Mosca colpita come mai prima, l’attacco dei droni di Kiev ha causato aeroporti chiusi per ore, una raffineria in fiamme e decine di feriti. L’Ucraina intensifica la strategia di portare la guerra dentro la Russia. Zelensky: «Se brucia l’Ucraina, brucerà anche Mosca»
L’Ucraina ha lanciato la più grande offensiva di droni contro Mosca dall’inizio della guerra. L’attacco ha provocato la chiusura temporanea dei quattro aeroporti della capitale russa, colpito una raffineria che copre circa il 40% del fabbisogno di benzina della città e costretto le autorità a interrompere parte del traffico sulla tangenziale che circonda la metropoli.
Secondo il ministero della Difesa russo sarebbero stati abbattuti 992 droni in tutto il Paese, il numero più alto registrato in un singolo attacco dall’inizio del conflitto.
La guerra arriva a Mosca
Finora Vladimir Putin era riuscito in gran parte a tenere la popolazione russa al riparo dalle conseguenze dirette della guerra. L’attacco di oggi rischia però di incrinare questa percezione.

Nel quartiere sudorientale della capitale, dove si trova la raffineria colpita, molti residenti si sono svegliati tra esplosioni, incendi e fumo tossico. Secondo testimonianze raccolte sul posto, tra i cittadini cresce la sensazione che il conflitto non sia più qualcosa di lontano ma una realtà che sta raggiungendo anche il cuore della Russia.
Secondo il canale Telegram Shot, negli aeroporti della capitale sarebbero stati cancellati o rinviati almeno 527 voli dopo la chiusura di Sheremetyevo, Vnukovo, Domodedovo e Zhukovsky, bloccati per diverse ore per ragioni di sicurezza.
La strategia di Kiev
L’offensiva rappresenta un salto di qualità nella strategia ucraina di portare la guerra sul territorio russo. Negli ultimi mesi Kiev ha aumentato la produzione e le capacità tecnologiche dei propri droni, riuscendo a lanciare sciami sempre più numerosi in grado di mettere sotto pressione le difese aeree russe.
Volodymyr Zelensky ha rivendicato ha rivendicato apertamente gli attacchi contro la regione di Mosca, confermando che per la seconda volta in una settimana è stata colpita la raffineria della capitale russa. «Questa è una risposta pienamente giustificata agli attacchi russi contro le nostre città e comunità», ha scritto su X. Il presidente ucraino ha inoltre spiegato che l’obiettivo è mostrare ai cittadini russi il costo della guerra: «Un solo uomo, Putin, sta conducendo questa guerra mentre la gente comune ne paga il prezzo intero».
«Se l’Ucraina brucia, allora brucerà anche la vostra Mosca».
Raffinerie e carburante nel mirino
L’obiettivo principale resta il sistema energetico russo. Da giorni in numerose regioni della Federazione si registrano code ai distributori e razionamenti del carburante a causa dei continui attacchi contro raffinerie e impianti di lavorazione del petrolio.
La raffineria colpita a Mosca è considerata strategica perché copre circa il 40% del fabbisogno di benzina della capitale. Immagini diffuse online mostrano alte colonne di fumo nero e vaste aree dell’impianto avvolte dalle fiamme.


La reazione dei falchi russi
L’attacco ha alimentato le richieste dei settori più nazionalisti della politica russa. L’ex generale e deputato Andrei Gurulyov ha chiesto al Cremlino di colpire più duramente l’Ucraina, invocando la distruzione dei centri di comando e delle infrastrutture strategiche nemiche. Le dichiarazioni dei falchi russi alimentano il timore di una nuova fase di escalation, con bombardamenti sempre più intensi lontano dalla linea del fronte e diretti contro obiettivi economici e infrastrutturali.

































