31 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

31 Lug, 2026

Anac: chi finanzia le campagne elettorali da oggi ha un nome

La nuova delibera obbliga a rendere pubblici i nomi di chi sovvenziona i candidati oltre i 3mila euro. Sanzioni previste tra i 500 e i 10mila euro per i non adempienti


Con la firma della delibera 295/2026, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha stabilito che i contributi ricevuti a supporto delle campagne elettorali dovranno essere pubblicati nel pieno rispetto dalla trasparenza. La norma si applica ai titolari di cariche politiche elettive di livello statale, regionale e locale.

Il precedente

Il testo arriva a valle di un quesito di un Consiglio Regionale su come pubblicare i contributi ai consiglieri eletti: oscurare i donatori o renderli noti? L’Autorità ha esteso la questione a tutti i livelli. Per motivare la soluzione, l’ANAC richiama un caso distinto: il parere del Garante Privacy n. 309/2025, in cui un giornalista aveva ottenuto, tramite accesso civico, i nomi dei finanziatori di 39 candidati alle Europee 2024, nonostante le opposizioni di alcuni interessati preoccupati per la propria riservatezza politica. Da qui il Consiglio decide di fornire indicazioni di carattere generale anche per i livelli statale e locale: il 10 giugno c’è l’approvazione preliminare della delibera e il 3 luglio il parere favorevole del Garante della Privacy, richiesto obbligatoriamente trattandosi di dati sensibili.

La delibera scioglie un nodo giuridico non indifferente: il nome di chi fa una donazione in campagna elettorale, infatti, ne rivela indirettamente l’opinione politica e per l’articolo 9 del GDPR rientra di fatto nelle categorie particolari di dati personali, la stessa dei dati sensibili come salute, orientamento sessuale o fede religiosa. Risultava necessario, quindi, bilanciare la trasparenza richiesta in campagna elettorale, con la tutela della privacy del donatore. 

Persone fisiche e persone giuridiche: le differenze

Il testo distingue tra persone fisiche e ditte individuali, di cui si può pubblicare l’importo erogato se superiore ai 3000 euro all’anno, ma ne bisogna oscurare il nome per principio di minimizzazione, ovvero fornire dati conformi all’utilizzo che ne viene fatto. Le persone giuridiche e gli enti, invece, si vedranno pubblicato l’importo erogato, sempre se superiore ai 3000 euro annui, e la denominazione di chi fa la donazione. 

Sul rischio che un privato possa nascondersi dietro una persona giuridica o un ente risponde il nuovo portavoce del Garante della Privacy Pierangelo Giovanetti: «Nel caso di una società non esiste tutela dell’individuo stabilita dal Garante, prevista invece per il singolo cittadino. Ma non è assoluta, bensì mitigata dall’accesso civico generalizzato». Se un’azienda finanzia un candidato, sarà lei la donatrice formale: per conoscere chi c’è dietro, basta andare a vedere chi siede al consiglio di amministrazione. In ogni caso, i nominativi dei donatori privati sopra la soglia, anche se non pubblicati direttamente, potranno sempre essere conosciuti tramite accesso civico, e le amministrazioni dovranno ricordarlo sui propri siti. L’unico limite è sull’utilizzo che ne viene fatto delle informazioni: chi ottiene i dati tramite accesso civico non può poi riutilizzarli liberamente, ma restano sottoposti ai limiti sul riutilizzo dei dati sensibili. 

Comuni sotto i 15mila abitanti: chi è escluso

La delibera conferma anche che i piccoli comuni, quelli sotto i 15.000 abitanti, restano esclusi da tutto l’obbligo di pubblicazione. Non devono rendere noto né l’importo né il nome, oscurato o meno, del donatore. Questa esclusione vale anche se l’amministratore di un piccolo comune assume poi un incarico in un ente di secondo livello, tra province, città metropolitane o unioni di comuni.

Una questione non circoscritta: finanziamenti oscurati

Il tema della trasparenza sui finanziamenti politici non è nuovo, anche se riguarda un regime distinto: quello delle donazioni ai partiti, con soglia pari a 500 euro, diverso dai contributi ai singoli candidati di cui si occupa la delibera ANAC. Openpolis ha documentato per anni con il progetto “Patrimoni trasparenti” casi sistematici di oscuramento dei nominativi dei finanziatori, rilevando come le donazioni superiori ai 500 provengano, nel 90% dei casi, da eletti parlamentari o altri rappresentanti nelle istituzioni. Un fatto che solleva interrogativi su quanto la trasparenza sui “donatori esterni” sia in realtà un tema minoritario rispetto all’autofinanziamento della classe politica.

Resta un interrogativo di fondo, che la delibera non scioglie: l’accesso civico funziona solo se qualcuno lo esercita. Il caso dei 39 candidati alle Europee dimostra che a chiederlo in questo caso, è stato un giornalista, non i cittadini comuni, che raramente sanno di poterlo fare. La trasparenza sulla carta, insomma, non basta a garantire quella nei fatti: perché un dato sia davvero pubblico, qualcuno deve avere anche gli strumenti e la voglia di andarlo a cercare.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA