L’ex direttore generale di Bankitalia e presidente di Telecom Italia Salvatore Rossi commenta gli ultimi movimenti del risiko bancario: Intesa vuole una Banca d’investimento solida come Mediobanca
«Banca Intesa punta ad essere titolare di un’attività di investimento. Per questo punta a Mediobanca». Salvatore Rossi, già direttore generale della Banca d’Italia e presidente di Telecom Italia, conosce molto bene le dinamiche alla base del cosiddetto “risiko bancario”.
Mps nel 2022 aveva due miliardi di fatturato. Ora è arrivata a ventisette. Soprattutto, oggi Monte dei Paschi è la chiave per accedere a molte altre operazioni finanziarie. In questi anni si è verificato un miracolo attorno a una banca che era data per morta?
«Sicuramente stiamo parlando di un risultato formidabile, raggiunto dalla banca e dal suo amministratore delegato, che è stato bravo a cogliere le opportunità di un mercato che stava volgendo a favore delle banche in generale. Lo ha fatto partendo da un punto molto basso, visto che Mps non solo era data per fallita, ma era proprio fallita, prima di essere salvata miracolosamente dallo Stato con l’assenso dell’Ue. Adesso ci sono molti pescecani che ruotano attorno a questo grasso pesce e cercano di mangiarselo».
Usciamo dalla metafora. Chi sono i pescecani?
«Almeno tre. Banco Popolare di Milano, Unicredit e Banca Intesa. Bpm è quello che ha fatto la prima mossa, nel 2024. Fece una mossa informale, tutti sapevano che era in corso una trattativa in stato avanzato tra Bpm e Mps. Unicredit, temendo la creazione di un terzo polo bancario che avrebbe costituito un temibile concorrente per le altre due grandi banche – soprattutto per Unicredit che rischiava di vedersi sorpassata come seconda banca italiana – ha fatto la sua mossa, l’offerta pubblica di scambio. Stavolta una mossa ufficiale».
A quel punto il governo ha reagito.
«Lo ha fatto in modo molto incisivo, calando l’asso del golden power. E usando l’argomento che Unicredit è una banca straniera perché ha un azionariato prevalentemente estero. Si tratta di un argomento che non sta in piedi: nel mondo globalizzato di oggi, qualunque società ha soci stranieri, a cominciare da Bpm, che ha tra i suoi azionisti i francesi di Crédit Agricole. È chiaro che il governo sapeva bene che i ricorsi di Unicredit avrebbero avuto ragione».
Quindi qual era lo scopo del governo?
«Quello di bloccare, almeno momentaneamente, quell’operazione. E infatti così fu. Dopo qualche mese, Unicredit dichiarò di rinunciare».
Poi partì l’operazione di Caltagirone per scalare Mediobanca e Generali attraverso Mps.
«Sì, perché nel frattempo Mps non stava con le mani in mano. Essendo stata riprivatizzata in larga misura (il governo mantenne una quota intono al 5%), Caltagirone e Delfin – la finanziaria dell’ex gruppo Del Vecchio – si impadronirono di quote importanti di Mps. A quel punto, l’amministratore delegato di Mps lanciò la conquista di Mediobanca con l’assenso (o con la spinta) dei due azionisti principali».
Dopo l’inchiesta della magistratura, l’uscita di scena di Delfin e il ritorno in campo di Lovaglio tutto sembrava essersi congelato. Ora è arrivato un nuovo pescecane: Banca Intesa. Castagna, amministratore delegato di Bpm, aveva annusato il pericolo e proposto a Mps un’alleanza. Solo che Bpm vale meno di Monte dei Paschi, mentre Intesa vale quattro volte e mezzo Mps. Il pretendente che il mercato sceglierà dipenderà da questi rapporti di forza?
«Va sottolineato che sia la prima che la seconda volta Bpm non ha fatto mosse formali. La prima volta si trattava di un rumor di mercato, per quanto molto insistente e verosimile. La seconda volta, l’uscita pubblica è stata con una “lettera d’amore”, non con una vera offerta tecnicamente dettagliata. Quindi sì, è probabile che Bpm abbia presentito una mossa molto più articolata da parte di Intesa. Ma è il vagito di un bambino, un bambino destinato ad essere travolto dagli eventi. Anche perché la mossa formale di Intesa impedisce a Mps di avviare il dialogo che Bpm ha chiesto, per via della passivity rule. A questo punto Mps non può far nulla: sicuramente non può cercare una difesa rispetto all’operazione di Banca Intesa».
Nagel e Canzonieri sono i consiglieri di Intesa e Unipol che meno di un anno fa uscivano sconfitti dalla cordata di Caltagirone e ora ritornano in scena. Dietro a queste grandi operazioni ci sono anche ragioni personali oltre a quelle di mercato?
«Al tempo in cui Mps conquistava Mediobanca estromettendo Nagel, si disse che l’estromissione di Nagel fosse il vero scopo di Caltagirone e che fosse un’operazione dettata molto più da ragioni personalistiche che da ragioni di calcolo e razionalità economica. A quel tempo Caltagirone aveva al proprio fianco Milleri, che aveva ricevuto da Delvecchio il testamento morale di fiancheggiare Caltagirone nella battaglia contro Nagel per antichi dissapori tra i due».
Forse per Messina, Ceo di Intesa, si tratta invece solo di un’operazione di mercato?
«L’idea di Messina è stata quella di cercare una sponda in Unipol, per prendersi un Investment Bank importante, lasciando il retail di Mps a Unipol, cioè a Bper».
Forse anche per sottrarsi all’antitrust…
«Anche. Ma questo argomento, dal punto di vista di Intesa, è secondario. La cosa che interessa maggiormente ad Intesa è Mediobanca».
Interessa anche come cavallo di Troia per fare quell’operazione nei confronti di Generali che non è riuscita a Caltagirone?
«Credo che nella valutazione di Banca Intesa entrambi i fattori siano stati importanti: sia la natura di Mediobanca come titolare di un’attività di investimento che interessa molto a Intesa, sia come cassaforte in cui è custodita quella quota del gruppo Generali che per tanti anni ha consentito a Mediobanca di assicurarsi la governance di Generali. Il 13 %, la quota di Mediobanca in Generali, potrebbe sembrare poco. Ma con quel 13 % Mediobanca ha sempre presentato la lista di maggioranza del Consiglio d’amministrazione».
A questo punto la sfida si proietta sul piano europeo. Orcel che farà?
«Orcel aveva già provato, senza riuscirci, a bloccare l’ipotesi di un terzo polo bancario italiano. Ora ci prova Messina, con un’operazione meno anti-governativa rispetto a quella di Orcel. In ogni caso, stiamo parlando di partite tutte italiane, mentre l’Europa ha bisogno di creare grandi campioni con fusioni transfrontaliere. Solo che è molto difficile farlo, per motivi politici».
Solo in Italia?
«Non solo. Basti guardare al caso Commerzbank-Unicredit, rispetto a cui il governo tedesco si è comportato forse perfino peggio di quello italiano».
Quindi l’Italia, come paese e come società, avrebbe beneficio ad avere due grandi poli bancari proiettati in un’ottica europea e globale. Qualcuno continuerà a spendere l’argomento che queste banche non hanno rapporto con la piccola clientela della società italiana. È ancora spendibile?
«È e rimarrà un argomento spendibile sul piano politico, ma non su quello economico. Anzitutto va ricordato che il fatto che ci siano tantissime piccole imprese è uno svantaggio per l’economia italiana. La frammentazione nel nostro sistema produttivo è un problema competitivo, visto che imprese piccole sono per forza di cose meno efficienti di imprese medio-grandi. Se c’è un sistema bancario che “accomoda” la piccola dimensione di impresa, questo non va bene. Il che non vuol dire che le piccole imprese e le piccole banche debbano scomparire. Ma è bene che non siano presenti nella misura esagerata a cui l’economia italiana ci ha abituato».
Quindi meglio puntare sui due grandi poli bancari.
«Due grandi poli europeizzati vanno a vantaggio non solo dei loro azionisti, ma anche del paese in cui hanno la loro base».
Vede segnali di incoraggiamento rispetto a una compiuta unione bancaria europea?
«Voglio essere ottimista e pensare che gli appelli di Draghi e di altri, alla fine, troveranno ascolto nell’establishment europeo. Certo non sarà facile, perché, politicamente, non è facile andare verso un mercato bancario europeo. Ma prima o dopo ci si dovrà rendere conto di qual è l’alternativa: un rapido declino dell’economia del Vecchio Continente e la sua sconfitta nei confronti di Stati Uniti e Cina».






























