Negli Usa cresce la preoccupazione tra i repubblicani per la possibile perdita della Camera, mentre il partito concentra fondi e investimenti sulle competizioni ancora contendibili alle prossime Midterm. In Texas, la corsa di Ken Paxton contro il democratico James Talarico mette alla prova la strategia di Donald Trump, tra polemiche sui rapporti finanziari e interrogativi sull’uso delle risorse pubbliche.
A Washington la sconfitta comincia a essere trattata come un problema da contenere. Non nei comunicati ufficiali, dove Donald Trump continua a promettere la vittoria, ma nelle conversazioni riservate e soprattutto nelle decisioni che contano: quelle sui soldi. Secondo Politico, cinque importanti parlamentari repubblicani considerano ormai quasi impossibile conservare la Camera. L’obiettivo è limitare le perdite e salvare il Senato. «Dobbiamo sopravvivere a questa tempesta politica», ha ammesso un deputato, accusando Trump di aver trasformato le elezioni in una questione personale.
I repubblicani ridistribuiscono i fondi elettorali
Il segnale è nei finanziamenti. Il Congressional Leadership Fund, principale super PAC repubblicano per la Camera, ha cancellato prenotazioni pubblicitarie per candidati in Nebraska e Iowa, trasferendo quelle risorse verso altre competizioni per la Camera. A intervenire negli spazi liberati è stato il Senate Leadership Fund, che ha acquistato pubblicità a sostegno del senatore Pete Ricketts in Nebraska e di Ashley Hinson, candidata al Senato in Iowa. È la fotografia di una priorità cambiata: mentre la difesa della Camera si restringe ai collegi considerati ancora contendibili, il partito concentra gli sforzi sulla salvaguardia della maggioranza al Senato.
Mike Johnson insiste che i sondaggi siano sbagliati. La Casa Bianca assicura che Trump vuole conservare entrambe le Camere. Ma il partito arretra nei collegi considerati irrecuperabili e concentra risorse sul Senato, sotto pressione in Iowa, Nebraska e Kansas. Per Don Bacon, il problema è l’impopolarità del presidente. Un parlamentare prevede che i democratici conquistino una decina di seggi, sufficienti per strappare il controllo dell’aula. Una Camera democratica potrebbe bloccare l’agenda di Trump, convocare audizioni e avviare indagini sull’amministrazione. La sconfitta non è acquisita, ma la necessità di contenerla è entrata nei calcoli repubblicani.
Texas, la scommessa di Trump su Ken Paxton
Il secondo fronte è il Texas, dove la scommessa di Trump su Ken Paxton rischia di complicare la campagna. Il procuratore generale ha sconfitto nelle primarie il senatore uscente John Cornyn e ora affronta il democratico James Talarico. Le rivelazioni sui suoi rapporti finanziari e sulle spese pubbliche hanno trasformato la corsa in una questione nazionale. Il Wall Street Journal ha ricostruito la partecipazione di Paxton a una festa di Capodanno a Dubai, alla fine del 2024, insieme a due uomini incriminati negli Stati Uniti per frode sanitaria. Secondo il giornale, uno di loro, Anosh Ahmed, aveva versato circa 190.000 dollari alle campagne di Paxton, compresi 25.000 pochi giorni dopo l’incriminazione. La ricostruzione non dimostra un coinvolgimento di Paxton nei reati contestati agli altri uomini, ma solleva interrogativi sui suoi rapporti finanziari.
C’è poi il denaro pubblico. Un’inchiesta dell’Associated Press ha rilevato che dal 2015 circa 730 giornate lavorative di Paxton non presentavano impegni registrati nei calendari esaminati. Le spese per la sicurezza dei viaggi fuori dal Texas hanno raggiunto almeno 1,9 milioni di dollari; nel 2024 i rimborsi hanno sfiorato i 400.000 dollari. Il suo ufficio sostiene che i calendari non documentino l’intera attività e che gli spostamenti rispondano a esigenze professionali e di sicurezza. I dati non dimostrano inattività né illeciti, ma alimentano le domande sulla trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche.
Talarico avanti nei sondaggi: la corsa resta aperta
La corsa texana è serrata. Nel sondaggio dell’Università del Texas e del Texas Politics Project del 13 ottobre, Talarico è al 50 per cento e Paxton al 47 tra gli elettori propensi a votare, con un margine d’errore di 3,34 punti. Il dato non certifica alcun risultato, ma rende la competizione una priorità repubblicana. Secondo il Texas Tribune, i gruppi conservatori hanno investito 122 milioni di dollari in pubblicità per Paxton nel solo settembre e prenotato altri 66 milioni fino al voto.
Anche J.D. Vance è sceso in Texas per sostenere Paxton. Mentre i repubblicani cercano di salvare la Camera e dirottano risorse verso il Senato, il vicepresidente deve difendere il candidato scelto da Trump. La corsa texana assorbe così capitale politico proprio quando ogni risorsa può diventare decisiva.
Il 3 novembre si deciderà chi controllerà il Congresso. Ma la contraddizione repubblicana è già visibile: la Casa Bianca proclama fiducia nella vittoria, mentre il partito ritira investimenti, abbandona candidati e concentra le forze sulle battaglie ancora contendibili. La Camera è il fronte sul quale cerca di limitare le perdite; il Texas quello sul quale Trump deve difendere la propria scommessa. Il voto stabilirà quanti seggi perderanno i repubblicani. Le decisioni di queste settimane mostrano già quanto sia cambiata la loro strategia.































