Il testo della legge elettorale approda alla Camera: possibilità di voto segreto sulle preferenze, così la maggioranza rischia di spaccarsi
Arriva in aula domani. Ma è una scatola mezza vuota, ancora piena di segreti e di sorprese. Parliamo della legge elettorale, l’argomento con minore appeal per i lettori eppure la legge con maggiore valenza strategica visto che sono le regole del gioco della democrazia. In questo caso anche con maggiore potenziale di sorpresa. E se nulla fosse ciò che appare? E se alla fine anche Fratelli d’Italia stesse cercando il karakiri dell’ultimo, forse unico, atto di riforma sopravvissuto del governo delle riforme? Ufficialmente i Fratelli d’Italia, Donzelli per primo e ieri anche la premier Meloni in persona, ripetono che il Melonellum sarà approvato entro fine luglio alla Camera e al massimo entro l’autunno e che finalmente la sera sapremo chi ha vinto e chi governerà «in nome di quella stabilità che tutti ci invidiano». I loro sguardi, il loro body language, sembrano dire altro.
Anche le azioni: chiedono la collaborazione delle opposizioni ma poi scatta «si fa come diciamo noi». Tra i banchi della Prima Commissione Affari costituzionali la parola d’ordine è «in aula il 26 giugno». Nei divanetti e nei capannelli di Montecitorio, alla stessa domanda la risposta dei parlamentari di destra è molto meno sicura. «Boh, vediamo, chissà». Altri aggiungono: «E se ci fossero sorprese in aula?». Indovinare quali sorprese è attività molto partecipata in queste ore che dividono l’approdo del testo in aula.
Il nodo preferenze
Le preferenze, ad esempio. Le vogliono fortemente Fratelli d’Italia, non le vogliono Lega né Forza Italia. È una divisione sostanziale nel metà campo della maggioranza. Un emendamento in tal senso, a firma Fdi, è però stato già ammesso. Sarà sottoposto al giudizio dell’aula con votazione segreta (basta venti firme per richiederlo). E cosa succede se nel segreto dell’urna le preferenze dovessero passare? Esulta Meloni, sacramentano Salvini e Tajani, cioè si spacca la maggioranza? Decisamente peggiore sarebbe lo scenario B: cosa potrebbe succedere se l’emendamento preferenze fosse presentato delle opposizioni e venisse approvato nel segreto dell’urna con la complicità di Fdi?
Sono entrambi scenari da quasi-crisi-di-governo che nessun deputato conferma ma tutti definiscono “possibile”. Perché tutto sommato, e di questo a destra ragionano anche a voce alta, «il fattore Vannacci destabilizza tutti gli scenari fatti sulla base del Melonellum». Se nessuna coalizione infatti riuscisse a raggiungere il 42%, l’attribuzione dei seggi sarebbe solo su base proporzionale. E allora altro che certezza ci sarebbe di sapere la sera stessa chi ha vinto? Sarebbe un clamoroso ritorno alla prima repubblica con consultazioni vecchio stile. Molto meglio allora tenersi il Rosatellum e andare alla guerra con la nuova “Alleanza progressista”.
La raccolta delle firme
Con il Rosatellum – 200 collegi assegnati con uninominali – Vannacci dà meno fastidio.
Intanto Vannacci dovrà raccogliere le firme in tutta Italia, regione per regione, per partecipare con il proprio simbolo alle politiche. L’emendamento è stato votato ieri. Salva Azione (presente con un proprio gruppo almeno in un ramo del Parlamento come recita la norma modificata), sono nei guai però il gruppo di Onorato, Ruffini, i socialisti, +Europa di Magi. «Una marchetta per Azione utile alla destra» la definizione di Ziello (FnV). «Abbiamo preso due milioni di voti, datti una calmata Ziello» la replica di Richetti. In realtà l’esonero delle firme è utile anche a Avs e Noi Moderati.
Bocciati anche tutti gli emendamenti, presentati da Magi e da Futuro nazionale, per consentire la raccolta di firme in modalità digitale per la presentazione delle liste elettorali. «Continuare a sostenere che la Legge elettorale possa approdare in Aula venerdì significa ignorare la realtà dei lavori della Commissione» tuona Federico Fornaro (Pd). E accusa la maggioranza di «non voler sciogliere alcuni nodi politici fondamentali come il voto per i fuori sede e tenta di coprire questa scelta dietro motivazioni tecniche». Ma la legge andrà in aula. Se poi scatteranno le imboscate, non ci sarà da stupirsi.
































