La premier Giorgia Meloni interviene sulla polemica scaturita dopo che “Più libri più liberi” ha chiesto di sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo per partecipare al festival
Una dichiarazione di antifascismo, un “patentino” di democrazia, è quello richiesto dagli organizzatori del festival librario “Più libri più liberi”, la fiera della piccola e media editoria che si tiene ogni anno a Roma e arrivato alla venticinquesima edizione. Già lo scorso anno, il festival era finito al centro delle polemiche per la partecipazione dell’editore “Passaggio al bosco”, nel cui catalogo compaiono opere di autori riconducibili alle aree politiche del fascismo e del nazionalsocialismo.
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Il post della premier
Anche quest’anno il festival, che avrà luogo all’Eur dal 4 all’8 dicembre, è destinato a far discutere. Oggi è intervenuta la premier Giorgia Meloni con un lungo post su X:
«Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi, a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il patentino antifascista, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura – conclude la premier – è incompatibile con qualsiasi società democratica».
La polemica
Parole, quelle della premier, che hanno subito suscitato reazioni del mondo politico. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha replicato: «Nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto. Fallite, ritirate o bocciate dai cittadini le riforme su giustizia e sanità mentre esplodono le code sia in tribunale che in ospedale. Vertici internazionali vitali per i nostri interessi con la sedia dell’Italia che rimane vuota perché preferisce presentare un francobollo o la escludono. E allora Meloni va sull’usato sicuro: polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo», conclude il leader M5s.
Nel punto stampa della seconda giornata della Costituente di Futuro Nazionale, anche Roberto Vannacci è intervenuto sulla questione: «In un Paese dove la libertà di espressione è in Costituzione, questa libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino, sia esso di antifascismo o di anti non so che cosa». Per il generale, quindi, la premier ha «perfettamente ragione» a parlare di censura




























