2 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Lug, 2026

Kiev sotto i missili russi: 13 morti nella notte. Zelensky riapre il dossier elezioni

Oltre 70 missili e quasi 500 droni contro l’Ucraina. Kiev resta sotto raid russo per undici ore: almeno 13 morti e più di 90 feriti. Intanto il presidente ucraino riapre il dossier sulle elezioni, con il generale Zaluzhny possibile sfidante


Kiev ha passato la notte nei rifugi, sotto una delle più pesanti ondate russe delle ultime settimane. Missili balistici, missili da crociera e droni hanno colpito la capitale ucraina per oltre undici ore, lasciando almeno 13 morti e 86 feriti. Il bilancio resta provvisorio: diversi edifici residenziali sono stati sventrati e i soccorritori continuano a cercare persone intrappolate sotto le macerie.

Le esplosioni sono cominciate nella notte tra mercoledì e giovedì. Prima i droni, poi i missili. Incendi sono scoppiati in più quartieri della città, mentre le difese aeree cercavano di intercettare i bersagli in arrivo.

Secondo le autorità locali, i danni sono stati registrati in oltre trenta punti di Kiev: palazzi, auto, un mercato, un hotel e una stazione delle ambulanze. Il sindaco Vitali Klitschko ha chiesto ai residenti di restare nei rifugi fino alla fine dell’allerta.

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La notte nei rifugi

Molti abitanti della capitale si erano già preparati a un attacco massiccio. Da giorni Kiev temeva una nuova rappresaglia russa, dopo l’intensificarsi dei raid ucraini a lungo raggio contro obiettivi in Russia e in Crimea, la penisola annessa illegalmente da Mosca nel 2014. Il ministero della Difesa russo ha infatti definito l’attacco una risposta alle operazioni ucraine in territorio russo.

Il presidente Volodymyr Zelensky aveva avvertito poche ore prima che Mosca stava preparando un nuovo bombardamento su larga scala. Da Dublino, dove si trovava per un evento europeo, ha invitato la popolazione a prestare la massima attenzione e poi ha anticipato il rientro in patria.

Il post del presidente su X

«A Kiev proseguono le operazioni di soccorso dopo l’attacco russo: i soccorritori stanno rimuovendo le macerie, cercano eventuali superstiti e assistono i feriti. I danni sono stati registrati in oltre 20 punti della città, soprattutto in edifici residenziali. Sono stati colpiti anche una stazione delle ambulanze, un istituto di ricerca, un hotel e diverse attività commerciali».

«Al momento sappiamo che 13 persone sono state uccise in questo attacco russo. Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. Più di 90 persone sono rimaste ferite. Tutti coloro che ne hanno bisogno stanno ricevendo l’assistenza necessaria. Ci sono inoltre cinque feriti nella regione di Kharkiv, tra cui un bambino, e due nella regione di Kiev, dove gli attacchi hanno colpito anche infrastrutture civili. Nella notte la Russia ha colpito anche le regioni di Sumy, Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia e Cherkasy».

«Complessivamente, questa notte la Russia ha lanciato contro l’Ucraina più di 70 missili di vario tipo, quasi la metà dei quali balistici, e quasi 500 droni d’attacco, compresi gli «Shahed» a propulsione. L’attacco principale era diretto proprio contro Kiev. Le nostre difese aeree sono riuscite ad abbattere un numero significativo di missili e droni, ma non tutti».

«La fornitura di sistemi di difesa aerea all’Ucraina è una priorità assoluta e cruciale. È importante contribuire al programma PURL: è uno strumento che salva direttamente delle vite. Ognuno dei nostri accordi bilaterali con i partner sulla difesa aerea sta dando un aiuto concreto. Sono grato a tutti i leader che continuano a sostenere l’Ucraina».

«Ed è particolarmente importante procedere con l’attuazione degli accordi sulla produzione di missili antibalistici. Contiamo molto sulle decisioni degli Stati Uniti riguardo alle licenze per i sistemi Patriot e sugli altri progetti comuni: è questo che può fermare la guerra e impedire attacchi come quello di questa notte. Grazie a tutti coloro che stanno dalla parte dell’Ucraina, del nostro popolo e della difesa della vita».

Kallas prepara nuove sanzioni

L’attacco ha riaperto il fronte europeo sulle sanzioni. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha detto che «le sole parole di condanna non fermeranno Mosca» e ha annunciato l’intenzione di proporre nuove misure contro la Russia. Per Kiev, però, la priorità resta la difesa aerea: servono sistemi capaci di intercettare i missili balistici, in particolare Patriot.

Zelensky insiste da settimane su questo punto: per costringere Vladimir Putin a fermarsi, sostiene, bisogna rendere impossibile alla Russia continuare la guerra. «Putin vuole continuare a combattere», ha detto mercoledì in Irlanda. «Per questo deve trovarsi davanti condizioni che gli impediscano di andare avanti».

Il dossier elezioni

Ma mentre Kiev conta i morti, dentro l’Ucraina si muove anche un dossier politico delicatissimo: il ritorno alle urne. Il mandato di Zelensky è scaduto nella primavera del 2024, ma la legge marziale ha impedito finora lo svolgimento delle presidenziali. Secondo Ukrainska Pravda, il presidente starebbe valutando una possibile finestra elettorale in autunno, se le condizioni di sicurezza lo permetteranno.

Il punto più sensibile è il ruolo di Valerii Zaluzhny, ex comandante delle Forze armate ucraine e oggi ambasciatore a Londra. Zaluzhny, considerato uno dei simboli della resistenza, avrebbe comunicato a Zelensky la disponibilità a candidarsi. Una sfida del genere potrebbe riaprire una competizione politica reale, ma anche spaccare il Paese nel momento più fragile della guerra.

Il rischio di una crepa interna

Per Zelensky il voto è una necessità democratica, ma anche un rischio. L’Ucraina deve dimostrare all’Europa di restare uno Stato democratico anche in guerra, soprattutto nel percorso di adesione all’Ue. Allo stesso tempo, una campagna presidenziale contro Zaluzhny potrebbe dividere l’opinione pubblica e offrire a Mosca un argomento propagandistico.

È questo il nodo politico dietro la notte di Kiev: mentre la Russia prova a logorare la capitale con missili e droni, l’Ucraina deve decidere come tornare alla normalità democratica senza trasformare il voto in una frattura nazionale.

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