La procura conferisce oggi gli incarichi per le autopsie sui cinque italiani morti nella grotta alle Maldive. Decisive potrebbero essere le immagini delle action cam recuperate dal team finlandese
Entrano in una fase decisiva le indagini sulla morte dei cinque sub italiani rimasti intrappolati nelle grotte di Hekunu Kandu, alle Maldive. Oggi viene formalizzato l’incarico per eseguire le autopsie sui corpi recuperati dal rescue team finlandese di Dan Europe. L’incarico viene conferito dalla pm di Busto Arsizio Nadia Alessandra Calcaterra, su delega della procura di Roma che coordina l’inchiesta.
Il collegio di periti e il nodo delle cause della morte
A occuparsi degli esami autoptici sarà un collegio composto dal medico legale Luca Tajana dell’Università di Pavia, dalla tossicologa Cristiana Stramesi e dall’anestesista e specialista di medicina subacquea Luciano Ditri. Anche la famiglia di Federico Gualtieri nominerà un proprio consulente, la dottoressa Carola Vanoli.
Le autopsie dovranno chiarire in modo definitivo le cause della morte dei cinque sub e capire cosa sia accaduto durante l’immersione nella grotta sottomarina.
Le GoPro recuperate dal rescue team
Un ruolo centrale nelle indagini potrebbe essere giocato dalle action cam recuperate dal team finlandese. Le immagini registrate dalle GoPro potrebbero aiutare gli investigatori a ricostruire gli ultimi minuti dell’immersione e capire perché Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, Muriel Odenini e Federico Gualtieri siano finiti nel cul de sac a circa 60 metri di profondità dal quale non sono più riusciti a uscire.
Gli investigatori stanno cercando di capire se i sub abbiano perso l’orientamento all’interno della grotta o se si sia verificato un altro problema durante la risalita.
L’università e la missione scientifica
Intanto la squadra mobile di Genova continua ad acquisire documenti e testimonianze su delega della procura di Roma. Uno dei punti chiave riguarda la missione affidata dall’Università di Genova alla professoressa Monica Montefalcone. L’ateneo ha ribadito fin dal primo giorno che «l’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica», sostenendo che l’immersione fosse stata effettuata a titolo personale.
L’ultimo saluto davanti al Cristo degli Abissi
Nelle stesse ore studenti e colleghi si preparano a salutare Monica Montefalcone davanti al Cristo degli Abissi, nella baia di Camogli. Saranno proprio gli studenti della docente del Distav-UniGe a scendere a 17 metri di profondità per un momento di preghiera davanti alla statua sommersa simbolo dei morti del mare. Gli studenti hanno anche creato un “cahier de douleur”, un quaderno dei ricordi dove lasciare messaggi e pensieri dedicati alla professoressa. «Grazie prof per tutto quello che ha fatto per noi», scrive uno degli studenti. «Ogni cosa che farò in ambito scientifico lo farò sapendo che lei mi guarda da lassù».































