Secondo il Board of Peace creato da Trump, senza un vero cessate il fuoco Gaza rischia di trasformarsi in un territorio permanentemente frammentato e militarizzato
La Striscia di Gaza rischia di trasformarsi in un territorio permanentemente diviso, con oltre due milioni di palestinesi confinati in meno della metà dell’enclave sotto il controllo di Hamas. È l’allarme lanciato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dall’inviato principale per Gaza del Board of Peace creato da Trump per gestire il dopoguerra e la ricostruzione della Striscia.
Secondo Nickolay Mladenov, il cessate il rischio concreto è che l’attuale situazione si cristallizzi, trasformando Gaza in un territorio spezzato e militarizzato senza prospettive politiche.
«Una Gaza da temere»
Davanti al Consiglio di Sicurezza, Mladenov ha descritto uno scenario definito «pericolosamente vicino a diventare permanente». «Il rischio è che lo status quo degenerato diventi definitivo: una Gaza divisa, con Hamas che mantiene il controllo militare e amministrativo su oltre due milioni di persone in meno della metà del territorio», ha dichiarato.
Come riporta Reuters, questo scenario produrrebbe «un’altra generazione di palestinesi costretti a vivere nelle tende», senza sicurezza per Israele e senza alcuna prospettiva reale di uno Stato palestinese.
«È una versione del futuro che israeliani, palestinesi e l’intera regione dovrebbero temere e cercare di evitare».
Israele controlla il 60% della Striscia
Il piano americano per Gaza, supervisionato dal Board of Peace creato da Trump, è fermo da settimane. Hamas continua a rifiutare il disarmo mentre Israele mantiene le proprie truppe in un’ampia fascia della Striscia pari a circa il 60% del territorio totale. Anche prima della guerra Gaza era una delle aree più densamente popolate del mondo. Oggi, tra distruzioni e sfollamenti, la pressione umanitaria è aumentata.
L’inviato Usa accusa Hamas
Nel rapporto presentato all’Onu, Mladenov indica nel rifiuto di Hamas di consegnare le armi e rinunciare al controllo della Striscia «il principale ostacolo» all’attuazione del piano di pace. L’inviato riconosce però anche le continue violazioni israeliane del cessate il fuoco e le uccisioni avvenute durante la tregua. Secondo Mladenov, inoltre, senza una stabilizzazione politica non arriveranno neppure i finanziamenti internazionali necessari alla ricostruzione.
«I fondi per la ricostruzione non arriveranno dove le armi non sono state deposte. Nessun investimento, nessuna ripresa, nessun futuro».
Hamas: «Parole per giustificare l’occupazione»
Hamas ha respinto duramente le accuse. Il portavoce Hazem Qassem ha definito le dichiarazioni dell’inviato americano «un tentativo di creare giustificazioni per l’escalation dell’occupazione israeliana contro la popolazione della Striscia di Gaza e per rafforzare l’assedio». Nel frattempo le organizzazioni umanitarie continuano a denunciare gravi difficoltà nell’ingresso degli aiuti, nonostante gli impegni presi durante il cessate il fuoco.
































