Bandiere rossonere, cori e applausi davanti alla basilica di Sant’Ambrogio per l’ultimo saluto al capitano del Milan. Presenti Paolo Maldini, Marco Van Basten, Mauro Tassotti e tanti ex compagni di squadra
Milano ha salutato Franco Baresi con un lungo applauso. Migliaia di tifosi, gli ex compagni di una vita, i vertici del calcio italiano e gli storici avversari si sono ritrovati nella basilica di Sant’Ambrogio per accompagnare nell’ultimo viaggio il capitano rossonero.
Già due ore prima dell’inizio del funerale, centinaia di persone erano radunate davanti alla chiesa. Tra la folla sventolava la bandiera del Milan con il numero 6, quella che per anni ha dominato la Curva Sud. I tifosi hanno cantato «C’è solo un capitano» e «You’ll Never Walk Alone», mentre molti indossavano le maglie storiche rossonere con il numero di Baresi sulla schiena.



Il feretro, con rose bianche e rosse, è stato accolto da un grande striscione esposto sul palazzo di fronte alla basilica: «Leggenda immortale, inimitabile bandiera che non smetterà mai di sventolare. Ciao Capitano».
L’omelia: «Grande restando piccolo»
Durante l’omelia, l’abate di Sant’Ambrogio, monsignor Carlo Faccendini, ha ricordato il soprannome con cui era soprannominato. «Nei Vangeli è esplicita la predilezione di Gesù per i piccoli, per chi è “piscinin”, come veniva chiamato Franco Baresi. Nei piccoli Gesù vede le qualità del Regno: è indubbia la predilezione di Gesù per Franco. Ci ha insegnato che è possibile diventare grandi restando piccoli».
Rivolgendosi ai familiari, Faccendini ha parlato di un dolore che «non viene cancellato», ma può essere rasserenato dalla certezza che «di lui resta il bene, resta l’amore con cui viviamo». L’abate ha ricordato anche il legame profondo di Baresi con la fede cattolica, «mai nascosta», e uno stile fatto di stabilità, serenità, responsabilità e attenzione verso gli altri.
«Franco è stato un campione. Tutti gli riconosciamo classe, tenacia e forza: il Maradona della difesa, il miglior difensore di sempre. Gli riconosciamo la leadership, il capitano per eccellenza. Ma anche le sconfitte e le lacrime amare. Vorrei che questo momento di preghiera servisse a tenere accesa una luce, custodendo con orgoglio la sua memoria».
La prima lettura della funzione è stata affidata a Beppe Bergomi, che con Baresi aveva portato la fiamma olimpica durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Dietro l’altare erano stati collocati i gonfaloni del Milan, dell’Inter e della Lega Serie A.
L’ovazione per Maldini, Van Basten e Baggio
Numerosi gli ex calciatori presenti. Paolo Maldini e Marco Van Basten sono stati accolti da una lunga ovazione all’ingresso della basilica. Con loro Mauro Tassotti e Pietro Paolo Virdis.
Hanno partecipato anche Alberico Evani, Filippo Galli, Nevio Scala, Angelo Colombo, Marco Simone, Riccardo Montolivo e il nuovo amministratore delegato del Milan Massimo Calvelli. Applauditissimo anche Roberto Baggio, arrivato insieme a Claudio Ranieri, nuovo direttore tecnico della Figc.
Giovanni Galli ha ricordato uno dei momenti più significativi della carriera di Baresi: la Coppa dei Campioni conquistata a Barcellona.
«Conoscete tutti le imprese sportive di Franco e il segno che ha lasciato. Quando prese la Coppa, io lo sollevai e ho una fotografia di quel momento. Era felice perché, dopo tante sofferenze con il Milan, lo aveva riportato dove meritava. Era orgoglioso di aver restituito ai 95 mila tifosi arrivati a Barcellona una gioia enorme».
Gli ex compagni portano il feretro
Al termine della funzione, Demetrio Albertini, Alessandro Costacurta, Pietro Paolo Virdis, Massimo Ambrosini, Marco Simone e Alberico Evani hanno portato il feretro fuori dalla basilica.
Sul sagrato è calato per qualche istante il silenzio, poi sono ripartiti gli applausi. Le sciarpe rossonere si sono alzate verso il cielo e i tifosi hanno intonato «Sarai sempre con noi» e «C’è solo il Capitano».
I familiari, gli ex compagni, i rappresentanti delle istituzioni e degli altri club si sono stretti intorno alla bara mentre migliaia di persone rendevano l’ultimo omaggio allo storico numero 6.
«Leggenda immortale, inimitabile bandiera che non smetterà mai di sventolare. Ciao Capitano»

L’omaggio di tutto il calcio
Al funerale erano presenti rappresentanti di tutto il calcio italiano. Per l’Inter sono arrivati il presidente Giuseppe Marotta e Beppe Bergomi. La Juventus era rappresentata dal direttore sportivo Frederic Massara e da Gianluca Pessotto. Per la Fiorentina era presente Giancarlo Antognoni, accompagnato dallo stendardo del club. Tra i presenti anche il presidente del Torino Urbano Cairo, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli e il ministro dello Sport Andrea Abodi.
Real Madrid e Barcellona hanno inviato proprie delegazioni. Sul sagrato erano state deposte corone di fiori della Fifa, del presidente Gianni Infantino, di Andriy Shevchenko, Sebastiano Rossi, Inter, Roma, Real Madrid, Comune di Milano e Regione Lombardia. Sono arrivati anche gli omaggi personali di Gordon Singer e dell’ex amministratore delegato del Milan Giorgio Furlani.
«Franco Baresi rappresentava un’icona del calcio e portava con sé un valore che oggi si è perso: il senso di appartenenza», ha detto Marotta. «È un esempio che deve essere indicato ai calciatori di oggi, come uomo e come professionista».
«Era una persona di valori umani e calcistici incredibili», ha aggiunto Cairo. «Una bandiera del Milan, un capitano rimasto sempre al fianco del club, anche nei momenti della sconfitta. Un gran signore».
Abodi ha ricordato «la classe, lo stile e la semplicità dei suoi comportamenti», sottolineando come l’appartenenza al Milan e all’intera famiglia del calcio sia la ragione per cui Baresi è stato amato anche oltre il mondo rossonero.
I fischi a Cardinale, Scaroni e Sala
Il raccoglimento è stato interrotto soltanto dalle contestazioni riservate ad alcuni rappresentanti del Milan e delle istituzioni.
Il proprietario rossonero Gerry Cardinale e il presidente Paolo Scaroni sono stati accolti da fischi e grida di «Vattene» al loro arrivo davanti alla basilica. Contestato da una parte dei presenti anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala.
Poi l’attenzione è tornata tutta sul Capitano. Sulla bara coperta di rose, sulle sciarpe alzate e su quel numero 6 che, per il popolo del Milan, non ha mai smesso di sventolare.





























