Il vicepresidente accolto dal coro «2028» attacca i democratici e disegna la sua America del futuro. Poi Trump prende il palco, promette 5.000 dollari e fa alzare la mano alla platea per un giuramento di fedeltà in vista delle midterm
JD Vance trasforma la convention repubblicana di Dallas nella sua prima vera prova da possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028. Il vicepresidente attacca frontalmente i democratici, li definisce «il partito dell’odio» e presenta la sua idea di America facendo leva soprattutto sulla famiglia, sul lavoro e sul futuro dei figli.
Donald Trump, che sale sul palco dopo di lui, chiede invece ai repubblicani di trattare le elezioni di metà mandato come se il suo nome fosse sulla scheda, promette ancora un «dividendo» da 5.000 dollari e arriva a far pronunciare al pubblico una sorta di giuramento di fedeltà.
Il coro «2028» per Vance
Vance entra all’American Airlines Center accolto con entusiasmo. Quando dagli spalti parte il coro «2028, 2028», il vicepresidente non nasconde la soddisfazione. «È bello sentire gridare il proprio nome», dice sorridendo, prima di frenare almeno formalmente sulle ambizioni future: «Occupiamoci delle midterm, poi vedremo cosa succede».
È però il resto del discorso a mostrare quanto Vance stia già lavorando sul proprio profilo nazionale. Non parla direttamente della guerra in Iran e non cita il «dividendo Trump» da 5.000 dollari promesso dal presidente in caso di vittoria repubblicana alle elezioni di novembre. Sceglie invece uno scontro identitario con i democratici.
«Sono il partito che disprezza l’America e che ha simpatia per i terroristi che hanno perpetrato l’11 settembre. Non dimentichiamoci mai che l’America appartiene a chi la ama», afferma dal palco.
«Non consegnate il Paese a un gruppo di folli»
Vance invita quindi gli elettori repubblicani a non trasformare le divergenze interne in una ragione per disertare le urne. «Non chiedo a nessuno di concordare con me su ogni singola politica dell’amministrazione. Vi chiedo di seguire l’esempio di Charlie Kirk: non buttate via il bambino con l’acqua sporca».
Poi insiste sui risultati rivendicati dalla Casa Bianca negli ultimi 18 mesi e mette in guardia dal ritorno dei democratici al potere: «Non consegnate il Paese a un gruppo di folli che lo distruggeranno, così come distruggeranno la vostra famiglia».
È proprio sulla famiglia che il vicepresidente costruisce la parte più personale del discorso. «Quello che voglio per la mia famiglia, lo voglio per la vostra, perché il mio lavoro è battermi per tutti». E ancora.
«Voglio che le aziende americane abbiano lavoratori americani che costruiscano la prossima generazione di grandi prodotti americani. Voglio che i miei figli si innamorino e che possano permettersi una casa dove crescere i loro figli».
Trump: «Fate finta che sia io a correre»
Dopo Vance arriva Donald Trump. Il presidente celebra il tutto esaurito dell’American Airlines Center e rivendica il proprio operato: «Due anni fa sono stato eletto per salvare l’America e ho mantenuto tutte le promesse. Ho preso il momento buio dell’America e l’ho trasformato in un’età dell’oro».
Poi torna all’attacco dei democratici: «Vi confischeranno la ricchezza, vi triplicheranno le tasse e mutileranno i vostri figli». E rilancia la promessa fatta durante la convention: «Con me avrete un dividendo da 5.000 dollari».
Il messaggio centrale resta però uno: andare a votare alle midterm. «Vi chiedo un favore, il favore più grande: andate a votare, fate finta che sia io a correre e che il mio nome sia sulla scheda».
Il giuramento di fedeltà
Trump si spinge oltre e invita il pubblico a ripetere con lui una promessa. «Alzate la mano e ripetete con me: prometto al più grande presidente della storia degli Stati Uniti, che ci ama così tanto, che andrò a votare. Giuriamo che il 3 novembre andremo a votare».
La platea alza le mani e ripete le parole del presidente. Trump chiude la scena con una battuta:
«Sapete cosa succede se non andate a votare? Andrete all’inferno».
La prima convention repubblicana interamente costruita intorno alle elezioni di metà mandato termina con Trump che assicura ancora una volta che renderà «l’America di nuovo grande». Sulle note dell’inno nazionale cantato da Christopher Macchio, centinaia di palloncini scendono sul pubblico. La kermesse fortemente voluta dal presidente si chiude così.
Con la promessa dell’inferno e la voce di un un tenore statunitense specializzato nel crossover classico. Due album in studio, Dolci Momenti (Sweet Moments) e l’album natalizio O Holy Night.

































