospedali, case e infrastrutture. Si muore di guerra e, letteralmente, anche di caldo. Sul fronte politico, invece, tutto sembra immobile. L’Anci propone di allungare i tempi del Pnrr perché lavorare nei cantieri sotto questo sole è diventato un rischio reale. Angelo Bonelli chiede lo stato di emergenza nazionale e accusa il governo di sottovalutare la crisi climatica. Dal governo arrivano repliche, dall’opposizione contrattacchi. E mentre si discute se dichiarare l’emergenza nazionale, gli italiani, quella personale, l’hanno già dichiarata da un pezzo.

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