16 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

16 Giu, 2026

L’Iran pareggia ai Mondiali: fischi, applausi e una squadra senza pace

Mondiali, il capitano dell'Iran Mehdi Taremi

Iran ai Mondiali tra tensioni politiche e calcio. Il 2-2 contro la Nuova Zelanda passa in secondo piano tra proteste anti-regime, fischi all’inno nazionale e una squadra stretta tra guerra, diplomazia e divisioni della diaspora


Il debutto dell’Iran ai Mondiali era il più atteso. Finisce con un pareggio per 2-2 contro la Nuova Zelanda. Ma il risultato racconta solo una parte della storia. Sugli spalti del SoFi Stadium di Los Angeles va infatti in scena una partita molto più complessa, tra contestazioni al regime di Teheran, sostegno alla nazionale e profonde divisioni all’interno della diaspora iraniana.

La gara arriva dopo mesi segnati dalla guerra che ha coinvolto Iran, Stati Uniti e Israele e mentre Washington e Teheran hanno appena annunciato un accordo quadro che dovrebbe mettere fine al conflitto.

Una squadra stretta tra politica e calcio

Per molti oppositori della Repubblica islamica, la nazionale è diventata il simbolo di un sistema che utilizza anche lo sport come strumento di legittimazione. Alcuni tifosi iraniani hanno acquistato il biglietto per sostenere apertamente la Nuova Zelanda, mentre altri hanno scelto di appoggiare comunque la squadra distinguendo tra il Paese e il governo.

Fuori dallo stadio centinaia di manifestanti hanno protestato contro il regime, esponendo simboli della monarchia precedente alla rivoluzione del 1979 e scandendo slogan contro la leadership iraniana.

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Fischi all’inno e tensioni sugli spalti

Il clima si è fatto evidente già prima del calcio d’inizio. Durante l’esecuzione dell’inno nazionale iraniano una parte del pubblico ha fischiato mentre un’altra ha applaudito e sostenuto la squadra.

All’interno dello stadio non sono mancati momenti di tensione tra gruppi di tifosi con visioni opposte sul futuro dell’Iran. La partita è diventata così il riflesso delle fratture che attraversano la comunità iraniana all’estero.

Le difficoltà della nazionale

Anche per i giocatori il Mondiale è iniziato faticosamente. La squadra ha ottenuto i visti per entrare negli Stati Uniti solo pochi giorni prima dell’esordio, non si è allenata sotto le bombe. E ha dovuto stabilire la propria base operativa in Messico.

Diversi dirigenti federali non hanno ricevuto l’autorizzazione a entrare negli Stati Uniti e hanno seguito la partita da Tijuana. Le misure di sicurezza sono state rafforzate per tutta la permanenza della delegazione.

Dopo la gara il capitano Mehdi Taremi ha parlato apertamente delle difficoltà affrontate dalla squadra, spiegando che il clima di tensione rischia di svuotare il messaggio di unità e pace che il calcio dovrebbe rappresentare.

La partita che va oltre il risultato

Il 2-2 contro la Nuova Zelanda lascia aperte le prospettive dell’Iran nel girone mondiale. Ma il vero tema resta ciò che accade fuori dal campo. Tra guerra appena conclusa, tensioni diplomatiche, proteste politiche e divisioni nella diaspora. La nazionale iraniana si trova al centro di una battaglia che non riguarda soltanto il calcio. E il pareggio di Los Angeles conferma quanto sia difficile, per questi giocatori, essere semplicemente una squadra di calcio.

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