L’annuncio di una nuova offensiva israeliana contro la roccaforte di Hezbollah ha provocato un esodo dalla capitale libanese. Per molti abitanti di Dahiya è l’ennesima fuga dopo quasi tre anni di guerra e tregue mai davvero consolidate
Erano tornati, in case distrutte, felici di di una tregua che non c’è stata. E oggi migliaia di persone hanno lasciato di nuovo in fretta le proprie abitazioni nella periferia sud di Beirut dopo che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’allargamento delle operazioni militari contro Hezbollah. Le strade in uscita da Dahiya, la roccaforte del movimento sciita sostenuto dall’Iran, si sono rapidamente riempite di auto, trasformando ancora una volta la fuga in una routine collettiva.
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«Ho perso il conto delle volte che sono scappata»
«Ho perso il conto delle volte in cui sono dovuta evacuare» racconta al New York Times Zahra Khomasi, 43 anni. Il suo è un bollettino militare che spieha la stanchezza di una popolazione intrappolata tra guerre, tregue e nuove escalation. La donna era tornata nella sua casa soltanto ad aprile, dopo il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah. Lunedì mattina ha nuovamente caricato in auto i suoi due figli ed è ripartita.
Tre anni di paura
Molti residenti di Dahiya hanno già abbandonato le loro case più volte dal 2023, quando Hezbollah iniziò a colpire obiettivi israeliani in sostegno di Hamas. Da allora il Libano ha conosciuto bombardamenti, tregue parziali e nuove offensive. Anche dopo gli accordi annunciati nei mesi scorsi, gli scontri non si sono mai davvero fermati.
La tregua che nessuno crede più
«Sono esausta. Sono quasi tre anni che viviamo sotto questa tensione», racconta Batoul Hassan Srour, 47 anni, rifugiata in una scuola trasformata in centro di accoglienza. «Non credo più a questa tregua. Ne abbiamo sentito parlare tante volte, ma servono fatti, non parole».
Il Libano punta ancora sul dialogo
Mentre i civili fuggono, il presidente libanese Joseph Aoun continua a difendere la strada diplomatica. «Alcuni considerano il negoziato una resa. Non lo è. È il modo per fermare le guerre con il minor danno possibile», ha dichiarato. Ma nelle strade di Beirut, tra valigie e code interminabili, la sensazione diffusa è che la tregua non sia solo fragile, ma inesistente.
































