Il leggendario trottatore italiano è morto a 31 anni. Ha vinto 63 delle 72 gare disputate, conquistato i più grandi premi internazionali e generato oltre duemila figli
È morto a 31 anni Varenne, il cavallo che ha segnato un’epoca dell’ippica italiana e internazionale e che per appassionati e addetti ai lavori è stato semplicemente il più grande trottatore di tutti i tempi.
La notizia è stata confermata all’ANSA dallo storico driver del “Capitano”. Varenne aveva compiuto 31 anni lo scorso maggio e viveva ormai in pensione nell’allevamento LJ di Eboli, in provincia di Salerno.
Una carriera da record
Nato il 19 maggio 1995 nell’allevamento di Zenzalino, a Copparo, in provincia di Ferrara, Varenne era figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz.
In carriera ha disputato 72 gare vincendone 63, raccogliendo oltre sei milioni di euro in premi e diventando il cavallo più vincente nella storia del trotto mondiale.
Numeri che lo hanno trasformato in un fenomeno capace di uscire dai confini dell’ippica e diventare un nome conosciuto anche da chi non frequentava gli ippodromi.
Il soprannome “Il Capitano” accompagnò una carriera dominata da successi in Italia e all’estero, fino a farne un autentico simbolo dello sport italiano.
Il nome nato a Parigi
Il nome Varenne derivava dalla rue de Varenne di Parigi, la strada dove si trova l’Ambasciata d’Italia in Francia.
Un dettaglio quasi aristocratico per un cavallo destinato a diventare uno dei simboli più popolari del trotto mondiale.
L’esordio e l’inizio della leggenda
L’esordio arrivò a Bologna il 4 aprile 1998. Varenne fu squalificato per una rottura di galoppo, ma impressionò comunque per la rimonta e per la qualità mostrata nonostante l’errore.
Poco dopo fu acquistato da Enzo Giordano per 150 milioni di lire e affidato al team guidato dall’allenatore finlandese Jori Turja e dal driver Giampaolo Minnucci, con il quale avrebbe costruito gran parte della propria leggenda.
Nello stesso anno arrivò la vittoria nel Derby italiano di trotto, primo grande segnale di una carriera destinata a cambiare la storia della disciplina.
Il 2001, l’anno della consacrazione mondiale
La stagione che lo consegnò definitivamente alla leggenda fu il 2001.
Varenne vinse nello stesso anno il Prix d’Amérique a Parigi, il Gran Premio Lotteria di Agnano a Napoli, l’Elitloppet a Stoccolma e la Breeders Crown negli Stati Uniti.
Fu una dimostrazione di superiorità tecnica e atletica praticamente senza precedenti: Varenne riusciva a vincere su piste diverse, contro avversari diversi e nei contesti più prestigiosi del trotto mondiale.
Proprio negli Stati Uniti, all’ippodromo Meadowlands, stabilì anche l’allora record mondiale sul miglio, fermando il cronometro a 1’51”1.
Cavallo dell’anno in tre Paesi
Varenne è stato anche l’unico cavallo dell’ippica mondiale a conquistare il titolo di “Cavallo dell’anno” in tre diversi Paesi: Italia, Francia e Stati Uniti. Un riconoscimento che restituisce meglio di qualsiasi statistica la dimensione internazionale raggiunta dal “Capitano”.
L’ultima corsa nel 2002
Varenne disputò la sua ultima gara il 28 settembre 2002 a Montréal, in Canada.
Nel Mondial Trot si classificò inizialmente secondo dietro alla francese Fan Idole, ma fu poi retrocesso all’ultimo posto per un’irregolarità nell’andatura.
Un epilogo insolito per una carriera quasi irripetibile: una situazione simile gli era capitata soltanto all’esordio.
Una dinastia dopo le corse
Terminata l’attività agonistica, Varenne diventò uno stallone di enorme successo e generò oltre duemila figli.
Tra questi figurano campioni come Lana del Rio, Lisa America, Nadir Kronos, Napoleon Bar, Olona Ok, Pascià Lest e Vernissage Grif. Cinque dei suoi figli hanno vinto il Derby italiano di trotto, prolungando nel tempo una storia già entrata nella leggenda.
Un mito oltre l’ippica
La grandezza di Varenne non è stata soltanto nei record. Per anni ha rappresentato il volto più popolare del trotto italiano, capace di riempire gli ippodromi e trasformare una disciplina tradizionalmente seguita da un pubblico specializzato in un fenomeno nazionale.






























