PALERMO (ITALPRESS) – La cultura come strumento di sensibilizzazione verso un tema delicato come il trattamento delle cure: questo l’obiettivo congiunto di Samo Ets e Associazione Zero K con lo spettacolo ‘Maschere e Verità – La Dat sul palcoscenico della vità, riprodotto oggi pomeriggio al Teatro Politeama di Palermo. L’evento andrà in scena anche domani alle 15 alla Casa San Filippo ad Agrigento, con ingresso gratuito. Lo spettacolo mira a diffondere la conoscenza sulla Disposizione anticipata di trattamento (DAT) e sulla capacità individuale di far valere ogni decisione di carattere terapeutico: la riproduzione artistica in questo senso diventa uno strumento per trasmettere leggerezza all’ascoltatore e stabilire una maggiore empatia con temi che riguardano la vita di ciascuno.
“La Samo è impegnata da più di trent’anni nelle cure palliative – sottolinea Tania Rinaldi, consulente della Fondazione, – Al centro si impone sempre di più il malato, che deve avere la libertà di decidere quale deve essere il suo percorso di vita. Della sua vita fa parte anche la malattia, quindi dobbiamo costantemente mantenere un tempo di cura fondamentale, con la decisione che la persona vuole prendere per la sua vita: non significa mollare un paziente che decide di fare un percorso al di fuori degli strumenti di cura, ma lasciare che viva il resto della sua vita con la malattia e come decide lui”.
La riflessione dell’attore Saverio Bari si focalizza sulla capacità dell’arte di aiutare le persone a superare paure, pregiudizi e tabù, trasformando temi delicati in occasioni di consapevolezza: “Questi argomenti di solito vengono affidati a convegni o dibattiti, con tutta la distanza che questa modalità crea: l’arte ha il grande dono di accorciare le distanze, per cui prende un argomento senza farlo scadere dal punto di vista intellettuale e lo rende empatico. Quello che si crea è un dialogo da cuore a cuore: i concetti rimangono, ma il metabolismo non è intellettuale quanto piuttosto fisico. Da qualche anno collaboro con Zero K, questo è il secondo lavoro che facciamo insieme e ritengo sia particolarmente riuscito proprio perchè ha questa capacità di arrivare senza mettere una distanza tra argomento e ascoltatore”.
A entrare nel merito di cosa sia la Dap e quando venga chiamata in causa è Denise Vacca, medico palliativista e membro di Zero K: “La legge 219/2017, che norma in materia di consenso informato e di Disposizione anticipata di trattamento ma anche di pianificazione condivisa delle cure, permette che la persona possa esprimere ciò che vuole in termini di scelte per le terapie che vuole o non vuole fare dopo essere stata informata dei pro e dei contro. Quando la Disposizione viene redatta può essere depositata in Comune all’ufficio di Stato civile: il Comune stesso è tenuto a riversarle nella banca dati del ministero della Salute entro 48 ore dalla deposizione, quindi hanno valore di legge. Mentre la Disposizione anticipata di trattamento si può fare anche da sani, la pianificazione condivisa delle cure è invece una modalità di scelta che la persona fa quando è già ammalata: la persona, insieme all’equipe curante e alla famiglia, può dire cosa vuole o non vuole. Il medico palliativista è protagonista in queste scelte ma può esserlo qualsiasi medico, a cominciare da quello di Medicina generale che può indirizzare dal punto di vista culturale, spiegando che esiste questa opportunità e offrendo conoscenze di carattere più prettamente sanitario rispetto alle varie scelte terapeutiche”.
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