28 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Ago, 2026

Rai, Viale Mazzini ha deciso: Ranucci fuori da Report

La Rai ha deciso: Sigfrido Ranucci non condurrà più Report, Viale Mazzini affida il programma a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi


La Rai ha deciso: Sigfrido Ranucci non condurrà più Report. Dalla prossima stagione al timone del programma di Rai3 ci saranno Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. Viale Mazzini presenta la scelta come «una nuova fase» e un investimento sul giornalismo investigativo, richiamando «piena indipendenza editoriale» e «imparzialità rigorosa». Presutti collabora con Report dal 2017; Piervincenzi ha alle spalle programmi d’inchiesta e nel 2017 fu aggredito a Ostia da un esponente del clan Spada. Per Ranucci, vicedirettore ad personam, le tre ipotesi di ricollocazione sarebbero vicedirezione Tg3, RaiNews o una sede di corrispondenza. La decisione arriva dopo settimane di indiscrezioni, verifiche interne, lettere, smentite e accuse incrociate. E non chiude affatto la vicenda.

L’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, parla di una scelta che «condanna la vittima di un attentato, Report e l’indipendenza dell’informazione pubblica» e annuncia battaglia «in ogni sede». Ranucci, poco dopo, alza ancora il livello dello scontro: sostiene di aver appreso dalle agenzie di essere stato «sospeso» dalla conduzione, attribuisce la decisione a una campagna di «2800 articoli» e al «fuoco amico» Rai, e dice che i due nuovi conduttori «mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report».

«Il mio non è un addio», scrive, annunciando «la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa». Ma il vero terremoto interno arriva dalla squadra del programma. In mattinata gli inviati avevano chiarito di non aver mai «sfiduciato» né «scaricato» Ranucci e di avere scritto al direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, per scongiurare un «commissariamento».

Gli inviati pronti ad abbandonare Report

Dopo l’annuncio il tono cambia ancora: la scelta è «completamente irricevibile», sia per il metodo, i nomi appresi dalle agenzie, sia nel merito, perché Presutti e Piervincenzi non sarebbero «in alcun modo rappresentativi della storia e dei valori di Report». Se la Rai non tornerà indietro, avvertono, gli inviati sono pronti ad «abbandonare in blocco il programma».

Qui si apre anche un piccolo capolavoro di geometria aziendale. Corsini aveva indicato Bernardo Iovene e Giulio Valesini come capi autori e punti di riferimento della redazione, spiegando di aver ascoltato anche le richieste della squadra. I due, però, nel comunicato successivo rifiutano: avevano dato una disponibilità di massima a collaborare al nuovo corso, spiegano, ma prima di conoscere i nomi scelti per la conduzione. La disponibilità valeva per un nuovo assetto; non per questo.

La frattura arriva anche nel Cda Rai. I consiglieri Roberto Natale, Alessandro Di Majo e Davide Di Pietro definiscono la decisione «grave e dissennata» e chiedono quali siano le ragioni concrete della rimozione, se l’azienda non ha dimostrato un’influenza di Walter Lavitola sui contenuti di Report. Contestano il mancato coinvolgimento del Consiglio e si dissociano dalle eventuali conseguenze legali ed economiche di una scelta che giudicano «un atto di profondo autolesionismo».

Sindacati divisi sulla nuova conduzione

Anche il fronte sindacale è diviso. Il Cdr dell’Approfondimento Rai aveva denunciato il rischio di un demansionamento di Ranucci e accusato l’azienda di aver scavalcato la rappresentanza interna, parlando perfino di possibile censura. Di tutt’altro tono Unirai-Figec, che esprime soddisfazione per Presutti e Piervincenzi e saluta la nuova conduzione come un punto e a capo.

Molto critica l’UsigraiI: «Serve una scelta condivisa anche per rispettare e tutelare la professionalità e la serenità dei due colleghi oggi indicati dall’azienda per la conduzione». Più istituzionale Vittorio Di Trapani, presidente della Fnsi, che chiede perché «grado», esperienza e profilo di Ranucci siano adeguati per Tg3, RaiNews o una corrispondenza ma non più per Report.

A forza di lettere, veti, ultimatum e accuse incrociate, la storia ha ormai assunto i contorni di una piccola Odissea di Viale Mazzini. Proprio mentre Christopher Nolan riporta Ulisse al cinema, sembra adattarsi il passo in cui i Troiani discutono sul cavallo: «I Troi, standogli sotto in cerchio assisi, / molte cose dicean, ma incerte tutte. / E in tre sentenze divideansi…». A Viale Mazzini, le sentenze sono già molte più di tre.

La politica si schiera sul caso Ranucci

La politica, infatti, si schiera quasi al completo. Fratelli d’Italia saluta il cambio auspicando che Report torni al giornalismo d’inchiesta e smetta di essere, nella sua lettura, «faziosa propaganda politica e ideologica». Matteo Salvini liquida la questione in poche parole: «Giusto così. Ora si faccia chiarezza». La Lega, già in mattinata, aveva rincarato con un post ironico: sul caso Ranucci-Lavitola «potrebbe venirne fuori un’inchiesta esplosiva».

Dall’altra parte, il M5S parla di «Report distrutta» e di un obiettivo raggiunto da Giorgia Meloni nell’anno elettorale. Alleanza Verdi e Sinistra definisce la rimozione una «vendetta della destra», precisando però che Presutti e Piervincenzi sono «due ottimi professionisti».

Dal Pd arriva una posizione meno assolutoria. Walter Verini riconosce che Ranucci «ha sbagliato a frequentare un personaggio come Lavitola», ma sostiene che quella frequentazione non abbia inciso sui contenuti e legge la rimozione come un regolamento di conti contro il giornalismo d’inchiesta.

De Luca parla di deriva narcisistica

A rompere lo schema destra-sinistra provvede Vincenzo De Luca, che parla invece di una «deriva narcisistica» del giornalismo d’inchiesta e critica un modello nel quale, a suo giudizio, il conduttore finisce per diventare protagonista della storia.

In mezzo al fragore, Milena Gabanelli sceglie la misura opposta. Interpellata sul cambio alla guida del programma che fondò e condusse fino al 2016, risponde soltanto: «Lunga vita a Report». Tre parole che, dopo settimane di comunicati, lettere, repliche e controrepliche, finiscono quasi per sembrare un programma politico.

Resta il fatto da cui tutto è partito. Nell’Odissea di Viale Mazzini il caso Lavitola è stato il cavallo di Troia: secondo il Gip l’attentato doveva accrescere la popolarità di Ranucci; Lavitola dice di aver voluto aumentarne la protezione. Ha invece aperto un varco fino alla Rai. E allora valgono altri due versi: «Ma effetto abbiano, o no, queste minacce, / tu mi racconta, né fraudarmi il vero».

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