Netanuyahu aveva minacciato di colpire la periferia sud della capitale libanese, ma poche ore dopo è arrivato lo stop. Sullo sfondo non ci sono le pressioni della Casa Bianca. Ma una guerra che si sta rivelando più difficile del previsto
La guerra nel sud del Libano rischia di trasformarsi in un vicolo cieco per Israele. Secondo un’analisi del New York Times, la strategia israeliana che puntava a creare una zona cuscinetto oltre il confine e a respingere Hezbollah si è progressivamente arenata. A pesare sono sia la capacità militare mostrata dal movimento sciita sia le pressioni dell’amministrazione Trump per evitare un allargamento del conflitto.
I droni che hanno cambiato la guerra
Uno degli elementi che ha sorpreso l’esercito israeliano è l’impiego massiccio dei droni FPV controllati tramite cavi in fibra ottica, difficili da neutralizzare con i tradizionali sistemi di disturbo elettronico. Secondo il quotidiano americano, queste armi stanno colpendo con continuità soldati e ufficiali israeliani sia in Libano sia nel nord di Israele.
Trump frena Netanyahu
Il secondo fattore è politico. Dopo l’avvio dei negoziati con l’Iran, la Casa Bianca ha esercitato forti pressioni affinché Israele limitasse le operazioni contro Hezbollah. Il risultato, è stato il sostanziale congelamento dei raid su Beirut e il passo indietro compiuto da Netanyahu dopo le minacce di colpire la periferia sud della capitale libanese.
Una guerra senza sbocco
Israele controlla oggi una fascia di territorio nel sud del Libano, ma mantenere una presenza stabile espone le truppe a continui attacchi. Diversi analisti ricordano il precedente dell’occupazione iniziata nel 1982 e terminata soltanto nel 2000, sottolineando il rischio che Hezbollah possa usare la presenza israeliana come strumento di mobilitazione politica e militare.
Il dilemma di Netanyahu
Per il premier israeliano la situazione è particolarmente delicata. Da una parte cresce la pressione interna per colpire più duramente Hezbollah e garantire il ritorno alla normalità nelle comunità del nord di Israele. Dall’altra, la Casa Bianca continua a spingere per evitare un’escalation che potrebbe compromettere il negoziato con Teheran.































