Washington colpisce radar e siti militari iraniani, Teheran annuncia la distruzione di una base americana. Il Kuwait intercetta missili e droni, mentre Israele intensifica l’offensiva contro Hezbollah e avanza nel sud del Libano
La tregua tra Iran e Stati Uniti resta appesa a un filo. Nel fine settimana Washington ha lanciato nuovi raid contro obiettivi militari nel sud dell’Iran, il terzo round di attacchi americani nell’ultima settimana, colpendo radar e centri di comando dei droni. Teheran ha risposto annunciando di aver distrutto una base aerea americana e nelle stesse ore il Kuwait ha denunciato attacchi con missili e droni intercettati dalle difese aeree. Sullo sfondo continuano i negoziati per un accordo sul Golfo e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, ma gli ayatollah frenano: «Non ci fidiamo delle promesse del nemico».
Secondo funzionari americani, nelle ultime tre settimane le forze statunitensi hanno contribuito a coordinare il passaggio di circa 70 navi commerciali attraverso lo Stretto.
Ma sono combattimenti in Libano a complicare i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Teheran continua infatti a chiedere che qualsiasi accordo finale includa anche un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah.
Teheran: «Cessate il fuoco in Libano»
L’Iran insiste sul fatto che il futuro del Libano debba rientrare in ogni eventuale intesa per fermare il conflitto in Medio Oriente. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha dichiarato che «un cessate il fuoco in Libano è parte integrante di qualsiasi cessate il fuoco e di qualsiasi accordo finale per porre fine alla guerra». Baghaei ha inoltre accusato non solo Israele ma anche gli Stati Uniti di violare le intese sul cessate il fuoco raggiunte nelle scorse settimane.
Trump prende tempo sulla tregua
Mentre le parti continuano a scambiarsi colpi, la diplomazia prova a tenere aperto un canale. Venerdì Trump ha riunito per due ore i suoi principali consiglieri nella Situation Room della Casa Bianca per discutere la proposta di accordo, ma al termine dell’incontro non è arrivata alcuna decisione definitiva. Ne è uscita una versione inasprita che è stata già inviata a Teheran: contiene condizioni più rigide sul programma nucleare iraniano. Passerà così almeno un’altra settimana.
Il presidente americano ha detto che l’Iran «vuole davvero un accordo», ma una decisione definitiva non arriverà prima di alcuni giorni. Dall’altra parte il ministro degli Esteri Abbas Araghchi invita alla prudenza: «Non credete alle indiscrezioni dei media, bisogna attendere risultati ufficiali».
Il Kuwait entra nel conflitto
Per la prima volta dall’inizio di questa fase della crisi, il Kuwait ha annunciato di essere sotto attacco da parte di missili e droni ostili. Le autorità non hanno indicato ufficialmente i responsabili, ma l’episodio conferma come lo scontro tra Washington e Teheran rischi di allargarsi ulteriormente nel Golfo Persico. Il Paese ospita diverse basi militari statunitensi e rappresenta uno dei nodi strategici della presenza americana nella regione.
Israele allarga l’offensiva in Libano
Mentre Iran e Stati Uniti continuano a scambiarsi attacchi nel Golfo, si riaccende anche il fronte libanese. Benjamin Netanyahu ha ordinato all’Idf di colpire la periferia sud di Beirut dopo nuovi lanci di razzi attribuiti a Hezbollah. L’esercito israeliano ha inoltre emesso ordini di evacuazione per diversi villaggi nel sud del Libano e rivendicato l’intercettazione di un razzo diretto verso l’Alta Galilea. Nelle ultime ore le forze israeliane hanno anche conquistato il castello di Beaufort, storica fortezza nel Libano meridionale considerata uno dei simboli dell’offensiva contro Hezbollah. Il presidente libanese Joseph Aoun ha denunciato una «feroce aggressione israeliana», mentre Berlino ha espresso «grande preoccupazione» per l’avanzata delle truppe israeliane oltre il Litani.
Rubio tenta la mediazione
Sul fronte diplomatico il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto colloqui sia con Netanyahu sia con il presidente libanese Aoun. Washington chiede che Hezbollah interrompa per primo gli attacchi, promettendo in cambio l’assenza di nuove escalation israeliane su Beirut. Il movimento sciita ribatte che deve essere Israele a cessare per primo le ostilità




























