La rotta del giornale: indipendenza dalle «tifoserie», una nuova pedagogia della libertà e un Mezzogiorno capace di assumere un ruolo centrale nel Mediterraneo
E adesso? È la domanda che ci si pone quando si verifica un cambio al vertice di un quotidiano.
Tanto più se a cedere il testimone è una figura autorevole come Alessandro Barbano, che in 21 mesi ha incarnato perfettamente ciò che l’Altravoce si ripromette di essere dal primo giorno di pubblicazione: uno spazio indipendente di analisi e confronto, lontano dalle “tifoserie” che ammorbano il dibattito pubblico, capace di alimentare il dubbio in risposta alle “incrollabili certezze” contrabbandate dagli altri.
Non può essere che questa, d’altra parte, la vocazione di chi ambisca a fare informazione avendo come stella polare il valore supremo della libertà.
La società della paura
Eppure, al giorno d’oggi, questo valore sembra messo in discussione dalla progressiva e apparentemente inarrestabile avanzata di un modello di società basato sulla paura, in cui ciascuna comunità vive ripiegata su se stessa, interpreta la novità come una minaccia e si batte solo ed esclusivamente per difendere vecchie rendite di posizione.
In Italia ne abbiamo più di un esempio: un generale che avanza proposte come la remigrazione degli stranieri e l’abolizione delle unioni civili, un governo e una maggioranza che lo inseguono perché ormai in preda a una sorta di psicosi pre-elettorale, una minoranza parlamentare che interpreta la Costituzione solo come un argine alle riforme, forze sociali che si oppongono a qualsiasi tentativo di ammodernamento del Paese.
E non va certo meglio al di fuori dei confini nazionali, dove un gruppo di autocrati tenta di spartirsi il mondo anche al costo di cancellare l’identità e sopprimere la libertà di altri popoli.
Se una simile società della paura dovesse definitivamente affermarsi, dovremmo fare i conti con il ritorno di egoismi, protezionismi e xenofobie: in altre parole, assisteremmo al trionfo di populismi e autoritarismi che già da tempo minacciano le liberaldemocrazie dell’Occidente.
Una nuova pedagogia della libertà
E allora, in un simile contesto, il compito degli organi di informazione non può che essere quello di alimentare una nuova pedagogia della libertà, capace di riaffermare, difendere e diffondere il valore supremo messo a repentaglio dalla società della paura. Il che, in concreto, vuol dire contrapporre a quest’ultima un modello che riaffermi la centralità della persona, favorisca lo sviluppo della partecipazione democratica tanto nella politica quanto nella società civile e, non da ultimo, si batta per una visione cosmopolitica della libertà e dei diritti dell’uomo.
Guardare al Sud con occhi nuovi
Ma un quotidiano nato nel Sud deve anche saper guardare con occhi nuovi all’ormai annosa questione meridionale. Su questo fronte, non si tratta di convincere l’opinione pubblica e i decisori pubblici a destinare solidaristicamente maggiori risorse, ordinarie o aggiuntive, al Mezzogiorno. Si tratta, piuttosto, di organizzare le energie economiche, sociali e culturali indispensabili per la crescita di un’area che non ha solo da imparare dai Paesi sviluppati ma anche qualcosa da insegnare, nella consapevolezza che il suo destino non sia quello di scomparire per diventare Nord ma di assumere un ruolo centrale nel Mediterraneo e da lì parlare all’Italia, all’Europa e al mondo.
Una «startup del talento»
Eccoli, dunque, i principali obiettivi che l’Altravoce intende perseguire con rinnovato impegno ed entusiasmo, nella forma con cui si è presentata ai lettori fin dal primo momento: quella di una “startup del talento”, in cui giovani di indiscusso valore e dalla forte ambizione si affiancano a editorialisti, collaboratori e redattori che delle solide competenze e della passione incontenibile hanno fatto la cifra delle loro carriere.
A loro rivolgo già da ora il mio profondo ringraziamento così come all’editore Francesco Dodaro, per la fiducia che ha ritenuto di accordarmi affidandomi la direzione dell’Altravoce e per la libertà con la quale ha sempre consentito alla redazione di esprimersi.
E, ovviamente, ad Alessandro Barbano: quando accettai la condirezione di questo giornale nell’estate del 2025, vedevo in lui un maestro di giornalismo e un esempio di uomo dalla schiena dritta; oggi, a distanza di un anno, posso dire di aver incontrato anche un amico sincero.































